Il virus della tecnologia

Aperto da GuyMontag, 01 Gen 2014, 12:16

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...fra 50 anni utilizzare "lo strumento connettivo" (qualsiasi esso sia e chissà in che maniera) a tavola, nel corso di una conversazione o in un luogo pubblico....sarà considerato un atto di scarsa educazione?

un "galateo" si fonda su qualcosa di statico, ha a che fare con un gusto, uno stile, una maniera etc etc

ma quando  si è immersi in un magma dinamico come e su che basi lo fondi un "nuovo galateo" (che rischia d'essere obsoleto all'atto della sua progettazione)?
con questo non nego la "cafonaggine", sono perplesso però che si possa determinare un corpus di "regole"

quello che appare cafonaggine oggi (al netto del riomico con lupetto sulla custodia dell'S4) sarà percepito così anche domani?

sarà "cafonaggine" essere immersi sempre più in rapporti multilaterali e simultanei attraverso strumenti fisiologici (del corpo umano) e strumenti virtuali?
sarà cafonaggine interagire su multipiani della realtà e delle relazioni?
sarà cafonaggine il progressivo abbandono del prestare una attenzione esclusiva al tuo interlocutore di quel determinato spazio-tempo?

il prima e il dopo, mi convincono poco
e l'educazione è qualcosa che si rimodella e rimodula nel tempo
eziandio!

NoSurrender

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Ma la questione, per quanto fastidiosa, non è solo di educazione.

Insisto, quello che più mi spaventa è che le esperienze passino solo attraverso la loro condivisione social.
Se non twitti o whatsappi (chiedo scusa anch'io, ma sono andata dietro a GuyMontag nell'errore  :P ) o metti su Facebook (mi rifiuto di avere Facebook, quindi non so se c'è un termine più preciso) la foto del cappuccino, quindi, è come se quel cappuccino non esistesse o non lo si fosse bevuto o non fosse buono.
E così, fotografando, riprendendo, postando, ecc. alla fine non si "vive" niente, ma si ha l'idea opposta.

Non so se mi spiego... ;))

Panzabianca

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Citazione di: Mr. Soul il 02 Gen 2014, 10:51
...fra 50 anni utilizzare "lo strumento connettivo" (qualsiasi esso sia e chissà in che maniera) a tavola, nel corso di una conversazione o in un luogo pubblico....sarà considerato un atto di scarsa educazione?

un "galateo" si fonda su qualcosa di statico, ha a che fare con un gusto, uno stile, una maniera etc etc

ma quando  si è immersi in un magma dinamico come e su che basi lo fondi un "nuovo galateo" (che rischia d'essere obsoleto all'atto della sua progettazione)?
con questo non nego la "cafonaggine", sono perplesso però che si possa determinare un corpus di "regole"

quello che appare cafonaggine oggi (al netto del riomico con lupetto sulla custodia dell'S4) sarà percepito così anche domani?

sarà "cafonaggine" essere immersi sempre più in rapporti multilaterali e simultanei attraverso strumenti fisiologici (del corpo umano) e strumenti virtuali?
sarà cafonaggine interagire su multipiani della realtà e delle relazioni?
sarà cafonaggine il progressivo abbandono del prestare una attenzione esclusiva al tuo interlocutore di quel determinato spazio-tempo?

il prima e il dopo, mi convincono poco
e l'educazione è qualcosa che si rimodella e rimodula nel tempo
eziandio!
bisogna veder in quale posto del quadro metti la persona.
Da li dipende anche la codificazione certamente statica (ma perché la scelta è già stata fatta) di concetti dinamici o valvola.

Tarallo

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Ti spieghi Dona, ma credo che sia interpretazione fallace. Il cappuccino bevuto per il piacere di bere il cappuccino ancora esiste. Ma esiste anche l'umano desiderio di condividere, non sempre ma talvolta. 50 anni fa uno seduto al bar che beveva un cappuccino al paesello vedeva passare Tizio e gli gridava ao Tizio guarda che cappuccino che me sto a fa' fattene offri' uno e ci facciamo una chiacchierata! È esattamente la stessa cosa, e non è affatto virtuale. È solo diverso e più invasivo, ma tu sei la prova che se ne può restare immuni ;) Dovremo solo imparare a gestire queste nuove metodologie, perché loro appaiono più rapidamente della nostra capacità di adattamento perfetto al loro uso.
Il resto è semplicemente human nature.


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Citazione di: NoSurrender il 02 Gen 2014, 11:19
Ma la questione, per quanto fastidiosa, non è solo di educazione.

Insisto, quello che più mi spaventa è che le esperienze passino solo attraverso la loro condivisione social.
Se non twitti o whatsappi (chiedo scusa anch'io, ma sono andata dietro a GuyMontag nell'errore  :P ) o metti su Facebook (mi rifiuto di avere Facebook, quindi non so se c'è un termine più preciso) la foto del cappuccino, quindi, è come se quel cappuccino non esistesse o non lo si fosse bevuto o non fosse buono.
E così, fotografando, riprendendo, postando, ecc. alla fine non si "vive" niente, ma si ha l'idea opposta.

Non so se mi spiego... ;))

ti spieghi, le tecnologie mutano i modi di percepire la realtà

ad esempio, quanto scriveva Walter Benjamin (L'opera d'arte nell'epoca della sua riproducibilità tecnica), è ampiamente superato; la perdita dell'aura oggi non è neanche più in questione
proprio non esiste

oggi siamo noi che "riproduciamo", siamo noi il "mezzo"

e questo incide, profondamente

non è una questione di "riadattare" uno schema al futuro

detta così
buttata là

:S


GuyMontag

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Citazione di: Mr. Soul il 02 Gen 2014, 10:51
...
e l'educazione è qualcosa che si rimodella e rimodula nel tempo
...

Quindi se uno si mette a chiacchierare al cinema accanto a me non è il caso che gli passi lo smartphone su per il qulo (di traverso, of course) perché magari tra cinquant'anni sarà la norma

Panzabianca

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Citazione di: Tarallo il 02 Gen 2014, 09:46
...Vedo una tendenza alla facile condanna della tecnologia per pecche che sono tutte umane e che hanno soltanto indossato l'abito nuovo.


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ok. Hai ragione ma, è la questione della Ferrari... se te ne mettono in mano una, pure se appartieni all'ordine delle carmelitane scalze, prima o poi ci vai a 300, con sfrontatezza e maleducazione.
Temo che l'impostazione educativa nel rapporto con la tecnologia (si pensi ai bambini e internet etc etc) ora come ora (vista anche la disgregazione di realtà formanti e formative come la famiglia ma di tante altre cose...) non possa né debba passare da una scelta meramente individuale. Ma mi rendo conto di quanto il discorso sia complesso.

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Citazione di: GuyMontag il 02 Gen 2014, 11:37
Quindi se uno si mette a chiacchierare al cinema accanto a me non è il caso che gli passi lo smartphone su per il qulo (di traverso, of course) perché magari tra cinquant'anni sarà la norma

:)

io gli farei di peggio (capocciata sul setto a frantumà e mucose)

no è che mi diverte più spostare il piano discorsivo da una contemporaneità di ometti indignati (precisi, educati e corretti, ognuno col suo aneddoto...ma la discussione per me finirebbe lì, in quanto scarsamente divertente) a un probabile scenario futuro
insomma mi sono fatto domande (hai visto i numerosi punti interrogativi?), ho scritto un po' de cazzate...
ma tutto a scopo didattico  :pp



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Citazione di: Panzabianca il 02 Gen 2014, 11:41
ok. Hai ragione ma, è la questione della Ferrari... se te ne mettono in mano una, pure se appartieni all'ordine delle carmelitane scalze, prima o poi ci vai a 300, con sfrontatezza e maleducazione.
Temo che l'impostazione educativa nel rapporto con la tecnologia (si pensi ai bambini e internet etc etc) ora come ora (vista anche la disgregazione di realtà formanti e formative come la famiglia ma di tante altre cose...) non possa né debba passare da una scelta meramente individuale. Ma mi rendo conto di quanto il discorso sia complesso.

m'hai detto cazzi!

ma che per secoli hanno avuto sto problema?

un tempo gli enti delegati all'impostazione educativa erano: famiglia, scuola e prete (non per tutti)
mo' sti tre enti so falliti o stanno dichiarando fallimento
più o meno (sto generalizzando)
so bene che molti sono ottimi educatori della propria prole
ma complessivamente il problema c'è
un problema che come si inizia ad affrontare è già mutato
certo, qualcuno ce può fare e ce la fa a stare dietro a sta roba ma molti abdicano
per stanchezza, per complessità, per inadeguatezza...
perché sta roba muta e ti muta
da sta roba sorgerà roba nuova
dice: è sempre stato così
si, ma prima un processo durava un ampio arco temporale, mo' non dura che il cazzo di un attimo
prima ammortizzavi, assorbivi, integravi
mo' gnafai (sempre generalizzando, eh), non esiste più il tempo dell'adattamento al cambiamento
ed è questa la news
non c'è tempo
e sta cosa ci cambia, urca se ci cambia


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Citazione di: Mr. Soul il 02 Gen 2014, 11:51
m'hai detto cazzi!

ma che per secoli hanno avuto sto problema?

un tempo gli enti delegati all'impostazione educativa erano: famiglia, scuola e prete (non per tutti)
mo' sti tre enti so falliti o stanno dichiarando fallimento
più o meno (sto generalizzando)
so bene che molti sono ottimi educatori della propria prole
ma complessivamente il problema c'è
un problema che come si inizia ad affrontare è già mutato
certo, qualcuno ce può fare e ce la fa a stare dietro a sta roba ma molti abdicano
per stanchezza, per complessità, per inadeguatezza...
perché sta roba muta e ti muta
da sta roba sorgerà roba nuova
dice: è sempre stato così
si, ma prima un processo durava un ampio arco temporale, mo' non dura che il cazzo di un attimo
prima ammortizzavi, assorbivi, integravi
mo' gnafai (sempre generalizzando, eh), non esiste più il tempo dell'adattamento al cambiamento
ed è questa la news
non c'è tempo
e sta cosa ci cambia, urca se ci cambia
si, nulla da dire. Purtroppo hai ragione su tutto.
St'estate ricorre il centenario della prima guerra mondiale e dalle parti della Val Pusteria e dintorni ci saranno tante belle cose da fare e da vedere (e da magnà) lontane dai ripetitori e quant'altro ci connetta...
Noi apparteniamo alla generazione che ancora si meraviglia e si guarda indietro. Abbiamo visto il prima ( e questo ci salva) e stiamo vedendo il dopo. Ognuno col suo percorso s'è guadagnato uno spazio di scelta. La domanda è: Mia figlia lo avrà? temo la sostanza plastificata della risposta.

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Citazione di: Tarallo il 02 Gen 2014, 11:31
Ti spieghi Dona, ma credo che sia interpretazione fallace. Il cappuccino bevuto per il piacere di bere il cappuccino ancora esiste. Ma esiste anche l'umano desiderio di condividere, non sempre ma talvolta. 50 anni fa uno seduto al bar che beveva un cappuccino al paesello vedeva passare Tizio e gli gridava ao Tizio guarda che cappuccino che me sto a fa' fattene offri' uno e ci facciamo una chiacchierata! È esattamente la stessa cosa, e non è affatto virtuale. È solo diverso e più invasivo, ma tu sei la prova che se ne può restare immuni ;) Dovremo solo imparare a gestire queste nuove metodologie, perché loro appaiono più rapidamente della nostra capacità di adattamento perfetto al loro uso.
Il resto è semplicemente human nature.

Insomma, tu dici che il più o meno sano narcisismo è sempre esistito, abbiamo cambiato solo i mezzi per esprimerlo  :DD

Purtroppo, però,  io non ne sono per niente immune, tanto che ho sempre evitato Facebook proprio per timore di passarci sopra la vita, che già tra forum, Twitter, Whatsapp, sms, ecc. ci ho abbastanza da fa'.

Però se sto a cena con qualcuno preferisco chiacchierarci piuttosto che fissare uno schermo, ecco, almeno questo sì, che l'educazione me l'hanno inculcata bene  ;))

Tarallo

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Io mi concentravo più sull'alienazione e la comunicazione, che secondo me cambiano più nel medium che nella sostanza. Sull'educazione sono di una inflessibilità insostenibile, ma il telefono su per il culo oggi va messo a quello che 50 anni fa si scaccolava e te tirava le caccole. Con questo voglio dire che il mezzo cambia ma il problema è la gente. :) e la maleducazione va combattuta, altro che abituarsi perché cambiano i parametri. Cambiano solo i modi.


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Citazione di: Tarallo il 02 Gen 2014, 12:16
Io mi concentravo più sull'alienazione e la comunicazione, che secondo me cambiano più nel medium che nella sostanza. Sull'educazione sono di una inflessibilità insostenibile, ma il telefono su per il culo oggi va messo a quello che 50 anni fa si scaccolava e te tirava le caccole. Con questo voglio dire che il mezzo cambia ma il problema è la gente. :) e la maleducazione va combattuta, altro che abituarsi perché cambiano i parametri. Cambiano solo i modi.


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a tarà, venti post de venti righe l'uno per dire quello che ho detto io:

il problema non è mai il mezzo, è sempre l'uso.


Tarallo

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Io so' logorroico :) No è che da iPhone leggere tutto è complicato. Però se non lo avessi avuto, non avrei avuto il piacere non solo di partecipare alla conversazione, ma di rivedere NS e augurarle uno splendido 2014 :). Oo vedi?


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Zombi

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Citazione di: purple zack il 02 Gen 2014, 12:24
a tarà, venti post de venti righe l'uno per dire quello che ho detto io:

il problema non è mai il mezzo, è sempre l'uso.

no, per me il mezzo non è neutro

punti di vista

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Citazione di: Mr. Soul il 02 Gen 2014, 12:29
no, per me il mezzo non è neutro

Concordo.

Positivo o negativo, il mezzo ha il potere di cambiare proprio la nostra psiche.

Citazione di: Tarallo il 02 Gen 2014, 12:27
Io so' logorroico :) No è che da iPhone leggere tutto è complicato. Però se non lo avessi avuto, non avrei avuto il piacere non solo di partecipare alla conversazione, ma di rivedere NS e augurarle uno splendido 2014 :). Oo vedi?

Felicissimo 2014 anche a te, carissimo  :))

GuyMontag

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La discussione si è un po' spostata.
Credo che di fronte al comportamento del vicino di cinema (che sicuramente ha il lupetto sulla custodia dello smartphone. E' statistica) avremmo tutti più o meno la stessa reazione.

A me oggi come fra cinquant'anni farebbe un'infinita tristezza l'impossibilità del vicino di cinema di vivere l'adesso. Di fruire di una qualsiasi manifestazione (sia il cinema, i fuochi d'artificio, una chiacchierata con la ragazza/il ragazzo) senza avvertire l'impulso di fare altro. Il desiderio di condivisione in alcuni casi può essere reale (mia figlia invia sempre al ragazzo le foto dei piatti che sta per mangiare. è un modo per farlo essere presente anche se lontano), in tanti altri è un'ammissione che non gliela famo. Non gliela famo a stare qui. Ora. Dobbiamo stare altrove. Oppure qui, ma solo se in modo social.

Mr. Soul dice che sta storia ci cambia. Certo che ci cambia, in un mondo a mille all'ora io preferisco scendere e farmela a piedi. Perché forse so anche io che non gliela faccio a stargli dietro, con tutti i limiti di uno che, pur mangiando pane e tecnologia, l'ha adottata, non ci è nato e ha gli anticorpi che forse le nuove generazioni non hanno.

Ma forse questa ossessione per la condivisione è solo una soluzione moderna all'angoscia esistenziale della solitudine e dell'alienazione.

Ognuno ha le sue soluzioni, auto o (inconsciamente) eterodirette. Se vedo un tramonto non avverto la necessità di tirare fuori lo smartphone, di fare cento foto e condividerle su facebook, whatsapp e instagram. Le foto verranno una merda, agli altri gliene può fregare di meno, e tu il tramonto l'hai fotografato, non l'hai visto. Intanto - come la vita - è passato.

Magari un tempo avresti proprio dovuto guardarlo il tramonto...

Non so se meglio o peggio, ma la fruizione è diversa. Per mia fortuna, posso provarle entrambe. Tanti, giovani, no.

VeniVidiLulic

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Citazione di: purple zack il 02 Gen 2014, 12:24

il problema non è mai il mezzo, è sempre l'uso.

Eeeeeeeeeesattooooo! Poi in certi casi è assurdo di per se vedere 12enni con l'ultimo modello di smartphone da 899€,ma appunto,rientra nei difetti di educazione che imputo ai soggetti individuali in quel dato momento.
Poi boh,io penso che la tecnologia offra grandi opportunità e che spetti a noi coglierli e non solo abusarne inconsciamente.

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Panzabianca

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La pistola ti rende nervoso?
La pistola ha una sua funzione, sono gli idioti con la pistola che mi rendono nervoso.

Paul Kersey (Charles Bronson - Il giustiziere della notte 5).

si, ma quanti so? (Panzabianca)

eagles monte mario

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Citazione di: GuyMontag il 02 Gen 2014, 12:48
La discussione si è un po' spostata.
Credo che di fronte al comportamento del vicino di cinema (che sicuramente ha il lupetto sulla custodia dello smartphone. E' statistica) avremmo tutti più o meno la stessa reazione.

A me oggi come fra cinquant'anni farebbe un'infinita tristezza l'impossibilità del vicino di cinema di vivere l'adesso. Di fruire di una qualsiasi manifestazione (sia il cinema, i fuochi d'artificio, una chiacchierata con la ragazza/il ragazzo) senza avvertire l'impulso di fare altro. Il desiderio di condivisione in alcuni casi può essere reale (mia figlia invia sempre al ragazzo le foto dei piatti che sta per mangiare. è un modo per farlo essere presente anche se lontano), in tanti altri è un'ammissione che non gliela famo. Non gliela famo a stare qui. Ora. Dobbiamo stare altrove. Oppure qui, ma solo se in modo social.

Mr. Soul dice che sta storia ci cambia. Certo che ci cambia, in un mondo a mille all'ora io preferisco scendere e farmela a piedi. Perché forse so anche io che non gliela faccio a stargli dietro, con tutti i limiti di uno che, pur mangiando pane e tecnologia, l'ha adottata, non ci è nato e ha gli anticorpi che forse le nuove generazioni non hanno.

Ma forse questa ossessione per la condivisione è solo una soluzione moderna all'angoscia esistenziale della solitudine e dell'alienazione.

Ognuno ha le sue soluzioni, auto o (inconsciamente) eterodirette. Se vedo un tramonto non avverto la necessità di tirare fuori lo smartphone, di fare cento foto e condividerle su facebook, whatsapp e instagram. Le foto verranno una merda, agli altri gliene può fregare di meno, e tu il tramonto l'hai fotografato, non l'hai visto. Intanto - come la vita - è passato.

Magari un tempo avresti proprio dovuto guardarlo il tramonto...

Non so se meglio o peggio, ma la fruizione è diversa. Per mia fortuna, posso provarle entrambe. Tanti, giovani, no.

Bravo

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