In ricordo di Vincenzo Cerami, grande appassionato di rugby.
Le ultime righe sono vere.
Un articolo scritto 13 anni fa.
L'Italia nel paradiso del rugby
di VINCENZO CERAMI
QUANDO nel 1883 venne segnata la prima meta del torneo delle Cinque Nazioni, in Italia nessuno aveva ancora sentito parlare di rugby. La nostra Federazione vide la luce solo nel 1928. Le cinque grandi d' Europa sono sempre state il Galles, l' Inghilterra, la Scozia, l' Irlanda e la Francia. Quest' anno le cinque nazioni sono diventate sei: c' è anche l' Italia, che incontra oggi a Roma gli scozzesi detentori del titolo. Festa grande. Ora come ora l' unica vera speranza è di non vincere il famigerato "cucchiaio di legno", destinato alla squadra che perde tutte le partite. Facciamo le corna. è finalmente giunto il momento di raccogliere intorno a questo sport nobilissimo e potente, intrigante come una sciarada, l' interesse del nostro popolo di tifosi, che ha storicamente in testa solo palle rotonde. Quello della palla ovale è un universo "altro", fatto di antropologie metafisiche, non meno appassionante e in più col dono di segnare tracciati capricciosi, spiazzanti come il destino degli uomini. HA ancora la bellezza dell' improvvisazione, del corpo a corpo, dell' atavica povertà.
I miliardi, fino ad ora, si sono tenuti lontano, per sua fortuna: anche i migliori talenti vanno in bicicletta. Talenti straordinari, non certo inferiori al calciatore, al tennista o al pilota di Formula Uno. Afferrare l' ovale sgusciante e capriccioso, guadagnare faticosamente metro dopo metro per depositarlo al di là della linea avversaria passandolo di mano in mano e sempre all' indietro, è gioco di sublimi princìpi. Tutti avanzano in linea e tutti attaccano in linea. Vietato toccare l' avversario senza palla e questa allora prende a scottare e l' eroe che vuol fare tutto da solo imbraccia la palla e vola via a testa bassa con scatti improvvisi, tesi a sbilanciare chi gli si scaglia contro. Le geometrie si disegnano con mille "x" improvvise e quando l' ovale scivola a terra quasi mai si fa in tempo a raccoglierla con calma, ecco allora formarsi come per magia un pacchetto di mischia che trascina il più avanti possibile la palla per guadagnare terreno. è qui che i corpi, da agili e veloci si fanno macigni, coreografie di muscoli e tendini, di mascelle che si gonfiano. Il giocatore di rugby coniuga velocità e veemenza, scatto e forza. La sua immagine, michelangiolesca o futurista, è del gladiatore, il suo odore di vegetallumina e olio canforato. Sono guerrieri dalle ferite rimarginate, protetti da stinchiere, da paraorecchi, da fasciature strette. E quante volte combattono nel fango e nei campi ghiacciati. Ciò che forse crea qualche difficoltà all' esplosione popolare di questo magnifico gioco di squadra è la complessità e la raffinatezza delle sue regole. I profani non riescono spesso a decifrare le decisioni dell' arbitro, non capiscono perché una volta si calcia tra i pali e un' altra il giudice chiede la mischia. Non capiscono quei calci in avanti o perché i giocatori si schierano sulla linea dei 22 metri. Se soltanto i telecronisti, invece di rivolgersi a chi già conosce le regole, immaginassero spettatori ignari, più facilmente si potrebbe far apprezzare la logica dei movimenti e dei gesti sportivi. è incredibile che questo sport, forse il più spettacolare e virile di tutti, in Italia non riesca a riscuotere lo stesso successo che in Inghilterra o in Francia, dove dal lord londinese al vignaiolo del Midi gli appassionati non si contano. Malgrado tutto gli azzurri, facendosi largo a gomitate, vincendo talvolta clamorosamente partite sulla carta perse in partenza, oggi toccano il cielo con un dito. è l' Italia pazza che anche questa volta ce l' ha fatta. Mentre il calcio nazionale, tutto razionalità, azienda e mercato, scende sempre di più nella classifica internazionale, la palla ovale, seppure disperata in questa impresa, simbolo della bizzarria, dell' estro e della eccentricità della nostra cultura, si fa spazio tra le grandissime. D' altra parte il rugby è nato come uno sberleffo al calcio. Era il 1823 quando a Rugby, appunto, una cittadina inglese, durante una partita di pallone, uno studente irlandese, tal William Webb Ellis, stufo di tirar calci, prese il pallone tra le mani e, in barba alle regole, corse verso il campo nemico per fare gol. Gli avversari gli si gettarono contro per fermarlo e quello cercava di schivarli. Tutti gli appassionati di calcio che accusano il rugby d' essere uno sport violento dovrebbero fare i conti dei feriti nei due spogliatoi e dovrebbero anche ricordare che tutti i giochi con la palla sono mutuati da vere e proprie "zuffe" regolamentate, che a loro volta ritualizzavano le vere battaglie. Negli anni Venti, in Italia, ci fu un giorno in cui qualcuno arrivò in un campo dove si giocava al calcio. Aveva tra le mani una palla ovale, portata dall' Inghilterra o dal Galles. Deve aver detto: "Ragazzi, buttate via quella palla tonda, giocate con questa. Con questa sì che ci si diverte". Avranno riso molto quei ragazzi nel tirar calci a una palla che se ne andava sempre dove voleva lei. Ma si sa il destino ce lo facciamo con le nostre mani e non con i nostri piedi. Quella palla a forma d' uovo andava dritta solo se qualcuno la portava con le mani. Forse, a pensarci bene, c' è più saggezza nella palla ovale che in quella tonda.