La vita. Ovale.

Aperto da italicbold, 29 Giu 2013, 01:25

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Freezer67

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L'ho riletto più volte perché questo spaccato di vita rappresenta una emozione molto profonda che mi è ci hai trasferito e non è da tutti.
Questo racconto rievoca ricordi chiusi dentro chissà quale cassetto della memoria che mi piacerebbe riuscire a raccontare con tanta passionalità come tu riesci a fare.
Quel fango che viene citato e' lo stesso compagno fedele di tante battaglie combattute su un campo di periferia quando il calcio era l unica ragione di una adolescenza cresciuta troppo in fretta.

In quella meta c e' ben altro, in quella meta c e' tutto

Ti abbraccio

portugal

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Il rugby è vita e io lo adoro. Il tuo racconto farebbe resuscitare anche i morti. da applauso tutto del tuo intervento. Sarebbe piaciuto anche a me essere li, al tuo posto anzi meglio, al tuo fianco a spingerti per fare un'altra meta. Ed il calcio lo avete segnato poi a completare il miracolo?

Palo

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Ammazza! Te facevo vdm ed invece ancora sei in grado di fare 80 minuti "veri" ...

Respect!!!

jp1900

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Ho scoperto il rugby tardi, avevo 23 anni e all'università non facevano attività amatoriale (solo A2). Poi ho avuto il piacere di seguirlo come spettatore in seguito in giro per l'Europa (condividendo con te una  specie di vin brulè nel freddo di Parigi). Grazie per avermi fatto "capire" cosa significa giocare.

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Zanzalf

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Grandissimo Italic!
Bella storia, fantastica passione, e hai messo le ali alla tastiera.

The Referee

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gli sport, individuali e di squadra, li ho provati quasi tutti.
l'unico che rimpiango veramente di non aver mai avuto la possibilità di provare è il rugby, quando ero ragazzino io la squadra più vicina era a Frascati, impossibile per me.

uno sport lo capisci veramente solo praticandolo, solo giocando riesci a interpretare ed apprezzare i gesti tecnici che poi vedi compiere dagli altri. purtroppo.
Grande Ib, tutta la mia stima e parecchia della mia invidia!

VeniVidiLulic

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Bella storia IB e complimenti! ;)
Io sono anni che vorrei riprendere seriamente uno sport ma non mi decido mai,capace che quando mi tornerà in mente mi rileggerò questo tuo racconto.  :beer:

Una cosa,per quanto piccola,l'ho capita quando ho iniziato a leggere,in apertura:
Citazione di: italicbold il 29 Giu 2013, 01:25
La incontriamo ogni anno, almeno due volte. E ogni volta perdiamo. Sono forti, forti davvero. Per quanto ogni volta ci andiamo convinti, ogni volta é una lezione.

Ricordi.
Nelle storie di sport,di qualunque sport,incontri sempre quello più forte.
Quello che ti batte sempre.
Però arriva il momento che vinci tu,che ci si guarda come inebetiti a dire "hey ce l'abbiamo fatta caxxo,CE L'ABBIAMO FATTA!".
Sennò non sarebbe sport.
Sennò non ci sarebbe gusto.

io sono della lazio

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Che poi, una meta non è come un gol.
Manco per il caxxo.
C'è' Ib che è partito sornione qualche minuto prima.
Il suo l'aveva già fatto.
Poi la palla , per volontà' divina , e' tornata li.
E allora l'ultimo sforzo.
Col cuore in gola, con 14 persone che ti spingono.
E allora dimentichi i problemi, i caxxi, i mazzi, il lavoro.
Quel fagiolo ovale conta piu' della tua vita.
Una partita di rugby non è mai un'amichevole, l'ultimo metro ,da una finale mondiale ad una partita old , e' sempre l'ultimo metro tra te e il paradiso.
E quando arrivi in paradiso, solo chi ha schiacciato quel fagiolo una volta nella vita, puo' capire le emozioni.

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italicbold

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Citazione di: io sono della lazio il 30 Giu 2013, 02:25
Che poi, una meta non è come un gol.
Manco per il caxxo.
C'è' Ib che è partito sornione qualche minuto prima.
Il suo l'aveva già fatto.
Poi la palla , per volontà' divina , e' tornata li.
E allora l'ultimo sforzo.
Col cuore in gola, con 14 persone che ti spingono.
E allora dimentichi i problemi, i caxxi, i mazzi, il lavoro.
Quel fagiolo ovale conta piu' della tua vita.
Una partita di rugby non è mai un'amichevole, l'ultimo metro ,da una finale mondiale ad una partita old , e' sempre l'ultimo metro tra te e il paradiso.
E quando arrivi in paradiso, solo chi ha schiacciato quel fagiolo una volta nella vita, puo' capire le emozioni.

E' proprio quello.


Conte Tacchia

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Per un attimo mi è sembrato di spingerti anch'io in quegli ultimi metri.
Per me che il rugby lo vivo veramente da profano.

Grazie IB

Inviato dal mio GT - N7000 con Tapatalk 2- T'ho arzato la Coppa in faccia.


Adler Nest

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Brividi IB,
averti conosciuto,mi ha fatto capire che grande persona sei.
alla prossima a Paris.
p.s.
ma il Racing quello bianco celeste?
per un momento ho fatto il tifo per loro, ma in meta, poi ti ho spinto pure io....

italicbold

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Panzabianca

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Lo ammetto, non ce so riuscito con Nanni, Guy Montag, Cosmo (chiedo scusa)... pur essendo pezzi belli poetici e scritti da veri e propri "Autori" per pigrizia o boh a volte non riesco ma, stavolta me lo sono letto tutto.
Complimenti e invidia. Il rugby è uno sport immenso.
Complimenti e invidia per chi lo interpreta con questo animo.
Complimenti e invidia per chi poi lo racconta come hai fatto tu. A 43 anni suonati e con acciacchi vari (la rodilla e tanto altro) a livello sportivo il rugby è uno dei miei più grossi ripianti. E m'è venuta pura nà figlia femmina (bellissima)...
Grazie IB

LuckyLuciano

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 :clap: :clap: :clap: :clap: :clap: :clap: :clap:

Citazione di: Svennis il 29 Giu 2013, 21:25
io me lo immagino, co la capoccia pelata, in mezzo al fango, sotto  la pioggia, tutto bagnato, col calzoncino corto attillato seminguinale, la maglietta blu, la fascia in testa che urla allez allez allez !!!

un mito

ripeto

sei tutti noi e siamo orgogliosi di te!

:luv:

io 'nvece non oso immaginarti diversamente da come ti descrive svennis (e da come nicchia porga subito dopo credo significhi qualcosa del tipo: sìssì, c'ha raggione  :sisisi: è proprio così.....).

Che prosa che c'hai ao', il tuo topic "NOI, loro" è stato quello che mi ha fatto iscrivere a Lazionet (anche se era tempo che già leggevo), quando venni a Paris pensavo di venirti a cercare insieme agli altri francesi Tarallo, JA ecc... ma non ce l'ho fatta, pensavo de beccatte al derby e 'nvece gnente (però JA l'ho conosciuto - ciao simo'  :beer:) embè, che dire:

CHAPEAU!! :chap:

italicbold

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In ricordo di Vincenzo Cerami, grande appassionato di rugby.
Le ultime righe sono vere.
Un articolo scritto 13 anni fa.

L'Italia nel paradiso del rugby
di VINCENZO CERAMI

QUANDO nel 1883 venne segnata la prima meta del torneo delle Cinque Nazioni, in Italia nessuno aveva ancora sentito parlare di rugby. La nostra Federazione vide la luce solo nel 1928. Le cinque grandi d' Europa sono sempre state il Galles, l' Inghilterra, la Scozia, l' Irlanda e la Francia. Quest' anno le cinque nazioni sono diventate sei: c' è anche l' Italia, che incontra oggi a Roma gli scozzesi detentori del titolo. Festa grande. Ora come ora l' unica vera speranza è di non vincere il famigerato "cucchiaio di legno", destinato alla squadra che perde tutte le partite. Facciamo le corna. è finalmente giunto il momento di raccogliere intorno a questo sport nobilissimo e potente, intrigante come una sciarada, l' interesse del nostro popolo di tifosi, che ha storicamente in testa solo palle rotonde. Quello della palla ovale è un universo "altro", fatto di antropologie metafisiche, non meno appassionante e in più col dono di segnare tracciati capricciosi, spiazzanti come il destino degli uomini. HA ancora la bellezza dell' improvvisazione, del corpo a corpo, dell' atavica povertà.
I miliardi, fino ad ora, si sono tenuti lontano, per sua fortuna: anche i migliori talenti vanno in bicicletta. Talenti straordinari, non certo inferiori al calciatore, al tennista o al pilota di Formula Uno. Afferrare l' ovale sgusciante e capriccioso, guadagnare faticosamente metro dopo metro per depositarlo al di là della linea avversaria passandolo di mano in mano e sempre all' indietro, è gioco di sublimi princìpi. Tutti avanzano in linea e tutti attaccano in linea. Vietato toccare l' avversario senza palla e questa allora prende a scottare e l' eroe che vuol fare tutto da solo imbraccia la palla e vola via a testa bassa con scatti improvvisi, tesi a sbilanciare chi gli si scaglia contro. Le geometrie si disegnano con mille "x" improvvise e quando l' ovale scivola a terra quasi mai si fa in tempo a raccoglierla con calma, ecco allora formarsi come per magia un pacchetto di mischia che trascina il più avanti possibile la palla per guadagnare terreno. è qui che i corpi, da agili e veloci si fanno macigni, coreografie di muscoli e tendini, di mascelle che si gonfiano. Il giocatore di rugby coniuga velocità e veemenza, scatto e forza. La sua immagine, michelangiolesca o futurista, è del gladiatore, il suo odore di vegetallumina e olio canforato. Sono guerrieri dalle ferite rimarginate, protetti da stinchiere, da paraorecchi, da fasciature strette. E quante volte combattono nel fango e nei campi ghiacciati. Ciò che forse crea qualche difficoltà all' esplosione popolare di questo magnifico gioco di squadra è la complessità e la raffinatezza delle sue regole. I profani non riescono spesso a decifrare le decisioni dell' arbitro, non capiscono perché una volta si calcia tra i pali e un' altra il giudice chiede la mischia. Non capiscono quei calci in avanti o perché i giocatori si schierano sulla linea dei 22 metri. Se soltanto i telecronisti, invece di rivolgersi a chi già conosce le regole, immaginassero spettatori ignari, più facilmente si potrebbe far apprezzare la logica dei movimenti e dei gesti sportivi. è incredibile che questo sport, forse il più spettacolare e virile di tutti, in Italia non riesca a riscuotere lo stesso successo che in Inghilterra o in Francia, dove dal lord londinese al vignaiolo del Midi gli appassionati non si contano. Malgrado tutto gli azzurri, facendosi largo a gomitate, vincendo talvolta clamorosamente partite sulla carta perse in partenza, oggi toccano il cielo con un dito. è l' Italia pazza che anche questa volta ce l' ha fatta. Mentre il calcio nazionale, tutto razionalità, azienda e mercato, scende sempre di più nella classifica internazionale, la palla ovale, seppure disperata in questa impresa, simbolo della bizzarria, dell' estro e della eccentricità della nostra cultura, si fa spazio tra le grandissime. D' altra parte il rugby è nato come uno sberleffo al calcio. Era il 1823 quando a Rugby, appunto, una cittadina inglese, durante una partita di pallone, uno studente irlandese, tal William Webb Ellis, stufo di tirar calci, prese il pallone tra le mani e, in barba alle regole, corse verso il campo nemico per fare gol. Gli avversari gli si gettarono contro per fermarlo e quello cercava di schivarli. Tutti gli appassionati di calcio che accusano il rugby d' essere uno sport violento dovrebbero fare i conti dei feriti nei due spogliatoi e dovrebbero anche ricordare che tutti i giochi con la palla sono mutuati da vere e proprie "zuffe" regolamentate, che a loro volta ritualizzavano le vere battaglie. Negli anni Venti, in Italia, ci fu un giorno in cui qualcuno arrivò in un campo dove si giocava al calcio. Aveva tra le mani una palla ovale, portata dall' Inghilterra o dal Galles. Deve aver detto: "Ragazzi, buttate via quella palla tonda, giocate con questa. Con questa sì che ci si diverte". Avranno riso molto quei ragazzi nel tirar calci a una palla che se ne andava sempre dove voleva lei. Ma si sa il destino ce lo facciamo con le nostre mani e non con i nostri piedi. Quella palla a forma d' uovo andava dritta solo se qualcuno la portava con le mani. Forse, a pensarci bene, c' è più saggezza nella palla ovale che in quella tonda.

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