La vita. Ovale.

Aperto da italicbold, 29 Giu 2013, 01:25

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italicbold

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E' stata l'ultima partita della stagione. Incontriamo il Racing Club de Paris XV, una squadra forte.
La incontriamo ogni anno, almeno due volte. E ogni volta perdiamo. Sono forti, forti davvero. Per quanto ogni volta ci andiamo convinti, ogni volta é una lezione. Giocano bene, aprono il pallone come fosse vento, e tu, anche se stai concentrato e metti a terra ogni foglia che vola, prima o poi, cedi. Lasci il varco che consente loro di farti male. Di andare in meta.
E' l'ultima partita della stagione, una stagione strana, abbiamo cambiato club e siamo arrivati a Puteaux, proprio sotto i grattacieli della defense. Ci hanno accolti con simpatia, e pieni di attenzione, una storia é finita ne é nata un'altra.
E' l'ultima partita della stagione e la giochiamo a casa nostra. Nel nostro stadio.
Siamo in pochi, solo 4 cambi.
Ai nostri livelli, over 35, si cambia e si puo' rientrare. Non scherziamo, senno' é un massacro.
Ma 4 ricambi sono pochi. Soprattutto nessuna prima linea. Contro il RCP XV, che vincono sempre, rischia di essere penalizzante.
Pero' é l'ultima, dobbiamo giocare per vincere.
Entriamo in campo concentrati, perché é l'ultima e perché abbiamo avversari forti di fronte. Senza ricambi so già che me la dorvo' giocare quasi tutta. E' la fine della stagione, mi porto ancora appresso un problema alla caviglia che risale a marzo. Su cui continuo a giocare. E anche il ginocchio, da maggio, comincia a fare le bizze.
E' sempre cosi', la fine della stagione. Si arriva incerottati. Ma é l'ultima. E l'ultima é per partire in vacanza col sorriso di una vittoria.
La partita inizia, bene, anche se loro giocano bene noi teniamo. Ci affacciamo anche nei loro 22, ma non passiamo, l'arbitro fischia un fallo in attacco che non c'é, ma é rugby, non si discute. Teniamo per un quarto d'ora.
Poi gli avversari fanno un azione spettacolare, una specie di tergicristallo, fanno volare il pallone fino all'ala destra e poi lo fanno rivolare fino all'ala sinistra. Ai nostri livelli é spettacolare. Ci prendono in contropiede, trovano il varco.
Vanno in meta.
Ok,  é successo, siamo in svantaggio, capita. Capita anche che perdiamo la testa, ci deconcentriamo e prendiamo le sberle.
Invece restiamo in campo. Continuiamo a mettere la testa dove la gente normale non metterebbe neanche un dito.
SI gioca a tomba aperta, come si dice in Francia. Non passano più, e se una volta riescono a passare, c'é sempre un altro che li mette a terra. Si lotta su ogni pallone.
Manca poco alla fine del primo tempo, siamo nei loro 22, ci mancano pochi metri. Non si apre più si gioca nei raggruppamenti. E ogni raggruppamento é Verdun, si va alla baionetta. A pochi istanti dalla fine del primo tempo, troviamo il varco. Passiamo.
E' meta. Abbiamo pareggiato.
Andiamo al riposo. Pochi cambi, ognuno resta al suo posto. La mia caviglia é ormai un letto da fachiro, ma l'adrenalina la calma.
Sono arrivato alla fine della stagione a pezzi. Il fiato é quello che é, ho saltato parecchi allenamenti. Ho zoppicato per due mesi.
Si ricomincia, e ricominciamo bene, abbiamo capito che dobbiamo giocare accanto ai raggruppamenti, non serve cercare il volo pindarico. Davanti abbiamo un'ottima squadra, che difende bene. Dobbiamo cercare il buchetto accanto ai rock.
E continuiamo Verdun.
Passano i minuti. SIamo ancora in parità. visti i precendenti é già un ottimo risultato.
Mancano dieci minuti. Sto alla frutta. Nessun cambio, non c'é. O almeno, non c'é nel mio ruolo. Quindi neanche ci penso. Resto in campo e cerco di dimenticare la caviglia, il ginocchio e tutte i dolorini che posso avere. Dimentico anche il fiato corto.
C'é un raggruppamento, a pochi metri dalla touche, sulla linea dei 22 avversari. Entriamo, difendiamo il pallone.
Lo vedo. E tra i miei piedi. Lo devo difendere e aspettare il mediano di mischia che sa cosa farci. Io devo solo dare capocciate a chiunque volgia provarci a prenderlo. Il mediano arriva, mi da un colpo sulla schiena urlando il mio nome. E' il segnale.
Me n'ero accorto che nel lato corto, ci sono meno di 5 metri, la difesa avversaria non era coperta. Afferro il pallone e vado da quella parte. La difesa é sorpresa. C'é solo una piccola ala davanti a me. Pero' placca bene. Ma non tanto.
SI aggrappa alla mia gamba. Poi, qualcun altro si aggrappa a me, i miei compagni dietro e gli avversari davanti.
Ma io avanzo, il pallone é sempre nelle mie mani. In genere non me lo strappa nessuno.
Non me l'aspettavo, ma sono riuscito ad avanzare di almeno 15 metri, la linea di meta la vedo, ma sono parte di un groviglio umano che peserà almeno 4/500 chili. AVanzo, magari arrivo a distanza di braccio e riesco a schiacciare il pallone.
No, so che non ce la posso fare. A quel punto, l'importante é non perdere l'ovale e consentire ai compagni di rigiocarla.
SOno sotto una massa lacoontica di uomini sudati. Il pallone riparte. Prima che io mi possa liberare passano almeno 30 secondi.
Sono alla frutta. Lo sforzo, l'adrenalina, tutto. Sono completamente alla frutta.
Il gioco continua. Io sono stremato, non ho più fiato. Indietreggio di qualche metro.
Il pallone é dall'altra parte del terreno, sulla destra. Io completamente dall'altra parte. Stremato.
Ma riparte verso di me. Il pallone intendo. Il centro la passa al mediano di apertura che la passa al mediano di mischia.
Rivengono sulla sinistra. Il pallone riviene.
Io ho indietreggiato, ma leggo bene la situazione. Il mediano di mischia entra nella difesa, viene placcato, sta per cadere.
E io a quel punto capisco che se c'é un'ultima cosa da fare prima di finire la stagione, é l'ora di farla.
SOno a una decina di metri sulla sinistra. Urlo. Sta cadendo placcato da due avversari, alza la testa, mi vede.
E mi passa il pallone.
Metto le braccia come facciamo mille volte durante gli allenamenti. Il pallone cade perfettamente sul mio petto. Lo tengo.
E corro. Corro. Mancano pochi metri. Leggermente in diagonale.
Due difensori vengono su di me. Si aggrappano a me ma non cado. Pero' mi spingono verso la touche. Ma non cado.
E avanzo. Un compagno é dietro di me, anche lui spinge.
Sto cadendo, ormai sono quasi sulla linea di touche. Ma mi accorgo che sono a meno di un metro dalla linea di meta.
Libero il braccio, sto cadendo,  mentre cado, la mia mano porta il pallone e schiaccio. All'angolo.
Ma ho almeno 6, 7 giocatori su di me.
Mi giro.
Lo vedo.
L'arbitro ha visto, alza il braccio e fischia.
E' meta.

Non é la prima volta. Pero' stavolta mi sono venute in mente tante cose.
Mi sono venuti in mente Yves e Philippe, che hanno perduto il loro papà questa settimana. Sono sedici anni che li conosco e da 16 anni hanno insistito perché giocassi a rugby. Ci sono riusciti a convincermi quattro anni fa. Ho pensato a loro. Al loro papà.
Ho pensato a Eric, che due anni fa ci allenava, 50 anni, fisico minuto, un mediano di mischia di quelli sguscianti, nervosi, con uno scatto felino. E con il suo accento del Sud Ovest, che suona tanto di leggende ovali.
Di quella sera dello scorso anno quando, dopo un allenamento, allietati dall'immancabile birra in mano, mi ha raccontato di suo padre che lo portava a vedere le partite a Dax, uno dei santuari del rugby francese. Ho pensato a lui che la scorsa estate, a un certo momento non é più venuto.
Ed é riapparso qualche settimana fa. Dimagrito di dieci chili, che a me non si vedrebbero, ma a lui, alto un metro e sessanta lo rendono quasi uno scheletro. Non parla più. O quasi più. IL suo accento non c'é più.
Ha la malattia di Charcot. Un nome che sembrerebbe evocare un bara tabarin di Montparnasse e invece é il nome francese della SLA. Maledetta.
Poi ho pensato anche a me stesso.
Ai miei piccoli, insignificanti, infimi, problemi quotidiani.
E ho deciso di raccontarvelo.
Dopo aver cenato con i miei compagni, con Axel che ci lascia e se ne va a vivere a Bordeaux, con Vincent che ha divorziato, con Ludovic che sta provando a smettere di fumare e ha provato la sigaretta elettronica, con Olivier che ci ha raccontato di quella volta che si é trombato una donna sposata conosciuta sul treno per Rouen, con Pierre che non aveva nulla da dire, con Gabriel che una volta ha visto Raiuno.

Tutto questo per una meta.

Ve l'ho detto che amo alla follia questo sport ?

klacco

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Bello bello!
E complimenti per la meta.

carib

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Sticazzi. Di storie così se ne legge ogni ggiorno


























Non mi sono commosso pe' gnente  :cry:

iDresda

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IB, storia bellissima, letta a prima mattina è una di quelle storie che ti fa una giornata
Sei un grande!!!

Però, scusa amico mio

Citazione di: italicbold il 29 Giu 2013, 01:25
E ogni raggruppamento é Verdun, si va alla baionetta.

la tua è una fissazione
:DD

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Tarallo

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Bravissimo IB, orgoglioso di te!!!

Davy_Jones

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IB, qui:

"Non me l'aspettavo, ma sono riuscito ad avanzare di almeno 15 metri, la linea di meta la vedo, ma sono parte di un groviglio umano che peserà almeno 4/500 chili."

ho dovuto deglutire...

Una storia immensa.

NandoViola

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hai fatto essere rugbista per un attimo anche me, che rispetto, ma non lo amo, questo sport.

Svennis

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laziAle82

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Grandissimo.


Inviato da Eugenio usando tapatalk

io sono della lazio

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Finalmente je l'hai fatta a fa na meta Andre'.

  :p

Topic stupendo.

Lo devo rileggere con calma, poi faccio commento tecnico.


St£fano

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Svennis

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Citazione di: io sono della lazio il 29 Giu 2013, 12:14
Finalmente je l'hai fatta a fa na meta Andre'.

  :p

Topic stupendo.

Lo devo rileggere con calma, poi faccio commento tecnico.

si, ma leggite pure i privati.
:))

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io sono della lazio

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Citazione di: Svennis il 29 Giu 2013, 14:01
si, ma leggite pure i privati.
:))


:beer:  quando c'ho n'attimo, scrivo.

:beer:

io sono della lazio

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Riletto.

Tutto e' iniziato quando sei partito dalla chiusa.

Chapeu.

:beer:

Zoppo

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Bravo ib.
Grande ib.

porgascogne

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Citazione di: italicbold il 29 Giu 2013, 01:25
E' stata l'ultima partita della stagione. Incontriamo il Racing Club de Paris XV, una squadra forte.
La incontriamo ogni anno, almeno due volte. E ogni volta perdiamo. Sono forti, forti davvero. Per quanto ogni volta ci andiamo convinti, ogni volta é una lezione. Giocano bene, aprono il pallone come fosse vento, e tu, anche se stai concentrato e metti a terra ogni foglia che vola, prima o poi, cedi. Lasci il varco che consente loro di farti male. Di andare in meta.
E' l'ultima partita della stagione, una stagione strana, abbiamo cambiato club e siamo arrivati a Puteaux, proprio sotto i grattacieli della defense. Ci hanno accolti con simpatia, e pieni di attenzione, una storia é finita ne é nata un'altra.
E' l'ultima partita della stagione e la giochiamo a casa nostra. Nel nostro stadio.
Siamo in pochi, solo 4 cambi.
Ai nostri livelli, over 35, si cambia e si puo' rientrare. Non scherziamo, senno' é un massacro.
Ma 4 ricambi sono pochi. Soprattutto nessuna prima linea. Contro il RCP XV, che vincono sempre, rischia di essere penalizzante.
Pero' é l'ultima, dobbiamo giocare per vincere.
Entriamo in campo concentrati, perché é l'ultima e perché abbiamo avversari forti di fronte. Senza ricambi so già che me la dorvo' giocare quasi tutta. E' la fine della stagione, mi porto ancora appresso un problema alla caviglia che risale a marzo. Su cui continuo a giocare. E anche il ginocchio, da maggio, comincia a fare le bizze.
E' sempre cosi', la fine della stagione. Si arriva incerottati. Ma é l'ultima. E l'ultima é per partire in vacanza col sorriso di una vittoria.
La partita inizia, bene, anche se loro giocano bene noi teniamo. Ci affacciamo anche nei loro 22, ma non passiamo, l'arbitro fischia un fallo in attacco che non c'é, ma é rugby, non si discute. Teniamo per un quarto d'ora.
Poi gli avversari fanno un azione spettacolare, una specie di tergicristallo, fanno volare il pallone fino all'ala destra e poi lo fanno rivolare fino all'ala sinistra. Ai nostri livelli é spettacolare. Ci prendono in contropiede, trovano il varco.
Vanno in meta.
Ok,  é successo, siamo in svantaggio, capita. Capita anche che perdiamo la testa, ci deconcentriamo e prendiamo le sberle.
Invece restiamo in campo. Continuiamo a mettere la testa dove la gente normale non metterebbe neanche un dito.
SI gioca a tomba aperta, come si dice in Francia. Non passano più, e se una volta riescono a passare, c'é sempre un altro che li mette a terra. Si lotta su ogni pallone.
Manca poco alla fine del primo tempo, siamo nei loro 22, ci mancano pochi metri. Non si apre più si gioca nei raggruppamenti. E ogni raggruppamento é Verdun, si va alla baionetta. A pochi istanti dalla fine del primo tempo, troviamo il varco. Passiamo.
E' meta. Abbiamo pareggiato.
Andiamo al riposo. Pochi cambi, ognuno resta al suo posto. La mia caviglia é ormai un letto da fachiro, ma l'adrenalina la calma.
Sono arrivato alla fine della stagione a pezzi. Il fiato é quello che é, ho saltato parecchi allenamenti. Ho zoppicato per due mesi.
Si ricomincia, e ricominciamo bene, abbiamo capito che dobbiamo giocare accanto ai raggruppamenti, non serve cercare il volo pindarico. Davanti abbiamo un'ottima squadra, che difende bene. Dobbiamo cercare il buchetto accanto ai rock.
E continuiamo Verdun.
Passano i minuti. SIamo ancora in parità. visti i precendenti é già un ottimo risultato.
Mancano dieci minuti. Sto alla frutta. Nessun cambio, non c'é. O almeno, non c'é nel mio ruolo. Quindi neanche ci penso. Resto in campo e cerco di dimenticare la caviglia, il ginocchio e tutte i dolorini che posso avere. Dimentico anche il fiato corto.
C'é un raggruppamento, a pochi metri dalla touche, sulla linea dei 22 avversari. Entriamo, difendiamo il pallone.
Lo vedo. E tra i miei piedi. Lo devo difendere e aspettare il mediano di mischia che sa cosa farci. Io devo solo dare capocciate a chiunque volgia provarci a prenderlo. Il mediano arriva, mi da un colpo sulla schiena urlando il mio nome. E' il segnale.
Me n'ero accorto che nel lato corto, ci sono meno di 5 metri, la difesa avversaria non era coperta. Afferro il pallone e vado da quella parte. La difesa é sorpresa. C'é solo una piccola ala davanti a me. Pero' placca bene. Ma non tanto.
SI aggrappa alla mia gamba. Poi, qualcun altro si aggrappa a me, i miei compagni dietro e gli avversari davanti.
Ma io avanzo, il pallone é sempre nelle mie mani. In genere non me lo strappa nessuno.
Non me l'aspettavo, ma sono riuscito ad avanzare di almeno 15 metri, la linea di meta la vedo, ma sono parte di un groviglio umano che peserà almeno 4/500 chili. AVanzo, magari arrivo a distanza di braccio e riesco a schiacciare il pallone.
No, so che non ce la posso fare. A quel punto, l'importante é non perdere l'ovale e consentire ai compagni di rigiocarla.
SOno sotto una massa lacoontica di uomini sudati. Il pallone riparte. Prima che io mi possa liberare passano almeno 30 secondi.
Sono alla frutta. Lo sforzo, l'adrenalina, tutto. Sono completamente alla frutta.
Il gioco continua. Io sono stremato, non ho più fiato. Indietreggio di qualche metro.
Il pallone é dall'altra parte del terreno, sulla destra. Io completamente dall'altra parte. Stremato.
Ma riparte verso di me. Il pallone intendo. Il centro la passa al mediano di apertura che la passa al mediano di mischia.
Rivengono sulla sinistra. Il pallone riviene.
Io ho indietreggiato, ma leggo bene la situazione. Il mediano di mischia entra nella difesa, viene placcato, sta per cadere.
E io a quel punto capisco che se c'é un'ultima cosa da fare prima di finire la stagione, é l'ora di farla.
SOno a una decina di metri sulla sinistra. Urlo. Sta cadendo placcato da due avversari, alza la testa, mi vede.
E mi passa il pallone.
Metto le braccia come facciamo mille volte durante gli allenamenti. Il pallone cade perfettamente sul mio petto. Lo tengo.
E corro. Corro. Mancano pochi metri. Leggermente in diagonale.
Due difensori vengono su di me. Si aggrappano a me ma non cado. Pero' mi spingono verso la touche. Ma non cado.
E avanzo. Un compagno é dietro di me, anche lui spinge.
Sto cadendo, ormai sono quasi sulla linea di touche. Ma mi accorgo che sono a meno di un metro dalla linea di meta.
Libero il braccio, sto cadendo,  mentre cado, la mia mano porta il pallone e schiaccio. All'angolo.
Ma ho almeno 6, 7 giocatori su di me.
Mi giro.
Lo vedo.
L'arbitro ha visto, alza il braccio e fischia.
E' meta.

Non é la prima volta. Pero' stavolta mi sono venute in mente tante cose.
Mi sono venuti in mente Yves e Philippe, che hanno perduto il loro papà questa settimana. Sono sedici anni che li conosco e da 16 anni hanno insistito perché giocassi a rugby. Ci sono riusciti a convincermi quattro anni fa. Ho pensato a loro. Al loro papà.
Ho pensato a Eric, che due anni fa ci allenava, 50 anni, fisico minuto, un mediano di mischia di quelli sguscianti, nervosi, con uno scatto felino. E con il suo accento del Sud Ovest, che suona tanto di leggende ovali.
Di quella sera dello scorso anno quando, dopo un allenamento, allietati dall'immancabile birra in mano, mi ha raccontato di suo padre che lo portava a vedere le partite a Dax, uno dei santuari del rugby francese. Ho pensato a lui che la scorsa estate, a un certo momento non é più venuto.
Ed é riapparso qualche settimana fa. Dimagrito di dieci chili, che a me non si vedrebbero, ma a lui, alto un metro e sessanta lo rendono quasi uno scheletro. Non parla più. O quasi più. IL suo accento non c'é più.
Ha la malattia di Charcot. Un nome che sembrerebbe evocare un bara tabarin di Montparnasse e invece é il nome francese della SLA. Maledetta.
Poi ho pensato anche a me stesso.
Ai miei piccoli, insignificanti, infimi, problemi quotidiani.
E ho deciso di raccontarvelo.
Dopo aver cenato con i miei compagni, con Axel che ci lascia e se ne va a vivere a Bordeaux, con Vincent che ha divorziato, con Ludovic che sta provando a smettere di fumare e ha provato la sigaretta elettronica, con Olivier che ci ha raccontato di quella volta che si é trombato una donna sposata conosciuta sul treno per Rouen, con Pierre che non aveva nulla da dire, con Gabriel che una volta ha visto Raiuno.

Tutto questo per una meta.

Ve l'ho detto che amo alla follia questo sport ?

i lacrimoni, amico mio

questa parte di vita (un racconto è inventato, questa è cronaca sussurrata agli amici davanti ad una birra) deve andare nella home page di LN

grazie

Sonni Boi

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Complimenti IB, per la tua storia e per la prosa, bellissima come sempre.

Sei prima linea, ho capito bene?

Svennis

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io me lo immagino, co la capoccia pelata, in mezzo al fango, sotto  la pioggia, tutto bagnato, col calzoncino corto attillato seminguinale, la maglietta blu, la fascia in testa che urla allez allez allez !!!

un mito

ripeto

sei tutti noi e siamo orgogliosi di te!

:luv:

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porgascogne

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Citazione di: Svennis il 29 Giu 2013, 21:25
io me lo immagino, co la capoccia pelata, in mezzo al fango, sotto  la pioggia, tutto bagnato, col calzoncino corto attillato seminguinale, la maglietta blu, la fascia in testa che urla allez allez allez !!!

;))

JoseAntonio

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Te vojo bene e non te lo dico mai abbastanza.

@iDresda: Verdun non si tocca. :))

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