scusate, ho letto un po' di questo topic e mi viene da intervenire, perché mi pare che non si dicono le cose semplici che per prime vanno dette
(intanto complimenti al figlio di Tornado...)
come si fa a confrontare un'uscita dal mondo della scuola e un ipotetico ingresso in quello del lavoro ora, con la situazione di chi ha iniziato vent'anni fa?
quando io sono uscito dall'università, almeno con la laurea da ingegnere il lavoro lo trovavi, che fossi laureato in corso oppure no, e certo che del voto di maturità non gli fregava niente a nessuno
(quando si è laureato mio padre invece ti cercavano le aziende a casa, e con 5 anni di lavoro eri dirigente, per dire che una volta era ancora più facile)
oggi chi consiglierebbe ad un ragazzo non proprio amante della scuola di continuare gli studi dopo il diploma? è vero che ti qualifichi, più o meno -anche se ora il come conta di più- ma è vero pure che sono anni che perdi nella ricerca di un posto perché tanto poi il lavoro non lo trovi comunque
(e mi sa che dobbiamo smetterla, conl'idea che sotto sotto pensiamo che se uno è bravo veramente, quello riuscirà, in qualche modo: purtroppo oggi ci sono quelli bravi veramente che non hanno sbocchi, quello è il problema)
e certo, torniamo al discorso iniziale, in questo quadro qui 100 è buono, 99 già è meno buono; purtoppo il valore della cosa non è in sé, visto che ci sono diecimila buoni motivi per cui uno bravo può non prendere 100, ma nel valore non-inibente del concetto: se hai il massimo può che tu sia preso in considerazione, sennò sei "automaticamente" fuori.
poi può pure succedere il viceversa, magari uno "svorta" perché ha la conoscenza giusta, o per tutta una serie di cause contingenti; ma cercare un'oggettività, in tutto questo, mi pare sempre più difficile...