Primi anni '90 a Cesano, militare. Faccio amicizia con un allievo della Fanteria di arresto di Udine.
Un sabato in libera uscita mi invita a casa di un suo compaesano ed inizia una serata folle di alcool a gradazioni assurde.
Nel delirio totale, mentre io ero ubriaco come mai in vita mia, si presenta la ragazza del padrone di casa con alcune amiche che si aggiungono alla festa e va come va, io con una in particolare, molto gentile e carina con me.
La settimana dopo, il mio amico mi dice che lei mi voleva rivedere e combiniamo di vederci un pomeriggio nel centro di Roma.
Si presenta un comodino con le gambe, di una bruttezza surreale. Ma una cosa incredibile quanto era brutta.
Panico totale e pomeriggio imbarazzatissimo in cui io non vedo l'ora di andare via.
E nel contempo mi veniva da ridere pensando all'assurdità della cosa.
Alla fine, al momento dei saluti le ho detto:
"scusa io non sono uno che fa queste cose"
"quali cose ?"
"queste ..."
"ah"
"ciao"
"ciao".
Ancora oggi rido, pensando a come ho potuto fare 'sta cosa, e rifletto sulla misconosciuta funzione sociale dell'alcool in alcune situazioni.