Il problema di un rapporto (qualsiasi) è che si pensa a se stessi come immutabili e si pretende dagli altri lo stesso,
per comodità, incapacità, sicurezza, forma mentis e l'ovvia impossibilità a leggere nel tempo differenze comportamentali dall'esterno, se il soggetto da questionare è egli stesso (non sviluppo i 5 casi perchè ci vorrebbero varie pagine).
Quindi tu cambi e gli altri cambiano, se sai accettare questi cambiamenti nel dato momento in cui te ne accorgi, vai avanti (l'adattamento a "posizioni mentali" diverse è la più alta forma di intelligenza fin quando è compatibile alla situazione*, drogata da tante cose che non sto qui a dire). *quindi una soggettività oggettiva se misurabile.
Altrimenti puoi prenderti una pausa o tagliare il ponte.
Ma ogni scelta è una rinuncia, di una parte di te, di un tempo insieme, dell'altra persona.
Sta quindi alla Maurita di oggi decidere cosa fare oggi e solo tu sai quanto "senti" questa amicizia per decidere qualcosa.
Normalmente un incontro chiarificatore, anche a distanza di tempo, scioglie i castelli di carta dell'abbandono o cementa quelli della stronzaggine.