Insane facezie nel cielo primaverile costellato di petali di mandorlo rosa che scendono lungo il sentiero che va verso il fiume
Film Coreano del 2002 per la regia di Lu Yong Sung
titolo originale: "Hu"
Shumi é una studentessa di botanica dell'università di Seul, incontra Mon, suo coetaneo che, invece, studia medicina.
Insieme decidono di curare la rara malattia di cui soffre il padre di Shumi con una tisana di petali di mandorlo rosa (da cui il titolo del film). La cura funziona, ma solo in parte. Il padre di Shumi guarisce del suo male ma viene colto, nella notte, da una forma aggressiva di alopecia fulminante che gli distrugge tutto il cuoio capelluto rovinandogli la carriera di imitatore di Elvis nelle fiere paesane coreane. A nulla valgono i tentativi di Shumi e Mon di calmare la sua reazione violenta con della valeriana. Il padre di Shumi decide di vendicarsi rubando di nascosto il diaframma della figlia e utilizzarlo come plettro per suonare la chitarra al matrimonio di un lontano parente. Senza accorgersene Shumi resta incinta di Mon. Quando lo scopre é un dramma e non sa come dirlo a Mon che vive in subaffitto da un vecchio maestro di arti marziali che gli ha insegnato l'arte di girare il cucchiaino in una tazza di caffè utilizzando solo i lobi delle orecchie. Una sera, senza che il suo ragazzo se ne accorga Shumi gli versa alcuni petali di mandorlo (da cui il titolo del film) dentro un bicchiere di saké. Mon, dopo averlo bevuto, cade catatonico sul pavimento. Shumi coglie l'occasione per rivelargli il terribile segreto. Al suo risveglio, Mon si ricorda di quello che gli ha detto Shimi e decide di mettere su un'industria di tisane al gusto di petali di mandorlo rosa (da cui il titolo del film) e sposa la cugina di Shumi che aveva conosciuto al matrimonio del lontano parente in cui il padre di Shumi aveva suonato la chitarra utilizzando il diaframma della figlia.
Questo film, secondo il Morandini é stato il primo film al mondo in cui, nei titoli di coda, viene fatto un riassunto del film per gli spettatori che non sono riusciti a seguire tutta la storia. Aprendo la grande fase del cinema coreano definita dai critici "il riassuntismo".