Il mio pensiero, per quel che vale, è molto vicino a quello di C77, ma ci tengo a precisare che il 'fallimento' sarebbe esclusivamente sul piano professionale.
E continuo a ritenere che di quello si tratta, senza troppi panegirici, visto che gli obiettivi della laurea sono poi stati, di fatto, ridimensionati.
Non sto a sindacare relativamente a cosa sia più importante tra lavoro e affetti, visto che l'equilibrio è soggettivo in base alle aspettative di ognuno di noi.
Però.
Però vorrei consigliarti di valutare il fatto che continuare a 28 anni a non svolgere la professione per la quale si è studiato equivale ad azzerare le possibilità future di svolgerla realmente (per motivi di curriculum, di specializzazione, di aggiornamento...).
Forse sarebbe meglio fare qualcosa di non retribuito per un periodo (magari con li supporto di un lavoretto pagato), anche per allargare le proprie conoscenze nell'ambiente nel quale si vorrebbe lavorare...
Insomma, io mollerei solo nel momento in cui potessi dire a me stesso, senza rimpianti, di aver provato tutto.