tra le poche informazioni sul neoallenatore petkovic, quando lo scorso giugno la critica critica romana oscillava tra ironia (giusto alla caritas) e scienza (mai spenne più de du euro), tra [...]lla (pekkovic, perdovic, anginapettovic) e disprezzo (er profugo, er bidello), una più delle altre riusciva a suscitare insieme luminose speranze e sinistri presagi
petkovic, leggevamo, era sulla panchina degli svizzeri quando lo young boys, nel turno di andata di un preliminare di champions, batteva per 3 a 2 gli inglesi del tottenham (nel ritorno gli spurs batterono gli svizzeri 4-0, ma questa, dato lo squilibrio tecnico tra le due squadre, era un non notizia). non solo, una lettura più attenta del tabellino, diceva che dopo mezz'ora lo yb vinceva 3 a 0 e che solo a gran fatica, tra lo scadere del primo tempo e gli ultimi minuti della partita, il tottenham riusciva a dare misura e prospettiva alla sconfitta
il cuore biancoceleste si apriva leggendo di uno yb dal gioco frizzante e spettacolare, capace di annichilire in poco più di mezz'ora una delle migliori squadre d'Inghilterra; salvo poi iniziare a fibrillare freneticamente alla lettura della cronaca dei restanti sessanta (più o meno) minuti. qual'era, dunque, la faccia vera della luna? o più precisamente, petkovic avrebbe saputo proporre, con la Lazio, nel campionato italiano, lo scintillio e l'efficacia di quella prima mezz'ora senza avventurarsi sul piano inclinato dei restanti minuti?
sono passati poco più di cinque mesi dai giorni di queste domande. la critica critica - le succede spesso, le succede quasi sempre - ha cambiato bandiera, ora è in testa al corteo e guida la marcia alternando piffero e grancassa. la sindrome young boys-tottenham (mezze partite stravinte, mezze partite perse o straperse) resta però tutta ancora da sciogliere. la Lazio o domina (a volte prima, il milan, a volte dopo, la fiorentina) o subisce. che, detta così, sembrerebbe quasi una ovvietà, in una partita le due fasi sono pressoché obbligatorie, tanto più nel calcio italiano, dove le differenze tra una squadra e l'altra sono piuttosto incerte. il problema, per la Lazio, sta nella mancanza di misura in questa oscillazione: dal dominio o dal controllo incontrastato si passa, spesso improvvisamente, alla incapacità assoluta di colpire o anche semplicemente di gestire il gioco
quali sono le ragioni di questa oscillazione? le risposte possibili sono, oviamente, più di una: il valore degli avversari, siano essi i tecnici, siano essi i giocatori avversari, capaci di trovare le contromisure in corso d'opera; la inadeguatezza della rosa, che non consentirebbe di far fronte alla usura dei nostri giocatori chiave; la poca esperienza di petkovic, ancora immaturo per un campionato tanto "scafato" tecnicamente come il nostro; la mancanze di punte capaci di sostenere klose nell'opera di "distruzione" dell'avversario; difensori non all'altezza del resto della squadra; oppure, semplicemente (il verdetto di klose dopo Pescara), la Lazio non è ancora una grande squadra, si smarrisce, va in affanno, resta vittima delle sue ansie
tante ragioni, tutte più o meno plausibili, probabilmente. alle quali mi permetto di aggiungerne una: la complessità del gioco laziale. il gioco della Lazio "costa" tantissmo in termini di spesa fisica e mentale. la Lazio difficilmente realizza gol semplici, le segnature arrivano sempre al termine di movimenti estremamente articolati, di appliccazioni debordanti di concentrazione e di corsa (ve bene, capita anche di incontrare piris, ma insomma, mica tanto spesso...); e la difesa, quando cala la capacità del centrocampo di occupare, con un movimento perenne, tutti gli spazi della zona centrale, finisce immediatamente in difficoltà
a mio parere, l'uscita dalla sindrome o l'avvitamento pericoloso su di essa, sta nella capacità di petkovic di trovare, in un arco piuttosto breve di tempo, processi rapidi ed efficaci di semplificazione dei movimenti della squadra in campo. c'è una partita chiave, in questo senso, dalle quale si può imparare molto: quella giocata dal catania di maran contro di noi. pochi movimenti, semplici, lineari, sono bastati per mandare all'aria tutta la nostra elaboratissima scacchiera. riguardarli e ripensarli con attenzione, quei movimenti, potrebbe aiutare