strano che non sia ancora intervenuto nessuno per sottolineare la continuità tra la rissa di quaranta anni fa dopo la partita contro l'ipswich town e lo squadrismo di ieri notte. in fondo, si dirà, le trasferte romane dei tifosi inglesi ormai da mezzo secolo sono solite risolversi in visite e soggiorni più o meno prolungati negli ospedali capitolini. com'era quel gruppo ultras della sud ... "tradizione e distinzione"!
mi porto avanti con il lavoro: basta con il tifo plastificato, il calcio non è il teatro, la violenza, il rifiuto della disciplina, la difesa del territorio, lo scontro fisico con "l'avversario" sono comportamenti radicati in cento anni e più di storia del tifo romano. provate ad andare a Belgrado, a Istambul, a Mosca, a Varsavia, ad Atene, a Londra (no a Londra no, li ci si può andare, ma non vorrete mica che in Italia si arrivi a stadi modello premier league?...), insomma provate ad andare in trasferta in Europa con la sciarpa della Lazio al collo! questo è il calcio! sempre qui a fare le anime belle davanti a una tastiera, sempre quando c'è di mezzo la Lazio ...
(proseguisce)
post scriptum: con l'azione criminale della squadraccia di ieri sera la Lazio, i tifosi della Lazio e anche la stragrande maggioranza degli ultras della Lazio non c'entra una beneamata cippa. il profilo deologico, culturale, semantico di questa aggressione è inconfondibile. tra gli avanguardisti all'opera ieri notte ce ne sarà stato, sicuramente, più di uno abituato a presentarsi in curva nord quando gioca la Lazio. ma i destini della Lazio - ieri notte, stasera, nella trasferta di Londra, in quella di Atene o in quella di Torino - a costoro premono esattamente quanto a me interessano le opinioni politiche di matteo renzi
sarebbe opportuno, piuttosto, interrogarsi sulla continuità o meno tra slogan, cori, gesti, teorie, simboli diffusi tra la nostra tifoseria e il senso profondo di azioni come quella di campo de fiori. ma questo è tema sul quale il nostro forum, che piaccia o no, nessuno si illuda, non smetterà di riflettere