Corriere della Sera > Sport > Bonucci, la partita non è finita È ancora indagato a Cremona
CALCIOSCOMMESSE. GEGIC INTERROGATO: CONFERMATI MOLTI PUNTI DEL PENTITO GERVASONI
Bonucci, la partita non è finita
È ancora indagato a Cremona
Il pm Di Martino chiede la proroga dell'inchiesta (con Conte). In 33 ancora sotto indagine
CREMONA - «Nemmeno la giustizia ordinaria crede alle accuse contro Leonardo Bonucci, dunque il calciatore deve essere assolto»: forte di questo argomento gli avvocati del giocatore della Juventus e della nazionale avevano chiesto alla giustizia sportiva di scagionare il loro assistito. E l'avevano spuntata. Solo che adesso il nome di Leonardo Bonucci, uscito dall'inchiesta calcioscommesse dalla porta principale, ci rientra dalla finestra: il nome dello juventino compare - assieme a quello di altri 32 indagati - nella richiesta di proroga delle indagini depositata nei giorni scorsi dal pm di Cremona Roberto Di Martino. Dell'elenco fanno parte tutti i personaggi che erano finiti nel mirino delle indagini nel giugno scorso: dunque l'inchiesta prosegue a carico di Bonucci e - tra gli altri - dell'allenatore della Juventus Antonio Conte (che sperava in una archiviazione lampo) e del suo ex collaboratore Giuseppe Stellini; restano in ballo l'altro azzurro Domenico Criscito (gioca nello Zenit), i calciatori Giuseppe Sculli, Kakha Kaladze, il presidente del Siena Massimo Mezzaroma, l'ex bomber Christian Vieri e altri dirigenti e giocatori di serie B e C. Per tutti l'accusa è di associazione a delinquere finalizzata alla frode sportiva. In questi mesi non sono emersi elementi nuovi a carico dei 33 indagati ma la Procura di Cremona si riserva di approfondire la posizione di tutti e ha chiesto dei «tempi supplementari».
Si tratta di un passaggio scontato in un'inchiesta complessa come quella sulle partite comprate. L'unica sorpresa è la ricomparsa di Leonardo Bonucci al centro tra l'estate e oggi di una vicenda processuale complicata, ma che si credeva a lieto fine. Sospettato di aver partecipato alla combine di Udinese-Bari, il difensore aveva visto la sua posizione stralciata e inviata alla magistratura del capoluogo pugliese; Bari aveva quasi subito archiviato le accuse ritenendole infondate e ciò era stata la leva principale nel processo sportivo azionata per ottenere il proscioglimento di Bonucci. È rimasta però in piedi a Cremona l'accusa «madre», quella di associazione a delinquere che rimette il nome del difensore juventino nella «black list» degli indagati.
Ieri si è concluso davanti al gip Guido Salvini l'interrogatorio di garanzia per Almir Gegic. L'ex latitante si è ben guardato dall'addossarsi il ruolo di «regista» delle combine. «Ero l'ultima ruota del carro, contattavo i giocatori per conto degli «zingari» perché conosco l'italiano ma non partecipavo a trattative» è stata la linea difensiva su cui si è attestato. Gegic ha tentato di smentire il suo grande accusatore, l'ex calciatore di Mantova e AlbinoLeffe Carlo Gervasoni, ma ha finito per confermarne la genuinità del racconto: ha ammesso gli incontri ai caselli autostradali per la consegna dei soldi ai giocatori compiacenti, ha confermato che i fratelli Cossato erano un buon canale per arrivare al Chievo, ha detto che venne tentata invano l'alterazione di Bari-Sampdoria. Insomma, Gegic non ha aperto il vaso di Pandora come qualcuno si aspettava, ma non ha nemmeno demolito le tesi dell'accusa.
Claudio Del Frat