L'altra sera, la famosa rubrica Sfide sul decennio magico della Lazio ci ha regalato un'immagine fugace ma splendida. Un'immagine di storia, di memoria, di emozione, di poesia: quella di Tommaso Maestrelli fuori da Tor di Quinto, fermato da un tifoso probabilmente Velletrano, o di Cervara o di Ferendino, a giudicare dalla sua parlata 'mbò paisana, che gli voleva regalare una damigianetta di vino rosso: "indando te lo poi beve che è bbono, è singéro... è ginuìno che lo sò fatto ie..."
E Maestrelli che ferma la macchina, apre la porta con compiacimento e accetta quel regalo, anzi se lo mette direttamente in grembo e quasi scompare, tanto la damigianetta è ingombrante...
Accanto, nella macchina, c'è una signora, credo sua moglie, che sorride anche lei, compiaciuta. E' la Mamma dei due gemelli Maestrelli che io in una cena di Natale di Lazionet di qualche anno fa ho avuto la fortuna e l'onore di incontrare e conoscere e di passare con loro una serata amichevole insieme.
Era nel periodo del suo ritorno al campo dopo il ricovero, l'operazione, i mesi tremendi della riabilitazione. Forse per questo sua moglie lo accompagnava anche all'allenamento della Lazio.
L'atmosfera è serena, Maestrelli sorride e alla fine esclama, rivolto a quel signore:
"Grazie, grazie... venga qui... si faccia dare un bacio!"
E quello si spennica dentro l'abitacolo della macchina, confuso e emozionato, infagottato in un giaccone (forse un eschimo... il periodo è quello, metà anni '70...) e Maestrelli se lo abbraccia e lo bacia.
Altri tempi, altre atmosfere, altra gente.
Altra Italia, altra Lazio.
Altro calcio.
Oggi mi viene difficile immaginare una situazione simile, già solo che qualcuno si fermi a parlare, magari dall'alto del finestrino di un SUV nero, pacchiano e invadente. E poi immaginare che qualcuno porti un regalo a un allenatore, qualcosa di personale, addirittura del vino... difficile, quasi irreale.
Mi è piaciuta tantissimo quella scena. Mi ha emozionato, mi ha commosso. Ovviamente, anzi sopratutto perchè legata a tutto ciò, di tristissimo, che è avvenuto di lì a pochissimi mesi. E quindi alla luce dei fatti reali, crudi e feroci, quella piccola vicenda così marginale e così commovente, diventa quasi disperata. E ti colpisce duro, dentro al cuore.
L'ho fatta mia quella frase. Ho deciso che diventi una mia abitudine. Non mi capita più di dire dammi un bacio. "Fatti dare un bacio", è un ulteriore regalo che puoi farmi. Ed è bellissimo.