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I 100 passaggi di Michele Plastino:" Questa bandiera bianca che ho consegnato prima a Stefano Pantano è il segno della mia resa nel momento in cui è stato dato il premio Lazialità a Lotito. Lazialità è un termine che ho inventato io. So che si possono creare equivoci da domani, ma il lustro lo ha dato Guido col giornale e la trasmissione, lui ha diffuso il logo, io l'ho solo inventato. Che cosa significava essere laziali con questo termine: la sofferenza è molto laziale come sensazione, ad esempio. Vi vorrei spiegare i requisiti: dovete immaginare che siete con un bambino figlio di qualche amico, circondato da romanisti, che cosa gli devi dire per convincerlo a diventare laziale? Gli devi dire che la configurazione laziale è angelica, per via degli angeli. Il tifoso della Lazio che cos'è? Dire per esempio "popolare", è la Roma, ed è comunque un pregio. Il laziale di altri tempi e nobile, snob. Pensate a chi è stato dato il premio lazialità intanto. Laziale è cultura vera, ma mai ostentazione di cultura. Io ho studiato e amato il latino e il greco, ma certamente non ho mai fatto citazioni latine, è un modo di ostentare. Il laziale attende sempre il momento giusto, è l'amare l'aquila. L'aquila, quella che libera vola alta, signorile e potente nel cielo azzurro e limpido della Alpi. Un pò meno quella povera aquila addestrata in un certo modo, che ha un vantaggio: quello di far diventare famoso chi la addestra. Saper perdere e saper vincere: questo ci insegnavano. Cantare vittoria solo quando è finito, se vinci 4-0 non era sicuro anche se la partita stava per finire. Essere sportivamente e furiosamente antiromanista. Significa lo sfottò, le dolci incavolature con gli amici romanisti. Significa non essere arroganti e boriosi. Significa non parlare di se come se uno fosse un Padre Eterno. Continuate a pensare a chi è stato dato il premio. Io sono uno che ricorda la Coppa Italia con Bernardini allenatore, mi ricordo i rigori battuti da Vivolo, io ricordo Tozzi ubriaco al Flaminio, sono quello che ha amato Lenzini e Maestrelli, sono quello che ha amato Bob Lovati, amo ancora Gabriella Grassi, amo pensare che la Lazio a capodanno dicevamo sempre "chissà, magari quest'anno vinciamo lo scudetto". La lazialità era soprattutto mio padre, che mi aveva insegnato certe regole. Sarò rimasto solo, dato che mancano pochi giorni alla fine del mondo, la bandiera bianca la strappo per i pochi veri laziali."