Citazione di: Panzabianca il 08 Gen 2013, 09:37Perché poi i laziali ci sono. Quando suona la campanella siamo tutti lì
purtroppo, 'sta campanella siamo stati abituati a sentirla solo a morto
voglio dire: le giornate epiche del tifo Laziale sono state, essenzialmente, quelle nelle quali ci si giocava la vita o la morte: una sopravvivenza, gli spareggi, una promozione sofferta, una commemorazione
paradossalmente, anche la giornata dello scudetto fu una di quelle da dentro o fuori, da vivi o muori (per la seconda volta, peraltro: l'anno prima io morii su quegli spalti sotto i colpi di un perugia-milan acchittato, ma già ferito da firenze)
nella ns storia, nel ns dna, nei ns ricordi, il grande afflusso, la grande partecipazione è legata a momenti di svolta, come se, una volta conquistata 'sta svolta ed intrapresa la strada illuminata dal sole, fossimo già consapevoli che, prima o poi, il burrone, il precipizio, la tenebra, la nebbia ci avrebbero ri-accolto
un fatalismo coltivato, per anni, ed insito nel Laziale medio: mio padre, per dirne uno (il papà di Fede, un altro...ma quanti ne conoscete, eh?)...gente con un cuore Laziale grande così, ma alla quale basta che la aesse acquisti uno che finisca in
-inho per rendere anche una qualificazione alla CL come una cosa non-sufficiente
come se si dovesse sempre stravincere, per vincere, senza mai godersi appieno il momento, l'euforia, lo stravolgimento cataclismatico dei pronostici come sempre a noi avversi
questo sentimento, tipicamente Laziale, è stato coltivato per anni da vari
comunicatori, tutti perlopiù avvezzi alla lacrima facile, al sentimentalismo, alla
nostalghija al punto tale da rendere difficile il comprendere se sono stati loro ad adagiarsi su un tema già insito nel tifoso Laziale oppure è quello stesso tifoso Laziale ad essere stato plasmato da tanto pessimismo, da tanta rassegnazione
non è, non può essere, solo un fattore storico: la ns storia non è stata fulgida o straripante come quella del real, del liverpool o del barca, ovvio
ma non è stata neanche un'eterna superga
se volessi fare un paragone irriverente, anzi lo faccio, dovrei raccontare ciò che è stato il mio rapporto con la Resistenza, con i Partigiani, con la Guerra di Liberazione del '45
essendo cresciuto in una famiglia intrisa di venerazione per il movimento partigiano (mia nonna lo era), ho vissuto una fase adolescenziale di repulsione, di rifiuto, di ignavia nei confronti di tutto ciò che veniva riproposto tutti gli anni intorno al 25 aprile
era, ovviamente, un mio problema, dovuto alla sovraesposizione retorica ed al mancato ritrovare certi valori nella società nella quale vivevo: tipico negli anni '70/'80 (e cosa che spostò molti che venivano dalla mia stessa formazione verso movimenti estremistici di sx)
poi, altrettanto ovviamente, col crescere ho rivalutato certi valori, certi insegnamenti, e li ho posti laddove è giusto che stiano
ecco
noi Laziali siamo oggi un po' come quei ragazzetti degli anni '70/'80: talmente impastati di retorica del dolore, della rivalsa e del sacrificio al punto da voler tracciare una propria via, magari fallimentare, ma propria
riportando questo indebito paragone alla realtà comunicativa attuale ed alla partecipazione scarsa del tifoso Laziale, credo che la via (così come disegnato da altri) sia quella duplice e strettamente connessa di un'unificazione della comunicazione, da una parte, e di un aumento della partecipazione, dall'altra
l'unificazione della comunicazione deve avvenire attraverso i canali comunicativi della società: solo così si potrà sfrondare la retorica dei vari lacrimoni inconcludenti, rivestendo i ns ricordi collettivi di quell'aura di valore che, invece, serve come il pane, ammazzando in culla il ricordo-bambino del dolore fine a se stesso e facendo crescere bene il ricordo-bambino-positivo, alimentandolo di storie di vittoria, di crescita e rinascita ed abbandonando in un angolo pistole & palloni fini a se stessi
l'aumento della partecipazione sarà un di-cui: ci si ritrova meglio e di più in un ricordo positivo che in una eterna rimembranza di morti, di ammazzati, di sconfitte e di dolori
oltre che, ovviamente, alle vittorie sul campo