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di ALESSANDRO VOCALELLI
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RESTITUITI giustamente i due punti al Napoli (ma chi risarcirà Cannavaro e Grava per questa immeritata squalifica già scontata? E come fa l'appena confermato Palazzi a giustificare queste sue sconfitte in serie?), il campionato torna a bussare alla porta in un clima di incertezza e grande interesse. Non c'è dubbio che Mazzarri, ingiustamente criticato alle prime e passeggere difficoltà, sia adesso tornato prepotentemente in corsa: dev'essere stata una soddisfazione, per lui, leggere di nuovo i titoli sulle possibilità scudetto della sua squadra, dopo essere stato dipinto come un tecnico sfiduciato, demotivato, stanco. Invece, no. Il Napoli è lì, a tre punti dalla Juve, con una squadra pesantemente rinforzata, perché Armero è uno di quei giocatori pronti che possono subito integrarsi in una squadra che gioca a memoria.
Piuttosto stupisce il clima di prudenza, scetticismo, scarsa fiducia, che c'è invece intorno alla Lazio. Tutti, per carità, sono lì pronti a lodarne le qualità, finendo però per rappresentarla come una sorpresa, quasi un'intrusa nella lotta al vertice. Giustamente non si dice del Napoli e non si direbbe dell'Inter, che anzi a sette punti viene ancora guardata con attenzione e preoccupazione dalla concorrenza. La Lazio, chissà perché, non riesce da questo punto di vista a 'sfondare'. Forse anche per colpa o scelta degli interessati, che continuano a scegliere il basso profilo. Ma questo è naturale, nella logica dei ruoli. Più strano che nella considerazione generale alla Lazio non si dia probabilmente quello che merita. Eppure siamo di fronte a una delle squadre più continue del calcio italiano, da tre anni stabilmente nelle prime posizioni, in lotta per una Champions spesso sfumata di un soffio, magari solo per colpa della differenza reti. Eppure stiamo parlando di una squadra che ha un portiere formidabile come Marchetti, una difesa più che affidabile, un centrocampo esperto e di qualità, ha un attaccante come Klose a cui recentemente è stato affiancato con ottimi risultati anche Floccari. Già, una volta si diceva che il tallone d'Achille della Lazio fosse nelle riserve: ora con Ciani, la possibilità di tener fuori ora Lulic ora Candreva, giovani come Cavanda, giocatori esperti come Brocchi, oppure lo stesso Floccari, il problema sembra essere risolto. Così come non dovrebbe neppure agitarsi il fantasma della vicenda scommesse: con un'indagine ancora aperta a Cremona, con il precedente del Napoli, come si può pensare che la giustizia sportiva faccia un altro autogol?
Insomma, la Lazio ha tutto per essere lì, considerata giustamente per quello che vale, con il vantaggio di dover giocare i due scontri diretti con Juve e Napoli entrambi all'Olimpico. Questo non vuol dire, assolutamente, che prevarrà la Lazio: ma almeno che si diano meriti e considerazione per la posizione raggiunta. In un campionato in cui la Juve continua a essere favorita ma che prima di Natale - scripta manent - avevamo giudicato ancora assolutamente aperto. Un campionato che torna domani con un altro carico di emozioni. C'è da divertirs