Cavanda, a quanto pare, per spuntare un contratto migliore, punta alla Premier, dove l'economia ancora regge botta e gli ingaggi sono mediamente superiori rispetto all'Italia. La scelta è condivisibile, così come quella della Lazio di assegnare un valore al calciatore. Sta alla dirigenza formulare la propria offerta, a Cavanda decidere se accettarla o meno. E lì bisognerebbe mettere il punto. Invece intervengono i revisori dei conti della Lazio, i talent scout in panciolle, i fini intenditori che determinano, avvalendosi persino di sofisticati strumenti d'avanguardia, la forza attuale del calciatore, la proiezione a breve-medio termine, e sulla base di parametri tanto soggettivi quanto ad minchiam, stabliscono la congruità dell'offerta.
Se Cavanda riuscisse ad ottenere i desiderati 400 mila euro, senza rinunciare all'ambizione giocare a calcio per medio-alti traguardi (condizione che a mio avviso dovrebbe avere un suo peso), non bisimerei la sua scelta, a patto che le resistenze non nascondano accordi furbescamente acchittati sottobanco. Per la Lazio in termini tecnici, di squadra, cambia molto poco. Ad oggi, vista dall'esterno, la mia impressione è che Savini prenda ripetizioni serali da Raiola.