Dico la verità, mi fregava il giusto, anche perchè la nazionale non mi appassiona più dai guizzi di Paolo Rossi. A quei tempi ( ma anche prima ) ricordo calde lacrime versate sull'azzurro. Che so, le sviste di Zoff con l'Olanda o il mezzo flop degli Europei dell'80, giocati in casa. Quel 4 luglio del 2006, per motivi professionali, mi ritrovai sulle tribune del Westfalen, circondato da migliaia di tedeschi. Ricordo le loro provocazioni ( un quotidiano tedesco, alla vigilia, titolò : " Rovesciamogli gli spaghetti in testa"). Ricordo le loro lagnanze per la squalifica di Frings, assente contro l'Italia. Le loro risatine idiote, al luppolo, all'esterno dello stadio, quando ci incrociavano, guardando in tralice il nostro pass. Al gol di Grosso una piccola esplosione dei pochi tifosi italiani presenti, il resto dello stadio statue di sale. Ricordo la loro disperazione al raddoppio di Del Piero ( il contropiede più bello del secolo, nemesi perfetta del nostro bistrattato catenaccio..). E ricordo la loro ridicola rappresaglia dopo la partita: disertare le pizzerie italiane. Vissi tutti quegli eventi con molta leggerezza, ero solo uno che, dopo 38 giorni tra wurstel, senape e tomatosuppe, agognava il ritorno a casa e se ne fregava del resto. Se solo mi fossi fermato a riflettere sulla loro ingiustificata rabbia nei nostri confronti, probabilmente figlia di un ancestrale complesso di inferiorità, me la sarei goduta di più. Ieri, vedendo quelle 4 seghe cascare come fuscelli, inducendo all'errore un modesto arbitro russo ( quindi corruttibile per antonomasia), quel [...] che si fa tutta la tribuna coi pugni serrati e le facce rubizze sugli spalti, ho capito una cosa. Che anche i tedeschi, calcisticamente, mi stanno pesantemente sulle palle. E che non vedo l'ora arrivi la prossima settimana, sperando di fargli un culo come un paiolo.