se vuoi vincere in formula uno, la tua macchina deve andare - sempre - a pieni giri, il tuo pilota sia quando vince sia quando perde non deve accusare incertezze di alcun tipo, la tua società deve essere forte abbastanza da impedire che in questo o in quel gran premio nessuno possa voltargli contro questo o quel codicillo, la tua tifoseria deve avere l'obiettivo di veder vincere la propria squadra e non veder vincere crescere se stessi e la propria immagine, i tuoi opinion maker debbono lavorare per potenziare l'immagine della macchina e non per sconfessare giorno dopo giorno l'operato della società
in questo senso, il milan e la juventus sono macchine perfettamente allestite per vincere in formula uno (e grazie, si potrebbe dire...). la Lazio invece ancora no. la squadra accusa troppi colpi a vuoto, l'allenatore ripete troppi segni di incertezza, troppo debole la società, tifosi o troppo assenti o troppo affascinati dal proprio logo, una stampa tutta troppo ferocemente ostile. Per diventare realmente competitivi si deve crescere, tutti. Possibilmente, sarebbe bene farlo in fretta. anche perché non si parte da zero, anzi. La Lazio oggi è una ottima squadra, forte nel quadro tecnico, amministrata con sapienza, seguita con amore da tanti che rifiutano tenacemente di accodarsi al vuoto a perdere mentale che da anni accompagna il suo cammino. servono passi avanti, però, decisi e sicuri
prendiamo ad esempio questi numeri: la Lazio, in el, tra fine estate e fine inverno, ha giocato cinque trasferte (Londra, Atene, Maribor, Moenchenglabach, Stoccarda). bene, il ritorno in campionato seguito a queste trasferte ha visto la Lazio conquistare un punto (uno) sui quindici disponibili: dopo Londra sconfitta in casa con il genoa, dopo Atene sconfitta a Firenze, dopo Maribor pari a Bologna, dopo Moenchenglabach sconfitta a Siena, dopo Stoccarda sconfitta in casa con la fiorentina, cinque partite gol fatti zero, gol subiti otto. da settembre a marzo, indifferentemente, sia con la squadra in piena forma sia con la squadra in evidente appesantimento. si può leggere allora questa curva senza pensare alla necessità di una forte crescita collettiva? quello di ieri sera era uno stadio degno di una squadra in lotta per un piazzamento champions? possibile che un allenatore non riesca a trovare rimedi per un andamento così fortemente penalizzante? e una stampa che non trova di meglio che continuare a trastullarsi intorno al mantra cavanda che contributo può dare alle prestazioni di questa squadra? e alla società cosa altro serve per muoversi con decisione verso la crescita qualitativa del parco giocatori?
per chiudere, la crescita - nel calcio come nella vita - non deve essere necessariamente lenta, graduale e progressiva. Natura non facit saltus, dicevano in latino i nostri padri. invece è vero esattamente il contrario: per essere chiari, vincere la coppa italia, avanzare in el o addirittura vincerla, la coppa, per non dire la conquista del "terzo posto" (teoricamente affatto impossibile, ancora) sarebbe esattamente ciò che serve alla Lazio per allargare i suoi orizzonti. un salto nel futuro, ora, questo ci serve. nessuno abbassi la guardia