l'immagine di due piazze romane - piene, festanti, ribollenti addirittura - ha attirato, in queste ultime settimane, l'attenzione della comunità internazionale. piazza san giovanni, la piazza della politica, straripante nella rappresentazione materiale del sommovimento politico che sta vivendo il nostro paese; piazza san pietro, la piazza della fede, viva, pulsante nella preghiera e nella speranza della comunità cattolica in attesa del suo nuovo pastore
stasera l'Europa intera guarderà una terza piazza romana, lo stadio olimpico, la piazza del calcio, cioè la piazza del tifo, della passione, del divertimento. sarà però una piazza silente, vuota, desolata e desolante. una piazza triste. l'ha voluta così, l'ha imposta così, il governo calcistico continentale: una piazza svuotata per sottrarla alla egemonia, o alla prevaricazione, di una minoranza - piccola o grande, chissà - che, incurante del sentimento di gran parte dei tifosi, ha tenacemente lavorato per farne un luogo per la rappresentazione della propria ideologia
sorprende o piuttosto rattrista che questa anomalia, questa caduta brusca e per tanti versi irreversibile della immagine di Roma nel mondo, si concretizzi nella indifferenza generale, nella disattenzione o nel disinteresse del mondo politico e istituzionale e culturale della capitale. nella convinzione, probabilmente, di certo nella illusione, che a pagare il prezzo così alto di una situazione assolutamente inaccettabile, siano "soltanto" la Lazio e suoi tifosi. non è così, non è affatto così, sotto accusa c'è Roma, c'è la capitale d'Italia, e c'è l'intero calcio italiano. una città in affanno nella Europa contemporanea; un calcio povero, economicame e tecnicamente, attraversato da fenomeni devastanti di corruzione, incapace di innovazione e di iniziativa, racchiuso nei suoi stadi fatiscenti, tenuto in vita ormai quasi esclusivamente da una affabulazione (radio)televisiva ridondante, faziosa e palesemente incolta
Roma ha ancora un sindaco? il Coni ha un suo presidente? e la comunità ebraica romana, non ha nulla da dire? in attesa di una qualche loro dichiarazione, di solidarieta nei confronti di alcuni, di condanna nei confronti di altri, in attesa insomma di un loro intervento sulle lacerazioni che questo episodio scatena sul tessuto cittadino, non solo su quello sportivo, stiano accanto alla Lazio, sostengano il suo presidente, diano l'immagine di una democrazia e di una società civile che sa da che parte stare, che sa scegliere il campo nel quale impegnarsi
l'immagine del sindaco di Roma a fianco del presidente della Lazio, o magari quella del presidente del Coni, o del rabbino capo di Roma, o dei direttori dei principali quotidiani cittadini, darebbero allo sfondo deserto degli spalti tutt'altro significato. darebbero l'immagine di una realtà viva, lacerata ma viva, in lotta contro le sue contraddizioni, determinata nel suo impegno per la civiltà. dai, trovatelo questo coraggio, accomodatevi stasera in tribuna d'onore. posto ce n'è quanto ne volete e l'ingresso è gratis