Citazione di: FatDanny il 15 Mar 2013, 11:13
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Il punto è invece se sia possibile o meno fare allo stadio "come ci pare". Il resto è diretta conseguenza.
La risposta a molti viene naturale: no, non si può fare.
Come in ogni contesto ci sono delle regole, delle norme, dei canoni di comportamento.
Fuori di essi, scatta la sanzione. Una sanzione che non riguarda solo te, ma tutti.
E quindi avresti pure rotto il cazzo, cerca di capirlo.
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Se c'è una cosa che va contro i 30mila modi di essere Laziali è proprio questo obiettivo di fondo.
Che vorrebbe tutti questi modi ridotti a UNO. Come in Inghilterra. Le tribune fatte con lo stampino.
Tutti seduti, senza bandiere, senza striscioni, senza megafoni, senza - ovviamente - mani a paletta.
Uno spettacolo sterilizzato da ogni caratteristica altra rispetto alla Norma, che trionfa in tutto il suo splendore od orrore, a seconda dei gusti.
Può piacere. A me non piace per niente.
E sono pronto a difendere quei 30mila modi di essere Laziali, perché alla fin fine lo Stadio così è (se vi pare).
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Ciao Fat
non sono molto puntuale nei collegamenti su sto sito, però il tuo tema è interessante.
Le regole... c'è chi pensa che solo per il fatto di esserci sono già una limitazione alla libertà. Libertà di fare, sempre e comunque, quello che voglio. Il limite, secondo una delle frasi più abusate della storia delle citazioni, è sempre dove termina la libertà altrui. Il che - a ben pensare - è un'estremizzazione che manco mi piace tanto.
Però all'interno della curva (non solo della nostra) vigono delle regole ben precise, che a violarle si rischia. Regole interne, cui si contrappongono regole esterne. Non è che poi queste regole esterne, pur esistendo, vengano applicate al cento per cento. All'inglese. Vai in curva a reclamare il tuo seggiolino o a pretendere che tutti stiano seduti. L'applicazione all'amatriciana delle regole in definitiva è il marchio di fabbrica del nostro Paese, e ci salva dalle estremizzazioni e in certi casi dal ridicolo. Dato che i nostri legislatori sono di norma una manica di decerebrati è meglio così. Quasi sempre i tentativi di risolvere i problemi di sicurezza e vivibilità provocano l'effetto opposto, che a fregarsene sono quelli che dovrebbero esserne colpiti e ad esserne colpiti gli altri. Tipo l'emerita, miracolosa stronzata della tessera del tifoso, per dirne una.
Noi non stiamo parlando di queste regole. Nessuno vuole uno stadio di manichini, ma non è che esistono solo due alternative: tutti seduti e inquadrati oppure un'adunata della hitlerjugend. Le regole possono convivere con l'entusiasmo, il casino e anche una certa dose di politically incorrectness.
La situazione attuale, comunque, è ben chiara. Sanno tutti quel che si può fare e quel che non si può e - dato che quel che non si può esula sempre e comunque dal contesto sportivo - non c'è grosso scandalo né dubbio. E se i nostri palettatori non hanno ancora compreso bene la lista di ciò che è vietato, è solo una questione di update. La versione delle regole 2.0 la devono ancora scaricare.
La linea di demarcazione è oggi ancora ben delineata: certi atteggiamenti si tollerano, altri no. L'asticella, comunque, è stata sempre a differenti altezze. Le mani a paletta, ad esempio. Ci sono sempre state, e non ci sono state tutte ste sanzioni, in passato. Così come svastiche o celtiche in curva. Così come dire negro a uno è stato, fino a pochissimo tempo fa, la norma. Stavo leggendo Salgari questi giorni, c'è un filibustiere indiscutibilmente di colore, e non solo tutti lo chiamano il negro (qualcuno più politically correct lo chiama africano), ma si sprecano battute sul colore nero delle interiora o dell'anima che a un delegato uefa gli farebbero prendere un attacco di epilessia. La sensibilità su certi temi non è assoluta, così come le sanzioni (a proposito, che gli farebbero oggi a Edoardo Vianello e ai suoi watussi, gli altissimi negri?). E' quasi curioso come - nel caso specifico dell'apologia di fascismo - la sensibilità vada acuendosi quanto più si allontani il periodo in oggetto.
Il problema è più sottile. Oggi siamo tutti d'accordo, ma cosa succederà quando l'ineffabile uefa deciderà che allo stadio bisogna stare tutti seduti, oppure che bandiere e striscioni ostruiscono la visuale, che non si potrà più fumare, né bere caffé (pericoloso stimolante), che attaccare le caccole sotto il sedile sarà punibile con severità, e i cori, vanno bene, però eliminiamo qualsiasi coro che possa essere in qualche modo offensivo? Perché quello che a noi adesso sembra ridicolo non è escluso che tra qualche anno per la uefa diventi legge. Conoscendo i soggetti, e assistendo al dilagare della più ottusa politically correctness, mi sembra anzi quanto mai probabile.
E allora ci troveremo in una situazione in cui i delegati uefa si guarderanno in silenzio all'interno - finalmente - di uno stadio deserto, e noi ci troveremo a casa, noi e i nazisti dell'illinois, finalmente ad bestemmiare, ruttare, insultare l'arbitro fino a quattro generazioni e a urlare il peggio sull'avversario. Perché allora - Dio non voglia - anche romammerda sarà vietato...