Per via dell'eta e del mucchio di anni che uno ha trascorso (tra parentesi: 61 anni, non pensavo fosse così giovane, davvero), posso avere dei ricordi non personali, ma insomma abbastanza diretti.
Nei primi anni '70, quello che in seguito sarebbe diventato mio suocero, era un famoso organizzatore sportivo dei settori giovanili, specialmente di Atletica Leggera, Calcio e Sci. Lavorava per l'AICS che all'epoca era fortemente legata al Partito Socialista. Una volta raccontò che era riuscito a portare a correre in Italia (ospitandolo addirittura a casa sua) un giovane diciassettenne di Trinidad semi-sconosciuto, Hasely Crawford. E disse che erano solo lui e un altro le più grandi promesse dello sprint, forse a livelli mondiali: "C'è pure un Italiano... è più piccolo di Crawford di un paio d'anni... uno secco secco, ingrugnito... di Bari... ma è veloce... veloce come un fulmine!"
Aveva ragione: Hasely Crawford vinse i 100 metri alle Olimpiadi di Montreal, l'altro... era Pietro Mennea.
Nella mia vita, come tantissimi italiani, mi sono alzato spesso, di notte per vedere imprese sportive irrinunciabili. Oggi capita ancora, ma con meno frequenza, fanno in modo di organizzare gli eventi in modo che nei grandi "bacini d'utenza", in Europa e in USA, possano andare in diretta in orari "decenti". E allora fanno partire i Gran Premi alle 6 di pomeriggio, organizzano le partite dei mondiali a mezzogiorno, le gare di maratona la mattina presto... Io ricordo (sempre perchè, ahimè, "posso" ricordarlo...) la sveglia messa per gli incontri di boxe di Nino Benvenuti con Griffith, a notte alta, io e Papà con la televisione a volume basso basso... o di Mohammad Alì e Foreman, oppure le gare di vela di Azzurra, la Formula 1 al Gran Premio USA a Long Beach o a Watkins Glen o in Giappone, e poi, sopratutto le Olimpiadi. Le Olimpiadi di Pietro Mennea.
Quando un paese intero si fermava e si sintonizzava a guardare quei venti secondi scarsi che facevano la storia dei 200 metri... perchè c'era Pietro Mennea. Tanti Mondiali, Europei, tante Olimpiadi, fino alla quinta, nel 1988 a Seul. E ricordo perfettamente l'emozione nel vederlo superare le batterie e qualificarsi per le semifinali, aspettare fini a notte fonda e poi scoprire che non ce l'aveva fatta a recuperare e s'era ritirato prima delle partenze, a quasi quarant'anni. E tutti noi ancora con la stessa emozione, la stessa commozione come se avesse corso, come se avesse vinto.
Un grande, semplicemnte, sostanzialmente un grande.
Il suo leggendario record del mondo ha resistito per vent'anni, battuto solo da un immenso Michael Johnson, e però come record Europeo... è ancora buono!
E nella sua infinita carriera Pietro ha avuto a che fare con robettòla... personaggini tipo Don Quarrie, o Valery Borzov, Calvin Smith, Allan Wells, ha incrociato giovani Carl Lewis, De Loach, Ben Johnson...