Un colpo al cerchio e una alla botte.
Comincio col cerchio. La freddezza dei risultati è palese: il 'miniciclone' di fuoco di 4 partite si conclude lunedì sera e ha sancito l'eliminazione dall'Europa League contro una squadra alla nostra portata, più un pareggio al derby che abbiamo rischiato sia di vincere che di perdere. Lunedì giochiamo in formazione rimaneggiata contro la squadra più forte d'Italia e rischiamo quindi di concludere il ciclo con le pive nel sacco o quasi (SGRAT). Tutto questo alla fine di una parabola discendente cominciata dopo le feste in cui ci hanno recuperato i tanti punti accumulati alla grande nel girone d'andata. Per chi è in cerca di polemica, tutto questo avviene dopo una sessione di calcio-mercato più paradossale di un film dei Coen. Una squadra che studia da grande dovrebbe uscire da un quartetto di match di tale portata almeno con un prodotto finale, il più importante delle quali doveva comunque essere la qualificazione alle semifinali.
Ci siamo arrivati con il nostro miglior giocatore in convalescenza, senza un terzino destro di ruolo e giocando in difesa con Cana, ad oggi il miglior centrale della Lazio ma acquistato per fare il centrocampista. E ci siamo arrivati giocandoci il tutto per tutto in uno stadio vuoto per le intemperanze dialettico-politiche dei tifosi organizzati.
La partita di ieri però è per certi versi encomiabile (ci avviciniamo alla botte) perché ci ha restituito una Lazio dalla salda dimensione internazionale il cui merito va secondo me principalmente al Mister (nel suo piccolo un cerchio e una botte simbolico della Lazio di quest'anno). Ma a questi livelli i dettagli contano e pure tanto per cui, sempre in una sintesi da stringata analisi, la Lazio segna il gol dell'1-0 al 60° e subisce il pareggio quando ancora mancano 18 minuti alla fine più recupero: un'eternità. Lo subisce per un errore individuale di Ciani (acquisto di agosto), per un pizzico di sfortuna che non manca mai (la palla mi sembra che gli passi sotto le gambe e non credo che il turco ci avesse mirato) e per un errore tattico evidente perché la Lazio non è schierata a dovere. In un'azione avversaria relativamente lenta e leggibile manca l'uomo a destra che stringe verso la palla. Era necessario farsi trovare così sbilanciati a 18 minuti dalla fine che poi segnando un gol vai in paradiso?
Stai lì, cacchio, e macina gioco. Non rischiare.
La botte.
Ieri sera ho avuto la prova provata che abbiamo una squadra di ragazzi con le palle d'acciaio, al netto degli errori individuali e dei limiti tecnici. Alla Lazio succede di tutto, chi ci viene dovrebbe saperlo e dovrebbe tatuarselo sul torace. Noi tifosi lo sappiamo bene (non tutti, solo quelli in buonafede).
Quando le cose filano lisce, vedi autunno/primo inverno, la Lazio vola, vince e convince. Poi iniziano gli infortuni, le decisioni arbitrali palesemente contrarie, il numero delle partite da giocare aumenta, i giorni di allenamento diminuiscono. Ogni giorno c'è una polemica. Ogni santissimo giorno che Cristo manda in Terra nell'ambiente Lazio bisogna fare il finimondo per una cazz.ata. Andiamo a Monchegladbach e ci danno tre rigori contro, a Istanbul troviamo l'arbitro del signore degli anelli. Platini ci odia. Blatter ce vole ammazzà. Gandhi fa i digiuni contro di noi, Rizzoli sente per radio cosa deve fare sul fallo di Candreva. A Torino ci fanno giocare nella tormenta. In dieci. Sempre più spesso in dieci, tanto che ieri ero contento come se avessimo passato il turno perché abbiamo finito in 11.
Fattori imponderabili (cit.) che ci costringono a cambiare tattica, assetto, statuto sociale con la Lazio spesso a difendersi a strigne er c.ulo. A Torino un pippone chiamato jonatas entra e dopo 4 secondi indovina il piattone e segna, unico tiro in porta dei granata. Ieri i turchi fanno un'azione una e trovano il tiro-tunnel-a fil di palo. IL tutto mentre sugli spalti dell'Olimpico di Roma, ripeto di Roma, non ci sono tifosi laziali ma duecento ospiti con maglia e bandiere del Fenerbahce. Eppure sti ragazzi non mollano mai: qualsiasi cosa succeda si mettono lì e giocano. Come se non ci fosse un domani. Sempre. E sono bravi. Sottovalutati ma bravissimi. Sarebbero titolari quasi ovunque.
Dopo il pareggio turco giocano come se bastasse un solo gol per qualificarci, in tutte le partite o quasi creano, corrono, danno il fritto e puntualmente arriva l'episodio negativo. E loro, marmorei, giocano. Col cuore, senza tirare mai indietro la gamba. I giornali ci snobbano, alcuni ci insultano, per altri siamo già squalificati per il calcio scommesse.
Il presidente sembra l'Alberto Sordi di "Troppo forte" (tarata-tta-ta).
Abbiamo una rappresentativa di calcetto fuori rosa. Ci sono i tifosi che ogni due cori per i giocatori ne fanno dieci contro Lotito, il sistema, contro i virus informatici e le tette al silicone. Al derby sbagliamo il rigore, ci espellono un giocatore, e tutto sembra acchittato quasi fosse la partita del cuore di Titty. Eppure loro lì. Immensi professionisti. Ragazzi straordinari con un mister che parla in tedesco con Klose, in serbo con Lulic, in amatriciano con Manzini e usa pure il linguaggio dei muti con Lotito per compensare la logorrea.
Un signore. Un simbolo di stile. Un'identità di gioco (e qualche fregnaccia tattica).
Abbiamo giocato 13 partite più della Riomma, 7 più del Milan, 15 più della Fiorentina. L'ultima decisione arbitrale a favore (il mani di Floccari) ce la stanno facendo pagare col vitalizio: Suffer for Life.
Eppure che squadra, che carattere, che palle d'acciaio. Meritereste di vincere la coppa Italia e arrivare terzi. Voi soprattutto, poi anche noi tifosi. Più dei ladroni rossoneri, i piagnoni napoletani che subiscono un rigore ogni dieci anni, più dei nerazzurri che in panca c'hanno uno che se fa l'interviste finte allo specchio. Più di quel baraccone giallo rosico che ha sfondato da quel dì il muro del ridicolo. Più della Fiorentina con Della Valle che balla in tribuna come il peggiore dei nerd. (andasse a tempo almeno: fancul.o lui e pure quella zoccola della mamma di Cecchi gori, maledetta 'ndo riposa).
Adesso dovrei scrivere le conclusioni. Eccole. La Lazio mi piace, Petko me lo tengo; fortuna e arbitri a favore non ce li avremo mai; Lotito dovrebbe passare al 3.0; servono un centrale, un terzino ambidestro, 1 centrocampista e due attaccanti; Serve che i tifosi facciano i tifosi come ieri, come al derby. E poi un sacco de m.erda: la rioma, il cds, la repubblica, il messaggero, Gollum, la rioma, i turchi, la rioma, i fattori imponderabili, la sfiga, Platini, i fascisti, i pali, la neve e Rizzoli. E romammerda e vaffanculo.