Citazione di: PILØ il 03 Giu 2013, 10:22
Io l'avevo visto appena uscito perché ho partecipato anche ad un incontro con il regista.
E' un film pieno di luoghi comuni che alla fine non dice nulla.
Questa ragazza arriva dalla campagna e finisce in una classe spaccata in due: da una parte i figli dei ricchi, tutti di destra e laziali. Dall'altra i figli di operai o impiegati statali, di sinistra e romanisti.
Il bello è che quando si tratta di scatarrarci in faccia loro non utilizzano nessun altro riferimento se non quello di denigrarci e detronizzarci agli occhi dell'opinione pubblica e agli occhi di potenziali nuovi tifosi.
Da un lato siamo pochi e burini, dall'altro, si fa un film in cui la Lazio appare avere un radicamento fortissimo e assumere un ruolo di status symbol per i pariolini, accanto al maglione della Onyx e al giubbotto Barbour (questi, perlomeno, erano gli accessori indispensabili per loro, quando ero adolescente io): la disonestà intellettuale sta anche in questo. Si descrive una realtà fallace in tutto e per tutto (i "pariolini" delle scene postate non esistono manco in una parodia mal riuscita del bagaglino, e Virzì ha la pretesa di descrivere la società con occhio clinico) e, pur di spernacchiare la Lazio si fa piazza pulita del caposaldo dogmatico "pochi e burini": qui siamo tanti, addirittura nelle scene appariamo una maggioranza prepotente contro i poveri romanisti, silenziosi e coscienziosi, e siamo una squadra di "Casta", in un'inesistente Roma perfettamente manichea e verticalmente bipolare.
No, ma. E' la sindrome d'accerchiamento, ma siete voi che siete fissati, ma dove lo vedete tutto 'sto squilibrio ai danni della Lazio?