Essi rosicano

Aperto da Zlatanana, 26 Mag 2013, 20:29

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rolandone

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Citazione di: blackholesun il 05 Giu 2013, 13:06
Io ho twittato quanto segue (con link all'articolo):
''se questo è giornalismo: il responsabile contributo di @giankodotto al sereno confronto tra le tifoserie capitoline: http://tinyurl.com/lf6wyg5''

ognuno ha il suo stile...secondo me l'approccio dovrebbe essere questo...

ad esempio linkare il video con i due ragazzini amici laziale e romanista, di presentazione al derby, e poi di nuovo, il link all'articolo di giancarlo dotto...

detto questo, vi segnalo questo fatto...
mio cognato, con cui il 26 eravamo allo stadio...
appende al balcone (un secondo piano) bandiere e  sciarpe...quartiere tor pagnotta (in pratica dove si trova il Leroy Merlin laurentina)
l'altro ieri notte, sono le due, la moglie è sola in casa... per inciso è incinta...
sente dei rumori forti, dei tonfi sul balcone...
ha paura, chiama mio cognato che esce di corsa dal lavoro e torna a casa...

tira su le serrande per controllare cosa è successo in balcone...
uova e uova, tirate dal basso, contro le bandiere della Lazio...un impiastro ed un fetore assurdo...veramente scandaloso...

le mie bandiere sventolano ancora fuori dal balcone...ma a me queste cose mettono tristezza...davvero...indicative del tempo che viviamo...
a Roma in particolare...

pensa che queste cose succedevano negli anni 80 quando dall'altra parte appendevano bandiere per la vittoria scudetto  . noi appena promossi in A per non sentirci da meno e per far vedere che esistevamo ancora e stavamo tornando facevamo lo stesso.Tra di loro c'era chi sorrideva e diceva che queste cose li facevano godere di più , ma c'era anche chi tirava le uova.Questi episodi hanno fatto in modo che molti laziali hanno preferito , negli anni , rinunciare a colorare i propri balconi.Ricordiamo pure quello che hanno fatto al negozio di chinaglia l'anno dopo lo scudetto del 74 , le forche caudine a testaccio nel 2001 , le scritte su paparelli.Poi magari per quella schifezza de scarabocchio a Rione-Monti ce mettono le telecamere.Ma chi sono i veri fascisti e razzisti a Roma?

Yanez_de_Gomera

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Citazione di: maumarta il 05 Giu 2013, 13:15
Hanno vissuto per decenni in un reality che negli ultimi 20 anni è diventato una sorta di Truman Show intorno a un semianalfabeta.

E' proprio così !:up:
Ma non sono tanto sicuro che se ne rendano conto, nemmeno adesso.

RubinCarter

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Il Dottotriste.

ErGoDeTurone

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* 285
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"La Lazio non esiste, i suoi giocatori non esistono"

http://www.youtube.com/watch?v=acZ96-PPpJw

So' andati dallo stesso psicologo. Mi sa che gli serviranno almeno altri 10 anni di psicoterapia per riprendersi dopo questo 26 maggio

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cartesio

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... chiamò a gran voce i Ciclopi, che lì intorno
in spelonche abitavano, per le cime ventose.
Quelli, udendo il suo grido, arrivarono chi di qua chi di là
e, fermatisi presso il suo antro, chiedevano cosa lo molestasse
«Perché, Polifemo, sei così afflitto e hai gridato così
nella notte divina, e ci fai senza sonno?
Forse un mortale porta via le tue greggi, e non vuoi?
forse qualcuno ti uccide con l'inganno o la forza?
Ad essi il forte Polifemo rispose dall'antro:
«Nessuno, amici, mi uccide con l'inganno, non con la forza».
Ed essi rispondendo dissero alate parole:
«Se dunque nessuno ti fa violenza e sei solo,
non puoi certo evitare il morbo del grande Zeus
allora tu prega tuo padre, Posidone signore».
Dicevano così, e rise il mio cuore,
perché il nome mio e l'astuzia perfetta l'aveva ingannato.




A.Voronin

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Questo a quanto pare è stato in stretto contatto con Carmelo Bene e a naso pare uno dei tanti che sforzandosi di capirlo (AAHAHHAHAHAH fino al 2027, quando gli sciagurati faranno 100 anni di eterno dilemma) è uscito fuori di cotenna e cerca di usare un linguaggio simile fuori contesto e in un modo abominevole.
Alla fine è uno dei tanti intellettualotti da salotto, la peggior specie esistente al mondo, e come loro ha la testa bacata che al confronto un contadino è avanti anni luce, riempita con nozioni a casaccio fuse insieme (come l'as fogna, ovviamente).
Queste bestie vanno ignorate pubblicamente ma allo stesso tempo denunciate.
Sto [...].

azzurra71

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poraccio... e mo chi glielo dice quando si risveglia che il suo era solo un sogno?

(stai male ciccio)

FatDanny

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Ah Do', fatte na curtura e prendilo come un consiglio:


Rimozione

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera


In psicologia, la rimozione è un meccanismo psichico che allontana dalla coscienza desideri, pensieri o residui mnestici considerati inaccettabili e intollerabili dall'Io, e la cui presenza provocherebbe dispiacere.
Insieme ai concetti di proiezione (vedi anche transfert) e inconscio, la rimozione è uno dei cardini del pensiero e della prassi psicoanalitica. L'inconscio stesso per la psicoanalisi si costituisce in massima parte come conseguenza della rimozione.

L'introduzione di questo concetto si deve a Sigmund Freud a partire dai suoi primi studi sull'isteria quando il medico viennese notò che alcuni traumi psichici vissuti dai pazienti rimanevano sconosciuti alla loro coscienza e che la guarigione avveniva nel momento in cui questi traumi venivano riportati dall'inconscio al conscio.
La rimozione tuttavia va considerata come una modalità universale dello psichismo la cui finalità è proprio quella di difendere, come una sorta di apparato immunitario proprio dello psichismo, l'ideale dell'io (o Super-io) in cui ci si rispecchia.
Al concetto di rimozione si collega quello di resistenza, un ulteriore meccanismo psichico che impedisce ai contenuti una volta rimossi di tornare nuovamente coscienti. Scopo della psicoanalisi secondo Freud è quello di diminuire la forza di queste resistenze e permettere all'Io di tornare in possesso del materiale rimosso, in modo da porre termine alla sua funzione patogena.

La rimozione può riguardare sia un fatto vissuto, che un pensiero o istinto. In contenuto rimosso non tende spontaneamente a manifestarsi o non ha l'energia psichica per farlo, per cui spesso la rimozione è priva di conseguenze.

È necessario un secondo fatto o volontà:
1) apparentemente "innocuo" per il Super-Io, e che quindi non viene rimosso a sua volta;
2) associabile al contenuto inconscio per vicinanza nello spazio, nel tempo o per somiglianza. Nei soliti modi la mente opera per associare tra loro contenuti che restano non rimossi.

Il nuovo elemento "risveglia" il materiale rimosso che spinge per manifestarsi a livello cosciente, e l'Io media fra questo e la resistenza del Super-Io: un appagamento tramite compensazione permette al materiale rimosso di manifestarsi ma in forme diverse dal suo contenuto, più distorte e lontane quanto più è forte la resistenza.

Ciò accade nel sintomo nevrotico, ma anche in persone "sane" e "normali" attraverso i sogni, o nella nevrosi creativa. Nel sogno, si rilassa la muscolatura segno che si rallentano le resistenze del Super-Io, per cui il rimosso nell'inconscio ha l'opportunità di manifestarsi, e di farlo in modo più "soddisfacente" tramite forme più vicine al suo vero contenuto.
Secondo Freud, questo meccanismo non sempre è fonte di malattie, ma ha grandi implicazioni positive per la società. La nevrosi, se è canalizzata, è il motore dell'arte e della scienza: il genio creativo e gli ammiratori dell'opera vi manifestano singolarmente e collettivamente un proprio contenuto rimosso (sublimazione).
Via via che la psicoanalisi si avvicina con l'associazione libera al contenuto rimossso, a farlo ritornare a livello cosciente, la resistenza del paziente si fa più forte.
Per Jung tuttavia i contenuti che riguardano la rimozione a differenza di Freud non hanno una valenza solo personale ma anche storico-sociale. Da qui Jung è stato costretto a postulare un inconscio collettivo con i suoi archetipi propri della specie oltre all'inconscio personale con i suoi complessi personali teorizzato dal fondatore della psicoanalisi.
In Psicopatologia della vita quotidiana Freud illustra come il concetto di rimozione (assieme a quello di inconscio) intervenga in molti aspetti della nostra vita comune, ad esempio negli atti mancati, più comunemente detti Lapsus Freudiani, di cui fanno parte le dimenticanze e gli errori verbali.

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leomeddix

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- Ancora una delle tue stronzàte, Dotto? La prossima volta chiamo il lulic cattivo che ti alza la Coppa in faccia...

Panzabianca

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Citazione di: maumarta il 05 Giu 2013, 13:15
Hanno vissuto per decenni in un reality che negli ultimi 20 anni è diventato una sorta di Truman Show intorno a un semianalfabeta.
col tuo permesso questa me la metto in firma.  :)

ciceruacchio

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secondo me gli state dando troppa importanza. il solo parlarne fa il suo gioco.
sto finto romano.  :x

maumarta

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L'hai sentito come l'hanno chamato "DOTTOrino" manco dottore... io da quello manco na na carie me farei guardà!

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gesulio

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Citazione di: cosmo il 05 Giu 2013, 13:19
Quoto Purple Zack e sono sulla stessa linea di Italic Bold.

L'articolo non mi ha fatto né caldo né freddo. E' il solito mangime da dare in pasto al popolo bue.
Dotto tasta il polso di un ammasso di persone che in realtà non tifano per una squadra di calcio. Tifano per loro stessi.
A differenza di ogni altro tifoso al mondo, il riomanista non tifa per vincere ma per poter andare in piazza e contarsi.
Non hanno capito che i festeggiamenti (fateci caso quanto usano questo sostantivo o l'espressione 'annamoafesteggià') sono un'appendice irrilevante per gli almanacchi della storia del calcio.
Trattasi di fissazione.
Loro pensano di essere i tifosi più tifosi del mondo perché sono più numerosi, come se l'esserlo fosse un valore; come se urlare, dipingere, clacsonare e insultare i rivali storici fosse il fine ultimo del tifoso di una squadra di calcio.
Mentre si tratta invece di colore, che nel loro caso diventa becerume iconografico.
Dotto ha ragione: noi non esistiamo, e neanche l'Inter, la Juve o Il Fulham.
Non esistiamo nel mondo parallelo dove si sono collocati loro. Dove li hanno lasciati collocare nel corso degli anni con il contributo dei poteri politici e mediatici.
Fuori dal calcio, dove invece la Lazio esiste, gioca, qualche volta vince, qualche volta perde.
Nessun'altra tifoseria al mondo avrebbe lasciato sola la sua squadra del cuore.
Perché il riomanista non tifa con il cuore.
Se avesse perso la Lazio, ci sarebbe stata invece una sciarpata, sarebbe stato mostrato l'orgoglio dell'esserci.
Perché la sconfitta fa parte dello sport. Ma loro non appartengono allo sport, il riomanista vive sotto ipnosi e ha persino smesso di cercare di penetrare in quel mondo dove tutti NOI - Laziali, interisti, veronesi, tifosi del Totthenam e dello Stoccarda - siamo, viviamo, giochiamo.
Loro sono out.
Il primo passo nel limbo (dove li metterebbe Dante - ma non mi ricordo se la puzza era contemplata) l'hanno compiuto il 14 maggio del 2000 alle 18.05: da un minuto dopo il nostro scudetto ad oggi è stato un perpetuarsi di terapie d'urto per entrare in un mondo che non li vuole.
E nel corso degli anni sono scivolati sempre più giù. Il campo da calcio, per loro, è un optional.
Le loro emozioni si accendo a tavolino, nella ricerca delle intercettazioni, sotto l'ombrellone e soprattutto nell'idolatria del loro capitano, mito di cartapesta continuamente celebrato al di là dei suoi effettivi meriti.
Il rancore e la rabbia che li pervade si manifesta proprio con il ridicolo richiamo alla dicotomia visibilità/invisibilità di cui parla Dotto - uno che ormai scrive solo corsivi, quindi pure lui fuori dal mestiere del giornalista vero. Dotto ha sempre le mani pulite, anch'egli pienamente collocato - in stato vegetativo -  in un mondo parallelo).
A loro non rimangono che le provocazioni. Fuori dal tempio, cacciati dai risultati e per indisciplina mentale, sbraitano, fanno i gestacci, fingono di divertirsi, urlano alle congiure.
Ma sono fuori.
Nel tempio del calcio dove si gioca ci siamo noi insieme a tutti gli altri.

già in home page!!! rapidissima Lazio.net...  :)

e grande cosmo, ovviamente!!!

Egobrain

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Gli ho scritto un messaggino su Facebook quanto mai garbato (siamo della Lazio, non è nel nostro stile la boria).
Al signor Dotto ho fatto semplicemente presente che se mai dovesse rinascere tifoso, di scegliere qualsiasi squadra ma non la Lazio!

Dusk

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Citazione di: cosmo il 05 Giu 2013, 13:19

A differenza di ogni altro tifoso al mondo, il riomanista non tifa per vincere ma per poter andare in piazza e contarsi.
Non hanno capito che i festeggiamenti (fateci caso quanto usano questo sostantivo o l'espressione 'annamoafesteggià') sono un'appendice irrilevante per gli almanacchi della storia del calcio.
Trattasi di fissazione.
Loro pensano di essere i tifosi più tifosi del mondo perché sono più numerosi, come se l'esserlo fosse un valore; come se urlare, dipingere, clacsonare e insultare i rivali storici fosse il fine ultimo del tifoso di una squadra di calcio.



Io Sono Leggenda

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Scriba....chino...


E' la mia prima foto...non mi menate :shame2:

Fiammetta

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Citazione di: cosmo il 05 Giu 2013, 13:19
Quoto Purple Zack e sono sulla stessa linea di Italic Bold.

L'articolo non mi ha fatto né caldo né freddo. E' il solito mangime da dare in pasto al popolo bue.
Dotto tasta il polso di un ammasso di persone che in realtà non tifano per una squadra di calcio. Tifano per loro stessi.
A differenza di ogni altro tifoso al mondo, il riomanista non tifa per vincere ma per poter andare in piazza e contarsi.
Non hanno capito che i festeggiamenti (fateci caso quanto usano questo sostantivo o l'espressione 'annamoafesteggià') sono un'appendice irrilevante per gli almanacchi della storia del calcio.
Trattasi di fissazione.
Loro pensano di essere i tifosi più tifosi del mondo perché sono più numerosi, come se l'esserlo fosse un valore; come se urlare, dipingere, clacsonare e insultare i rivali storici fosse il fine ultimo del tifoso di una squadra di calcio.
Mentre si tratta invece di colore, che nel loro caso diventa becerume iconografico.
Dotto ha ragione: noi non esistiamo, e neanche l'Inter, la Juve o Il Fulham.
Non esistiamo nel mondo parallelo dove si sono collocati loro. Dove li hanno lasciati collocare nel corso degli anni con il contributo dei poteri politici e mediatici.
Fuori dal calcio, dove invece la Lazio esiste, gioca, qualche volta vince, qualche volta perde.
Nessun'altra tifoseria al mondo avrebbe lasciato sola la sua squadra del cuore.
Perché il riomanista non tifa con il cuore.
Se avesse perso la Lazio, ci sarebbe stata invece una sciarpata, sarebbe stato mostrato l'orgoglio dell'esserci.
Perché la sconfitta fa parte dello sport. Ma loro non appartengono allo sport, il riomanista vive sotto ipnosi e ha persino smesso di cercare di penetrare in quel mondo dove tutti NOI - Laziali, interisti, veronesi, tifosi del Totthenam e dello Stoccarda - siamo, viviamo, giochiamo.
Loro sono out.
Il primo passo nel limbo (dove li metterebbe Dante - ma non mi ricordo se la puzza era contemplata) l'hanno compiuto il 14 maggio del 2000 alle 18.05: da un minuto dopo il nostro scudetto ad oggi è stato un perpetuarsi di terapie d'urto per entrare in un mondo che non li vuole.
E nel corso degli anni sono scivolati sempre più giù. Il campo da calcio, per loro, è un optional.
Le loro emozioni si accendo a tavolino, nella ricerca delle intercettazioni, sotto l'ombrellone e soprattutto nell'idolatria del loro capitano, mito di cartapesta continuamente celebrato al di là dei suoi effettivi meriti.
Il rancore e la rabbia che li pervade si manifesta proprio con il ridicolo richiamo alla dicotomia visibilità/invisibilità di cui parla Dotto - uno che ormai scrive solo corsivi, quindi pure lui fuori dal mestiere del giornalista vero. Dotto ha sempre le mani pulite, anch'egli pienamente collocato - in stato vegetativo -  in un mondo parallelo).
A loro non rimangono che le provocazioni. Fuori dal tempio, cacciati dai risultati e per indisciplina mentale, sbraitano, fanno i gestacci, fingono di divertirsi, urlano alle congiure.
Ma sono fuori.
Nel tempio del calcio dove si gioca ci siamo noi insieme a tutti gli altri.
Dotto, Le presento i Laziali. Se ha un cappello se lo tolga, poiché la cappella Le è già stata tolta dalla Lazio.
Cosmo, sei un grande.
:bakar:

el jardinero

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Citazione di: Egobrain il 05 Giu 2013, 14:01
Gli ho scritto un messaggino su Facebook quanto mai garbato (siamo della Lazio, non è nel nostro stile la boria).
Al signor Dotto ho fatto semplicemente presente che se mai dovesse rinascere tifoso, di scegliere qualsiasi squadra ma non la Lazio!

Il personaggio e' troppo stupido e laido per afferrare certi concetti. Meriterebbe ben altro. Ma sono certo che qualche anima buona saprà rendergli pan per focaccia.

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RubinCarter

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Quoto Purple Zack e sono sulla stessa linea di Italic Bold.

L'articolo non mi ha fatto né caldo né freddo. E' il solito mangime da dare in pasto al popolo bue.
Dotto tasta il polso di un ammasso di persone che in realtà non tifano per una squadra di calcio. Tifano per loro stessi.
A differenza di ogni altro tifoso al mondo, il riomanista non tifa per vincere ma per poter andare in piazza e contarsi.
Non hanno capito che i festeggiamenti (fateci caso quanto usano questo sostantivo o l'espressione 'annamoafesteggià') sono un'appendice irrilevante per gli almanacchi della storia del calcio.
Trattasi di fissazione.
Loro pensano di essere i tifosi più tifosi del mondo perché sono più numerosi, come se l'esserlo fosse un valore; come se urlare, dipingere, clacsonare e insultare i rivali storici fosse il fine ultimo del tifoso di una squadra di calcio.
Mentre si tratta invece di colore, che nel loro caso diventa becerume iconografico.
Dotto ha ragione: noi non esistiamo, e neanche l'Inter, la Juve o Il Fulham.
Non esistiamo nel mondo parallelo dove si sono collocati loro. Dove li hanno lasciati collocare nel corso degli anni con il contributo dei poteri politici e mediatici.
Fuori dal calcio, dove invece la Lazio esiste, gioca, qualche volta vince, qualche volta perde.
Nessun'altra tifoseria al mondo avrebbe lasciato sola la sua squadra del cuore.
Perché il riomanista non tifa con il cuore.
Se avesse perso la Lazio, ci sarebbe stata invece una sciarpata, sarebbe stato mostrato l'orgoglio dell'esserci.
Perché la sconfitta fa parte dello sport. Ma loro non appartengono allo sport, il riomanista vive sotto ipnosi e ha persino smesso di cercare di penetrare in quel mondo dove tutti NOI - Laziali, interisti, veronesi, tifosi del Totthenam e dello Stoccarda - siamo, viviamo, giochiamo.
Loro sono out.
Il primo passo nel limbo (dove li metterebbe Dante - ma non mi ricordo se la puzza era contemplata) l'hanno compiuto il 14 maggio del 2000 alle 18.05: da un minuto dopo il nostro scudetto ad oggi è stato un perpetuarsi di terapie d'urto per entrare in un mondo che non li vuole.
E nel corso degli anni sono scivolati sempre più giù. Il campo da calcio, per loro, è un optional.
Le loro emozioni si accendo a tavolino, nella ricerca delle intercettazioni, sotto l'ombrellone e soprattutto nell'idolatria del loro capitano, mito di cartapesta continuamente celebrato al di là dei suoi effettivi meriti.
Il rancore e la rabbia che li pervade si manifesta proprio con il ridicolo richiamo alla dicotomia visibilità/invisibilità di cui parla Dotto - uno che ormai scrive solo corsivi, quindi pure lui fuori dal mestiere del giornalista vero. Dotto ha sempre le mani pulite, anch'egli pienamente collocato - in stato vegetativo -  in un mondo parallelo).
A loro non rimangono che le provocazioni. Fuori dal tempio, cacciati dai risultati e per indisciplina mentale, sbraitano, fanno i gestacci, fingono di divertirsi, urlano alle congiure.
Ma sono fuori.
Nel tempio del calcio dove si gioca ci siamo noi insieme a tutti gli altri.

Uno che scrive cosi' , leva la scrivania all'80% dei scribacchini italiani.

Dotto a uno che scrive cosi' non gli puo' nemmeno spicciare casa.
Forse puo' buttargli l'immondizia , ma solo quando s'è mangiato a base di pesce e la busta è fetida e puzzolente e la badante  è in ferie.

Forse.



Dusk

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Queste righe di Cosmo centrano in pieno l'assurdità della questione. Mirabilmente, su queste pagine, qualcuno scrisse che parlare di calcio con un romanista è come cercare di comunicare con un cane abbaiando.

Questi vivono di premi e obiettivi inesistenti. Dal "record dei colpi di tacco", alle dodicimila inutili e fantomatiche giocate da circo con nomi pomposi (una, l'"Aurelio", è pure stata promossa ad allenatore :lol: ).
Si sono fatti il Pallone d'Oro da soli per totti, con tanto di cerimonia di consegna di fronte ai fotografi. Hanno fatto dvd e celebrazioni per "il record dei record che vale più degli scudetti e che durerà nei secoli", ovvero le vittorie consecutive in Campionato: record detronizzato dall'Inter, nella noncuranza generale dei nerazzurri, meno di un anno dopo.
Hanno inventato un'onoreficenza inesistente correlata, quindi, ad un obiettivo da loro stabilito (la stella) e sono riusciti ad auto-assegnarsela e auto-celebrarsela in anticipo anche rispetto agli stessi parametri auto-inventati, per poi attaccarsi ad una colossale cippa. Credo che questa sia una dinamica che avrebbe fatto sobbalzare Nolan mentre girava le scene di "Inception".

E ora, giustamente, mentre sono agonizzanti per terra, l'unico flebile sibilo a mezza bocca è l'ennesimo parametro da loro inventato e celebrato, nella noncuranza generale: l'intensità della devastazione della Città in cui risiedono abusivamente.
Il loro scudetto è stato "piùscudettodeglialtri" perché l'hanno festeggiato per due mesi, 24 ore al giorno, mettendo a ferro e fuoco quartieri, devastando monumenti, insudiciando muri, panchine, semafori, targhe. Andando in giro suonando il clacson in mezzo al traffico.

Una serie di medagliette da loro inventate, coniate su misura, e auto-assegnate. In un ciclo di derby persi, sono riusciti a elevare a momento epico un pareggio fortunoso venuto su calcio di rigore, con tanto di celebrazione studiata e ammiccante davanti alla telecamera:
il - reggetevi forte - Record più Bello: l'avere eguagliato, giocando il quadruplo delle partite e con l'ausilio di 3/4 calci di rigore, il numero di goal segnati nella stracittadina da un ex compagno di squadra.

Come se noi fossimo in visibilio perché il goal di Lulic ha abbattuto il record mondiale di goal di bosniaci emigrati in Svizzera realizzati nel secondo tempo di un derby su assist di un calciatore con il nome di battesimo che inizia per A.


Questo sono. Un fenomeno meta-sportivo. Una pagliacciata. Una pagliacciata che ho sempre intuito chiaramente. Ma dal 26 maggio 2013 ne ho finalmente, ora e per sempre, le prove chiare, nette e inconfutabili.

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