Un bel pezzo sul Tempo. Roba di Salomone?
http://www.iltempo.it/sport/calcio/2013/03/13/il-guerin-elegge-chinaglia-il-laziale-piu-grande-di-sempre-1.1118501 Il Guerin elegge Chinaglia: «Il laziale più grande di sempre»
La speciale classifica dei 100 migliori biancocelesti nella storia. Long John batte Piola. E nella top ten c'è anche l'ex romanista Bernardini«
Tutto il resto è noia». Si chiude così - in quanto si riferisce alle sole vicende accadute sul campo - il pezzo che incorona Giorgio Chinaglia quale calciatore più grande della storia della SS Lazio, in uno speciale curato dal Guerin Sportivo in edicola questo mese. Perché «
quella morte improvvisa l'1 aprile 2012 ha lasciato un buco nel cuore dei tifosi biancocelesti. Chinaglia è la storia della Lazio. Forse mai un giocatore è stato allo stesso tempo più amato e allo stesso odiato in Italia. Ma se c'è stato uno capace di incarnare ciò che rappresenta il "numero 9" nel calcio, quello è Chinaglia», scrive Franco Spicciariello nel descrivere la parabola calcistica di Long John dai campi fangosi di Swansea ai riflettori dei New York Cosmos, incorniciati dai 7 anni conditi dal primo Scudetto della Lazio, oltre che da derby vinti e quasi 100 gol.
Dietro di lui Silvio Piola, il più grande attaccante del suo tempo, strappato dalla Lazio alla Pro Vercelli nel 1934. Per lui parlano i numeri: 274 gol in Serie A (143 con la Lazio), 30 reti segnate in sole 34 partite in maglia azzurra, con cui diventa campione del mondo nel 1938. «Non volevo andare, ma alla fine quelli alla Lazio sono stati gli anni più belli della mia vita», disse. Terzo, inevitabilmente, Alessandro Nesta, simbolo dell'era-Cragnotti. Da Capitano vince 6 trofei in soli 15 mesi, diventando il giocatore più vincente di tutti i tempi nella storia del calcio romano.
La classifica stilata dal Guerin Sportivo è un compendio di storia della Lazio, che tocca anni di gloria e certe pagine un po' così, attraverso nomi e fatti di 100 giocatori che hanno indossato la gloriosa maglia biancoceleste. Una classifica che certo solleverà qualche discussione, ma del resto le classifiche di questo tipo sono fatte per essere discusse, confrontate, criticate.
Ad esempio c'è Giuliano Fiorini al 6° posto (dietro però a mostri sacri come Mancini e Nedved, unico Pallone d'Oro passato per la città di Roma), per quanto forse paragonabile solo a Chinaglia nel cuore di tanti tifosi. O Vincenzo D'Amico 13°, nonostante per 20 anni sia stato una colonna della Lazio tra Scudetto, retrocessioni e promozioni. Lui c'era sempre, specie quando Giordano, Manfredonia e Wilson scomparirono nei meandri del calcioscommesse, motivo per il quale forse sono stati spediti indietro nella lista, come anche Beppe Signori (8°), che decise di lasciare la Lazio proprio all'alba delle vittorie.
Qualche tifoso della Roma solleverà il sopracciglio nel vedere Fulvio Bernardini al 9° posto. Ma gli storici sanno come «Fuffo» divenne un campione con la Lazio. Primo Azzurro della storia proveniente da una squadra del centro-sud, con lui in campo la Lazio esce dalla preistoria del calcio, e nel 1923 la trascina sino alla finale Scudetto col Genoa.
Non di soli successi parla però il GS, che ai piani bassi ricorda anche alcune «storie da Lazio». René Van de Kerkhof (100°), col gemello Willy membro della grande Olanda degli anni '70.A Roma lo portò Luciano Moggi, ma l'acredine dell'allora giudice sportivo De Biase spinse la Lazio in Serie B dopo essere stata assolta in primo grado, e il giocatore fu costretto a lasciare il ritiro della Lazio, che aspetterà tre anni per avere il suo primo straniero dopo la riapertura. Al 99° posto troviamo invece Gaizka Mendieta. Arrivato per sostituire Nedved, con alle spalle il premio quale miglior giocatore della Champions dei due anni precedenti, fu però un flop incredibile e rischiò di far fallire la Lazio, con Lotito che chiuse la partita col Valencia tre anni dopo spedendo in Spagna Corradi e Fiore.
Ma, tornando alle cose belle, non mancano ricordi recentissimi (Tommaso Rocchi e i suoi 100 gol, 38°) o recenti come quelli per Guerino Gottardi eroe di coppa e non solo, Juan Sebastian Veron e Hernan Crespo, capocannoniere dimenticato (e infatti 60°); una meteora luminosa degli anni '90 come Ruben Sosa; alcuni carneadi anni '80 ma sempre amati, come Arcadio Spinozzi, o due della «banda del -9» quali Lele Podavini, e Fabio Poli, l'autore del gol vittoria nello spareggio per la C col Campobasso del 1987, o anche campioni in erba come Michelino Laudrup, la cui classe negli anni successivi avrebbe illuminato i campi di tutta Europa. Ci sono tutti gli eroi degli anni '70 (Pulici, Petrelli, Martini, Oddi, Garlaschelli, Re Cecconi, Frustalupi, Facco, ecc.), ma anche alcuni idoli degli anni '50/'60: Nello Governato, Franco Janich, Maurilio Prini (autore del gol vittoria nella finale di Coppa Italia 1958), il portiere Idilio Cei, il gaucho Morrone, il ribelle Humberto Tozzi. E poi si vola indietro nelle decadi, fino a Sante Ancherani (11°), uno dei fondatori della SS Lazio, che 1908 capitanò i biancocelesti in tre vittorie nello stesso giorno contro Lucca, Pisa e Livorno. Diceva: «Il calcio a Roma sono io». Menzione speciale infine per Bob Lovati (7°): 56 anni di fede biancoceleste. Uno striscione della Curva Nord scriveva: «Si scrive Lovati, si legge Lazio». E ho detto tutto.