Volevo scrivere ieri sera questa cosa, per vedere se ancora mi ricordo le "leggi" non scritte che regolano il giornalismo, ma non ho avuto tempo.
Avrei scritto ho avuto modo di vedere uno stralcio della... "intervista"? vabbè, dello scambio serrato di opinioni

fra il Presentatore dell'Evento e il Capitano Francesco Totti che si stava infilando la nuova maglia 2013/14 (bruttina, n.d.N.) della aroma.
Uno scambio di frasi di circostanza, anche gradevoli, l'atmosfera sembrava rilassata:
- ...eh, chissà quante di queste maglie avrai indossato, eh France'?
E lui, con tono profondo, riflessivo, maturo:
- Tante!
- Eh già, ne hai indossate davvero tante...
E lui, tornato se stesso, col suo sorriso beota, l'espressione imbambolata e il suo nasone a pisciambocca:
- ... anfatti... questa è l'urtima...
Intendendo, ne sono convinto: questa è l'ultima di una lunga serie, per sottolineare il numero infinito di anni che gioca con la aroma.
APRITI CIELO ho pensato. Domani, sicuro, ci faranno i titoli a quattro colonne, ci ricameranno sopra, succederà l'inverosimile su questa frase del tutto insignificante, di circostanza. Elementare, in una parola.
Non lo ritengo Totti, ne sono convinto, per capacità intellettuale in grado di gestire la comunicazione con siffatti messaggi trasversali, frasi dette e non dette, studiate nei minimi dettagli col fine di "seminare" o "centellinare" argomenti che si dovranno elaborare e chiudere solo in seguito, come fanno certi grandi politici, come faceva Provenzano, come fa Berlusconi ad esempio che niente, mai fa nulla a caso. Totti non ne è capace, via.
Totti è in fondo un animo sempliciotto, certe volte (raro) mi fa pure tenerezza, giuro.
Ho immaginato i titoli, del Corriere, del TG3 Regionale, del Messaggero, di Repubblica e di tutto il cucuzzaro:
TOTTI A FINE ANNO ABBANDONA IL CALCIO
L'IRA DI TOTTI: O IL CONTRATTO O ME NE VADO
IL CAPITANO SI FA SENTIRE, SE QUALCOSA NON CAMBIA SMETTO
e alla via così...
E a corollario, articolesse ficcanti e definitive, urticanti il giusto, belle toste, utilizzando le penne sublimi e esperte dei vari Pietro Mei, Ugo Trani, Marione e Enrico Maida intinte a piene mani nell'amaro calice del veleno, sbattendo in faccia una volta per tutte la realtà delle cose con la consapevolezza e insieme il monito fermo alla Nuova Società che un patrimonio non del Calcio ma dell'Umanità intera noi non possiamo, noi non vogliamo, noi non dobbiamo abbandonarlo come un qualsiasi Sisigno o un Balzaretti o un Borriello.
Evvai, era ora!

E tutto questo... sul nulla. Congetture, artifici dialettici, contorsioni mentali strutturate sul niente. Sul NIENTE.
E' la Stampa, bellezza.
Ah, come dite? ma davvero?