Vecchia pratica da regime, mutuata direttamente dalla politica.
Quando la tua parte, unica e sola, fa delle nefandezze inenarrabili la butti sul magna magna, sul "sono tutti uguali", "così fan tutti".
Così, la solita calata dei barbari che insudiciano la città che li ospita, condita di insulti a padri di famiglia assassinati, scritte razziste, violente, addirittura si parla di "minoranze etniche", riferimenti all'olocausto... inequivocabile, vergognosa, da far raggelare il sangue diviene un "laziali e romanisti che si insultano".
Mi fate schifo. Perché vi conosco. Perché anche dietro al romanista finto contrito, finto dispiaciuto, quello che mette la boccuccia a culo di gallina e "no io giammai i cori su Paparelli mai cantati", spesso si nasconde una merdina d'uomo che legge del razzo nell'occhio e si fa la risatina da dodicenne sovraeccitato. Vigliacco.
Vaglielo a dire in faccia al figlio di Paparelli, signor titolista del Messaggero, vaglielo a dire, tu che ti sei preso la responsabilità, guardalo negli occhi e spiegagli che magari in fondo in fondo so stati "i lazziali".