Veramente belle e di folgorante lucidità le parole di Cosmo.
E giusto anche il suo riferimento alla figura del capro espiatorio. Il caprio espiatorio rappresenta la parodia, cioè la negazione, della giustizia. Mi sono fatto la convinzione che c'è della logica in quello che sta accadendo: si colpiscono Mauri e la Lazio per dimostrare almeno che all'interno dell'unica, vera, religione popolare del nostro Paese, cioè il Calcio, esiste quella giustizia che è invece negata in tutti gli altri aspetti della vita sociale. E perciò non importa sapere se Mauri sia colpevole o no in base a criteri giuridici: l'importante è che sia colpevole di fronte all'opinione pubblica. E del resto, forse che nel Medio Evo ci si poneva il problema dell'innocenza o colpevolezza delle streghe? Loro erano le cause di crisi sociali, epidemie e carestie, e quindi loro dovevano morire.
E poi, diciamocelo, Mauri è la "strega" ideale: personaggio schivo ma anche dionisiaco e quindi "predisposto alla trasgressione". E in più rappresentante di una (seppur numerosa) minoranza, minoranza che non ha alle spalle né banche e potenti gruppi economici, né grandi gruppi editoriali. Lo sappiamo: a Roma, ma anche in un panorama più nazionale, noi rappresentiamo una contraddizione, una anomalia: ci descrivono come fascisti ma siamo il solo, vero antidoto al romanismo, cioè ad una delle più becere forme di conformismo di regime. D'Alema, Costanzo, le starlette in crisi di popolarità, la "destra sociale" di Storace, la piccola borghesia intellettuale che ha i suoi eroi in Zoro, la Dandini, la buonanima di Cerami (quello che affermò "Dicono a che a Roma ci sia anche la Lazio? Dicono. Uno diventa laziale per sfortuna"), tutti questi personaggi, cioè la parte peggiore della nostra città, tifa Roma.
Solo per questa diversità, per questo ruolo di opposizione al becerume e alla volgarità del "popolo romanista", lo Stato dovrebbe assegnare un vitalizio con medaglia al merito a tutti i laziali. A contatto da più di 80 anni con la mèrda romanista, la qualifica di Ente Morale ce la siamo guadagnata tutta.
Daje Stè! Falli schiattà come il 26 maggio again.