E torno, come tutte le notti, percorrendo Viale Marconi a piedi.
Un passo dopo l'altro, lento, per gustarmi il Tevere che scorre mentre attraverso il ponte.
Una sigaretta dopo l'altra (che brilla rossa, insieme a luci di periferia).
Si inseguono i pensieri, si inseguono i silenzi interiori.
Allora mi fermo a guardare il fiume, che, con il buio, sembra immobile.
Eppure so che si muove. Panta rei, tutto scorre.
All'improvviso sobbalzo. Passa un camion enorme e mi distrae (un autotreno mi ruggisce dietro).
Riesce pero' a farmi sorridere, quasi ridere, di gusto. (Non devo quindi chiedermi perche' hai fatto il mondo cosi' triste, Dio ?).
La domanda fondamentale e' questa: perche' ho scritto queste righe ?
Non lo so neanche io, forse per la voglia di parlare, visto che sono solo in casa e non posso neanche scambiare due parole brevi con la notte blu dei benzinai.