Richiesta di qualsiasi materiale pubblicato su Mauri e sulla Lazio

Aperto da Fiammetta, 16 Ago 2013, 23:23

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fabichan

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Citazione di: Fiammetta il 17 Ago 2013, 00:31
Beh, è un articolo equidistante. Bella cosa, la cronaca seria.

Non commenta ma riporta solo l'informazione.
Forse piu' tardi uscira' qualcosa di piu' "corposo...

GoodbyeStranger

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Fiammetta se ti riferisci anche all'arretrato, sicuramente abbiamo postato
l'impossibile e magari i gestori del sito ti potrebbero dare una mano.

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Calcioscommesse, il piano degli "Zingari": manipolare anche gare di Europa League

La rivelazione dal drammatico faccia a faccia tra Gervasoni e Almir Gegic, il numero 2 dell'organizzazione. L'intervento sarebbe stato attuato attraverso il capitano della Lazio, Stefano Mauri. Tutto sarebbe saltato dopo l'esplosione dell'inchiesta di Cremona  di GIULIANO FOSCHINI E MARCO MENSURATI

ROMA - I signori del calcioscommesse avevano un piano dettagliato per manipolare l'Uefa Europa League attraverso il controllo delle partite della Lazio ottenuto grazie alla complicità del capitano (indagato) Stefano Mauri e del suo giro. E quel piano non si compì solamente grazie all'esplosione dello scandalo di Cremona. E' questa l'ultima novità in arrivo dalla procura lombarda che negli ultimi due anni ha scoperchiato il grande pentolone del calcio malato.

La clamorosa rivelazione è stata fatta qualche giorno fa da Carlo Gervasoni durante il confronto all'americana con Almir Gegic, il numero due degli Zingari (braccio destro di Hristian Iliesvki, il leader della banda), ed è contenuta nell'ordinanza con cui il giudice per le indagini preliminari, Guido Salvini, ha disposto gli arresti domiciliari proprio per Gegic (un provvedimento umanitario, spiegano in tribunale, visto che la moglie è incinta e si è da poco trasferita a Cremona per stare vicina al compagno).

Nel provvedimento, tuttavia, il giudice è durissimo. E spiega come, in quel drammatico faccia a faccia durato otto ore, uno dei due indagati  - Gervasoni - abbia detto la verità, mentre l'altro abbia solo "giocato di rimessa", assecondando una linea eterodiretta accordata da Dan (l'uomo di Singapore, il capo del calcioscommesse mondiale) con Ilievsky e lo stesso Gegic nei giorni caldi delle retate.

"L'esito di tale confronto  -  scrive dunque Salvini riferendosi al faccia a
faccia Gervasoni-Gegic - deve essere giudicato ampiamente sfavorevole per la posizione di Gegic in quanto, come emerge dal verbale riassuntivo costituito da ben 27 pagine, Gervasoni ha confermato e spesso sviluppato con ulteriori dettagli gli episodi che hanno visto coinvolto Gegic, in particolare quelli di maggior rilievo per le indagini quali i contatti con Mauri, Milanetto e Zamperini (l'uomo di connessione tra i giocatori della Lazio e la banda degli zingari, ndr) in relazione alla manipolazione delle partite di serie A e i contatti con il gruppo di Singapore. Nel corso di tutto il confronto Gegic, giocando per così dire 'di rimessa', si è limitato a negare le circostanze che man mano ascoltava, attribuendo in alcuni momenti a Gervasoni una sorta di volontà persecutoria nei suoi confronti che non trova tuttavia alcuna spiegazione e che è comunque smentita, sul piano obiettivo, dai numerosissimi riscontri che il racconto dello stesso Gervasoni ha trovato a seguito delle confessioni di numerosi altri indagati e dell'esame delle conversazioni e dei tabulati elettronici".

Gervasoni, insomma, racconta la verità. Ma quale verità, esattamente? Quella che la Federcalcio con la sua "giustizia sportiva" a' la carte e il Coni con il suo "Tnas discount" negano da due anni a questa parte pur di non ammettere che il giocattolo è esploso tra le loro mani. E cioè racconta, per usare le parole di Salvini, i dettagli di un'indagine i cui "aspetti più sensibili ben oltrepassano il semplice "acquistò delle partite di serie B" e riguardano invece "la manipolazione dell'intera Serie A".

Solo a titolo esemplificativo, il gip, nella sua ordinanza, elenca una serie di "novità" rilevanti e riscontrate affidate da Gervasoni ai verbali dello Sco e della Mobile di Cremona. "Egli - scrive Salvini - ha parlato fra l'altro in modo dettagliato: (1) dei contatti precedenti a Lazio-Genoa attivati via skype da Gegic e Ilievsky, utilizzando uno specifico computer, con Zamperini al fine di raggiungere poi Mauri, degli incontri successivi con Gegic a Cernobbio e della somma di 20.000 euro ricevuta dallo stesso Gervasoni, e anche da Zamperini, per la loro intermediazione; (2) delle telefonate avvenute in sua presenza tra Gegic e Ilievsky con il "Boss" di Singapore  riguardanti specificamente la manipolazione di partite;  (3) della somma di  400.000 euro  investita da Gegic per Lecce Lazio è della somma di circa  17.000 euro ricevuta dallo stesso Gervasoni in un bar di Legnano in relazione a tale partita; (4) dei contatti tra Gegic e  Iacovelli in relazione alla partita Palermo-Bari".

Sulla Lazio, Gervasoni è sceso nei dettagli. Lazio-Genoa, ad esempio, sarebbe stata organizzata "grazie all'aiuto del computer sistemato nella stanza di albergo del portiere Cassano" (circostanza, scrive il giudice che ha trovato riscontro nella telefonata notturna intercorsa alle 2.26 del 14 maggio 2011 tra Zamperini e l'utenza della moglie di Gegic pur avendo Gegic cercato di sostenere di non conoscere Zamperini). E l'esito di quell'affare fu talmente soddisfacente che Gegic chiese, "in un incontro con Gervasoni e Ilievsky avvenuto a Legnano dopo la riuscita della manipolazione di Lecce-Lazio, di poter intervenire anche sulle partite delle Coppe europee cui la Lazio avrebbe partecipato".

(05 aprile 2013)

L' Europa scopre il calcio marcio e Gervasoni mette nei guai Mauri

A Cremona Carlo Gervasoni, il pentito della più imponente inchiesta europea sul calcioscommesse, ha (se possibile) ancora più incrinato la credibilità della serieA dando- per dirla con un importante investigatore - «ulteriori conferme che il campionato di due anni fa è stato alterato». All' Aja il direttore di Europol, l' agenzia di contrasto alla criminalità dell' Unione europea, parlava «del giorno più triste del calcio» snocciolando i dati delle inchieste condotte sul calcioscommesse nell' ultimo anno e mezzo. Il tutto mentre in Italia i processi sportivi sono fermi: «Attendiamo dalla Ue i nomi e cognomi» ha detto ieri il presidente della Federcalcio, Giancarlo Abete. Forse Abete non lo sa ma quei nomi ce li ha già. Da un anno. E non ha fatto nulla. Nemmeno un deferimento. L' Europol parla infatti di Lecce-Lazio, del maggio 2011, gara oggetto dell' inchiesta di Cremona anche grazie agli atti ricevuti da Bruxelles. Quelle carte sono state trasmesse in estate al procuratore Palazzi che però le ha tenute nel cassetto. «La scommessa era che durante la partita avrebbero fatto più di 4 gol. Dopo il primo tempo, se mi ricordo bene, il risultato era 2-2; poi, dopo l' intervallo sono capitati subito un rigore e un' espulsione nella squadra del Lecce. Il rigore è stato segnato e la Lazio vinceva 3-2. Così il risultato della scommessa era già fatto» ha raccontato agli uomini dell' Europol il pentito Gabor Hovath. Per poi spiegare meglio: «So che i giocatori di entrambe le squadre sapevano della manipolazione. Anzi, Lazar ha nominato anche capi dei club». Che, spiegava il gip Guido Salvini, «altri non possono essere che i dirigenti delle squadre coinvolte». Queste carte evidentemente non sono bastate alla Federcalcio. E comunque nei prossimi mesi da Cremona arriveranno nuovi atti. Carlo Gervasoni, l' ex difensore usato dagli Zingari per avvicinare calciatori e comprare partite, ha raccontato ieri al procuratore Di Martino nuovi particolari sul suo "lavoro". Confermando l' alterazione di LecceLazio ma anche di Lazio-Genoa. «Ho ricevuto da Ilievsky e Gecic soldi per quelle partite - ha detto in sintesi - come accadeva quando le combine andavano a buon fine». Per quelle gare nel giugno scorso fu arrestato Stefano Mauri, capitano della Lazio, che al momento non è nemmeno stato deferito dalla giustizia sportiva. Quella penale avrebbe però ottenuto nuove conferme sulla sua posizione. Lecce-Lazio è l' unica partita italiana finita nel dossier dell' Europol perché è la sola gestita da quella banda di ungheresi oggetto dell' indagine dell' Agenzia. L' Italia inizialmente era fuori dal progetto di coordinamento che riguardava invece le polizie di Germania, Finlandia, Ungheria, Austria e Slovenia. Ciò nonostante gli uomini dello Sco (il Servizio centrale operativo della Polizia) sono stati i più bravi tanto da ordinare per primi la cattura di Tan Set Eng, detto Den, (ancora latitante però) il capo del calcioscommesse mondiale. E delineando due anni fa, nell' ordinanza del gip Guido Salvini, la stessa banda di criminali internazionale di cui parla oggi l' Europol. «Le partite sospette sono 380 - dice Rob Wainwright, il capo dell' agenzia - i paesi con più combine Turchia (79) e Germania (70)». Ci sono gare internazionali: dall' ormai mitologica Togo-Bahrein con i trafficanti di calcio che sostituiscono la nazionale del Togo con 11 attori per ottenere la vittoria degli avversari, agli arbitri ungheresi corrotti che regalavano rigori (7 su 7 gol segnati in un triangolare tra nazionali), 13 minuti di recupero pur di fare segnare una squadra (Argentina-Bolivia) o alle squadre dell' est che vendevano over nei preliminari delle competizioni europee, Champions compresa. © RIPRODUZIONE RISERVATA
GIULIANO FOSCHINI MARCO MENSURATI

(5 Febbraio 2013)

I guasti della giustizia a rate c' è chi gioca e chi sta pagando

ROMA Sostiene oggi il Napoli che con la squalifica comminata ieri si siano "alterati irrimediabilmente i campionati in corso di svolgimento. Ogni eventuale decisione va presa prima che inizi un torneo o al termine dello stesso". Ma è davvero così? C' è qualcuno che sta alterando il campionato? Effettivamente per come funziona in Italia la giustizia sportiva, le regole non sembrano uguali per tutti. Ad aprile scorso il presidente della Federcalcio, Giancarlo Abete, prometteva «tolleranza zero e processi sportivi in tempi rapidi». Non si volle fare un maxi processo né un' amnistia come propose il procuratore di Cremona. La strategia, visti i risultati, non è stata però eccellente. Prendiamo il caso del Napoli: la chiusura dell' indagine penale è del 30 maggio scorso. Da allora Palazzi aveva a disposizione tutti gli atti: la sua istruttoria è stata minima eppure c' è stato bisogno di sette mesi per arrivare a una condanna. Un tempo infinito se si pensa cosa è accaduto al Lecce. Il 10 maggio il capo degli 007 della Figc incontra il procuratore capo di Bari, Antonio Laudati. Ad agosto il Lecce era retrocesso in serie C. Una decisione molto più complicata di una piccola penalizzazione. Che differenza c' è tra il Lecce e il Napoli? È la stessa domanda che si starà facendo Christian Bertani, ex attaccante del Novara. Il 28 maggio il centravanti finisce in carcere a Cremona con l' accusa di aver "lavorato"per gli Zingari e truccato alcune partite: Chievo-Novara e Novara-Ascoli. Accanto alla sua cella c' era Stefano Mauri, accusato degli stessi reati. Bene, il 2 ottobre Bertani è stato squalificatoa un anno per quegli due incontri mentre Mauri sta giocando una delle sue migliori stagioni con la Lazio. Non è ancora riuscito a dimostrare la sua innocenza (o colpevolezza) davanti ai giudici sportivi: il processo non è ancora cominciato. La situazione del centrocampista laziale è la stessa di decine di altri calciatori, campioni in attesa di giudizio. A Cremona il procuratore Di Martino ha appena fatto notificare un avviso di conclusione delle indagini a 33 giocatori: ci sono Bonucci e Criscito, soltanto che uno ha giocato gli Europei (perché la Federazione sosteneva non fosse indagato) e l' altro no. C' è Conte che ha subito una squalifica e tre gradi di giudizio e Sculli che invece non ne ha affrontato nemmeno uno. Emblematica è anche la vicenda degli ex Bari: Guberti e Bentivoglio sono squalificati per una gara del 2011. Gillet o Masiello sono accusati di aver venduto insieme con il resto della squadra una partita del 2009 (SalernitanaBari) e la domenica scendono normalmente in campo. Quella partita fu giocata anche dal difensore Andrea Ranocchia: c' è chi dice che anche lui abbia intascato denaro. Chi invece che lo abbia rifiutato. È un illecito o un' omessa denuncia? Come si difende Ranocchia? Per la giustizia sportiva italiana, si sa solo che Ranocchia difende meglio a 3. © RIPRODUZIONE RISERVATA
GIULIANO FOSCHINI MARCO MENSURATI

(19 Dicembre 2012)

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Citazione di: Splash21 il 17 Ago 2013, 00:30
Calcioscommesse, Mauri e la Lazio nei guai per 150 telefonate

Da più di 400 telefonate dichiarate dagli stessi estensori quando Mauri era in carcere, a 150?  Chi ha rubato le altre 250? Si profila il reato di appropriazione indebita di telefonate...
Grazie, continuate, vi prego.

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Citazione di: fabichan il 17 Ago 2013, 00:33
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Il giornalismo è questo, Fabichan. A meno che non si tratti di editorialisti o di opinionisti.

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Citazione di: Splash21 il 17 Ago 2013, 00:35
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Calcioscommesse, il piano degli "Zingari": manipolare anche gare di Europa League

La rivelazione dal drammatico faccia a faccia tra Gervasoni e Almir Gegic, il numero 2 dell'organizzazione. L'intervento sarebbe stato attuato attraverso il capitano della Lazio, Stefano Mauri. Tutto sarebbe saltato dopo l'esplosione dell'inchiesta di Cremona  di GIULIANO FOSCHINI E MARCO MENSURATI

ROMA - I signori del calcioscommesse avevano un piano dettagliato per manipolare l'Uefa Europa League attraverso il controllo delle partite della Lazio ottenuto grazie alla complicità del capitano (indagato) Stefano Mauri e del suo giro. E quel piano non si compì solamente grazie all'esplosione dello scandalo di Cremona. E' questa l'ultima novità in arrivo dalla procura lombarda che negli ultimi due anni ha scoperchiato il grande pentolone del calcio malato.

La clamorosa rivelazione è stata fatta qualche giorno fa da Carlo Gervasoni durante il confronto all'americana con Almir Gegic, il numero due degli Zingari (braccio destro di Hristian Iliesvki, il leader della banda), ed è contenuta nell'ordinanza con cui il giudice per le indagini preliminari, Guido Salvini, ha disposto gli arresti domiciliari proprio per Gegic (un provvedimento umanitario, spiegano in tribunale, visto che la moglie è incinta e si è da poco trasferita a Cremona per stare vicina al compagno).

Nel provvedimento, tuttavia, il giudice è durissimo. E spiega come, in quel drammatico faccia a faccia durato otto ore, uno dei due indagati  - Gervasoni - abbia detto la verità, mentre l'altro abbia solo "giocato di rimessa", assecondando una linea eterodiretta accordata da Dan (l'uomo di Singapore, il capo del calcioscommesse mondiale) con Ilievsky e lo stesso Gegic nei giorni caldi delle retate.

"L'esito di tale confronto  -  scrive dunque Salvini riferendosi al faccia a
faccia Gervasoni-Gegic - deve essere giudicato ampiamente sfavorevole per la posizione di Gegic in quanto, come emerge dal verbale riassuntivo costituito da ben 27 pagine, Gervasoni ha confermato e spesso sviluppato con ulteriori dettagli gli episodi che hanno visto coinvolto Gegic, in particolare quelli di maggior rilievo per le indagini quali i contatti con Mauri, Milanetto e Zamperini (l'uomo di connessione tra i giocatori della Lazio e la banda degli zingari, ndr) in relazione alla manipolazione delle partite di serie A e i contatti con il gruppo di Singapore. Nel corso di tutto il confronto Gegic, giocando per così dire 'di rimessa', si è limitato a negare le circostanze che man mano ascoltava, attribuendo in alcuni momenti a Gervasoni una sorta di volontà persecutoria nei suoi confronti che non trova tuttavia alcuna spiegazione e che è comunque smentita, sul piano obiettivo, dai numerosissimi riscontri che il racconto dello stesso Gervasoni ha trovato a seguito delle confessioni di numerosi altri indagati e dell'esame delle conversazioni e dei tabulati elettronici".

Gervasoni, insomma, racconta la verità. Ma quale verità, esattamente? Quella che la Federcalcio con la sua "giustizia sportiva" a' la carte e il Coni con il suo "Tnas discount" negano da due anni a questa parte pur di non ammettere che il giocattolo è esploso tra le loro mani. E cioè racconta, per usare le parole di Salvini, i dettagli di un'indagine i cui "aspetti più sensibili ben oltrepassano il semplice "acquistò delle partite di serie B" e riguardano invece "la manipolazione dell'intera Serie A".

Solo a titolo esemplificativo, il gip, nella sua ordinanza, elenca una serie di "novità" rilevanti e riscontrate affidate da Gervasoni ai verbali dello Sco e della Mobile di Cremona. "Egli - scrive Salvini - ha parlato fra l'altro in modo dettagliato: (1) dei contatti precedenti a Lazio-Genoa attivati via skype da Gegic e Ilievsky, utilizzando uno specifico computer, con Zamperini al fine di raggiungere poi Mauri, degli incontri successivi con Gegic a Cernobbio e della somma di 20.000 euro ricevuta dallo stesso Gervasoni, e anche da Zamperini, per la loro intermediazione; (2) delle telefonate avvenute in sua presenza tra Gegic e Ilievsky con il "Boss" di Singapore  riguardanti specificamente la manipolazione di partite;  (3) della somma di  400.000 euro  investita da Gegic per Lecce Lazio è della somma di circa  17.000 euro ricevuta dallo stesso Gervasoni in un bar di Legnano in relazione a tale partita; (4) dei contatti tra Gegic e  Iacovelli in relazione alla partita Palermo-Bari".

Sulla Lazio, Gervasoni è sceso nei dettagli. Lazio-Genoa, ad esempio, sarebbe stata organizzata "grazie all'aiuto del computer sistemato nella stanza di albergo del portiere Cassano" (circostanza, scrive il giudice che ha trovato riscontro nella telefonata notturna intercorsa alle 2.26 del 14 maggio 2011 tra Zamperini e l'utenza della moglie di Gegic pur avendo Gegic cercato di sostenere di non conoscere Zamperini). E l'esito di quell'affare fu talmente soddisfacente che Gegic chiese, "in un incontro con Gervasoni e Ilievsky avvenuto a Legnano dopo la riuscita della manipolazione di Lecce-Lazio, di poter intervenire anche sulle partite delle Coppe europee cui la Lazio avrebbe partecipato".

(05 aprile 2013)

L' Europa scopre il calcio marcio e Gervasoni mette nei guai Mauri

A Cremona Carlo Gervasoni, il pentito della più imponente inchiesta europea sul calcioscommesse, ha (se possibile) ancora più incrinato la credibilità della serieA dando- per dirla con un importante investigatore - «ulteriori conferme che il campionato di due anni fa è stato alterato». All' Aja il direttore di Europol, l' agenzia di contrasto alla criminalità dell' Unione europea, parlava «del giorno più triste del calcio» snocciolando i dati delle inchieste condotte sul calcioscommesse nell' ultimo anno e mezzo. Il tutto mentre in Italia i processi sportivi sono fermi: «Attendiamo dalla Ue i nomi e cognomi» ha detto ieri il presidente della Federcalcio, Giancarlo Abete. Forse Abete non lo sa ma quei nomi ce li ha già. Da un anno. E non ha fatto nulla. Nemmeno un deferimento. L' Europol parla infatti di Lecce-Lazio, del maggio 2011, gara oggetto dell' inchiesta di Cremona anche grazie agli atti ricevuti da Bruxelles. Quelle carte sono state trasmesse in estate al procuratore Palazzi che però le ha tenute nel cassetto. «La scommessa era che durante la partita avrebbero fatto più di 4 gol. Dopo il primo tempo, se mi ricordo bene, il risultato era 2-2; poi, dopo l' intervallo sono capitati subito un rigore e un' espulsione nella squadra del Lecce. Il rigore è stato segnato e la Lazio vinceva 3-2. Così il risultato della scommessa era già fatto» ha raccontato agli uomini dell' Europol il pentito Gabor Hovath. Per poi spiegare meglio: «So che i giocatori di entrambe le squadre sapevano della manipolazione. Anzi, Lazar ha nominato anche capi dei club». Che, spiegava il gip Guido Salvini, «altri non possono essere che i dirigenti delle squadre coinvolte». Queste carte evidentemente non sono bastate alla Federcalcio. E comunque nei prossimi mesi da Cremona arriveranno nuovi atti. Carlo Gervasoni, l' ex difensore usato dagli Zingari per avvicinare calciatori e comprare partite, ha raccontato ieri al procuratore Di Martino nuovi particolari sul suo "lavoro". Confermando l' alterazione di LecceLazio ma anche di Lazio-Genoa. «Ho ricevuto da Ilievsky e Gecic soldi per quelle partite - ha detto in sintesi - come accadeva quando le combine andavano a buon fine». Per quelle gare nel giugno scorso fu arrestato Stefano Mauri, capitano della Lazio, che al momento non è nemmeno stato deferito dalla giustizia sportiva. Quella penale avrebbe però ottenuto nuove conferme sulla sua posizione. Lecce-Lazio è l' unica partita italiana finita nel dossier dell' Europol perché è la sola gestita da quella banda di ungheresi oggetto dell' indagine dell' Agenzia. L' Italia inizialmente era fuori dal progetto di coordinamento che riguardava invece le polizie di Germania, Finlandia, Ungheria, Austria e Slovenia. Ciò nonostante gli uomini dello Sco (il Servizio centrale operativo della Polizia) sono stati i più bravi tanto da ordinare per primi la cattura di Tan Set Eng, detto Den, (ancora latitante però) il capo del calcioscommesse mondiale. E delineando due anni fa, nell' ordinanza del gip Guido Salvini, la stessa banda di criminali internazionale di cui parla oggi l' Europol. «Le partite sospette sono 380 - dice Rob Wainwright, il capo dell' agenzia - i paesi con più combine Turchia (79) e Germania (70)». Ci sono gare internazionali: dall' ormai mitologica Togo-Bahrein con i trafficanti di calcio che sostituiscono la nazionale del Togo con 11 attori per ottenere la vittoria degli avversari, agli arbitri ungheresi corrotti che regalavano rigori (7 su 7 gol segnati in un triangolare tra nazionali), 13 minuti di recupero pur di fare segnare una squadra (Argentina-Bolivia) o alle squadre dell' est che vendevano over nei preliminari delle competizioni europee, Champions compresa. © RIPRODUZIONE RISERVATA
GIULIANO FOSCHINI MARCO MENSURATI

(5 Febbraio 2013)

I guasti della giustizia a rate c' è chi gioca e chi sta pagando

ROMA Sostiene oggi il Napoli che con la squalifica comminata ieri si siano "alterati irrimediabilmente i campionati in corso di svolgimento. Ogni eventuale decisione va presa prima che inizi un torneo o al termine dello stesso". Ma è davvero così? C' è qualcuno che sta alterando il campionato? Effettivamente per come funziona in Italia la giustizia sportiva, le regole non sembrano uguali per tutti. Ad aprile scorso il presidente della Federcalcio, Giancarlo Abete, prometteva «tolleranza zero e processi sportivi in tempi rapidi». Non si volle fare un maxi processo né un' amnistia come propose il procuratore di Cremona. La strategia, visti i risultati, non è stata però eccellente. Prendiamo il caso del Napoli: la chiusura dell' indagine penale è del 30 maggio scorso. Da allora Palazzi aveva a disposizione tutti gli atti: la sua istruttoria è stata minima eppure c' è stato bisogno di sette mesi per arrivare a una condanna. Un tempo infinito se si pensa cosa è accaduto al Lecce. Il 10 maggio il capo degli 007 della Figc incontra il procuratore capo di Bari, Antonio Laudati. Ad agosto il Lecce era retrocesso in serie C. Una decisione molto più complicata di una piccola penalizzazione. Che differenza c' è tra il Lecce e il Napoli? È la stessa domanda che si starà facendo Christian Bertani, ex attaccante del Novara. Il 28 maggio il centravanti finisce in carcere a Cremona con l' accusa di aver "lavorato"per gli Zingari e truccato alcune partite: Chievo-Novara e Novara-Ascoli. Accanto alla sua cella c' era Stefano Mauri, accusato degli stessi reati. Bene, il 2 ottobre Bertani è stato squalificatoa un anno per quegli due incontri mentre Mauri sta giocando una delle sue migliori stagioni con la Lazio. Non è ancora riuscito a dimostrare la sua innocenza (o colpevolezza) davanti ai giudici sportivi: il processo non è ancora cominciato. La situazione del centrocampista laziale è la stessa di decine di altri calciatori, campioni in attesa di giudizio. A Cremona il procuratore Di Martino ha appena fatto notificare un avviso di conclusione delle indagini a 33 giocatori: ci sono Bonucci e Criscito, soltanto che uno ha giocato gli Europei (perché la Federazione sosteneva non fosse indagato) e l' altro no. C' è Conte che ha subito una squalifica e tre gradi di giudizio e Sculli che invece non ne ha affrontato nemmeno uno. Emblematica è anche la vicenda degli ex Bari: Guberti e Bentivoglio sono squalificati per una gara del 2011. Gillet o Masiello sono accusati di aver venduto insieme con il resto della squadra una partita del 2009 (SalernitanaBari) e la domenica scendono normalmente in campo. Quella partita fu giocata anche dal difensore Andrea Ranocchia: c' è chi dice che anche lui abbia intascato denaro. Chi invece che lo abbia rifiutato. È un illecito o un' omessa denuncia? Come si difende Ranocchia? Per la giustizia sportiva italiana, si sa solo che Ranocchia difende meglio a 3. © RIPRODUZIONE RISERVATA
GIULIANO FOSCHINI MARCO MENSURATI

(19 Dicembre 2012)
Alcune me le ha già passate il grande Cosmo. Ma inserite, inserite, inserite.

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 Inchiesta sul conto svizzero Mauri il mister X, ma tanti dubbi

ROMA ÈStefano Mauri il misterx dell' inchiesta sul versante svizzero del calcioscommesse. La caccia all' uomo finisce qui. Il conto corrente sospetto, "individuato" nei giorni scorsi dagli investigatori di Berna, è suo. E così venerdì il capitano della Lazio verrà ascoltato dai magistrati di Cremona incaricati per rogatoria dai colleghi elvetici. Nel giro di 24 ore Mauri passerà dai riflettori dell' Europa League alla lampada della procura di Cremona: e comunque vada a finire, non sarà proprio una bella pubblicità per l' immagine del calcio italiano in Europa. Il punto chiave dell' interrogatorio sarà proprio quel conto corrente sospetto, sul quale nel tempo sarebbero passate importanti somme, tra queste, recentemente, un bonifico da 100mila euro. Sarebbe quello, secondo l' accusa, uno dei veicoli di un giro di riciclaggio di denaro sporco. In particolare del provento del calcioscommesse, un' attività internazionale che avrebbe proprio in Svizzera uno dei suoi terminali. Lo schema immaginato dagli inquirenti è semplice e di fatto sovrapponibile a quello ricostruito dal procuratore di Cremona Roberto Di Martino in un anno e mezzo di indagine: c' era un' associazione a delinquere transnazionale che investiva ingenti capitali sulle partite combinate in mezza Europa (soprattutto in Italia) e poi andava in Svizzera per ripulire i proventi. Per questo, da Berna è stato chiesto di sentire oltre a Mauri anche Marco Paoloni - il giocatore della Cremonese da cui tutta l' inchiesta ha avuto origine - e Matteo Gritti ex calciatore del Bellinzona e uomo di raccordo tra il calcioscommesse italiano e Almir Gegic, numero due degli Zingari, braccio destro di Hristian Ilievsky, operativo proprio in Svizzera. I due verranno sentiti - insieme ad altri - tra venerdì e sabato. La ricostruzione della procura elvetica, tuttavia, sembra non convincere molto gli inquirenti italiani i quali ritengono di aver bisogno di ulteriori elementi prima di accusare Mauri di riciclaggio. Il conto trovato, infatti, non avrebbe i crismi classici del riciclaggio. Intanto perché non è cifrato ma intestato alla mamma del giocatore. Inoltre a una prima analisi dei flussi è parso evidente che le date dei bonifici non sono compatibili con quelle delle partite sospette. L' impressione, insomma, è che più che un conto per riciclare, quello fosse, al massimo, un sistema per portare qualche soldo fuori dall' Italia. Uno schema in fondo simile a quello contestato nei giorni scorsi dai pm di Milano a Luciano Zauri, anche lui titolare di un conto sospetto in Svizzera.
GIULIANO FOSCHINI MARCO MENSURATI

(19 settembre 2012)

L' incertezza del diritto il gran caos di Palazzi tra ombre e contraddizioni

«Tolleranza zero e processi sportivi in tempi rapidi per fare pulizia e individuare tutte le responsabilità». Parlava così ad aprile di quest' anno il presidente della Federcalcio, Luigi Abete, in pieno scandalo giudiziario per il calcioscommesse, affidando e confermando la sua massima fiducia al procuratore Stefano Palazzi. Sono passati quattro mesi, due processi sportivi e quattro sentenze tra primo e secondo grado.È possibile fare un primo bilancio: c' è stata tolleranza zero? I tempi sono stati rapidi? Si è fatta pulizia e sono state individuate tutte le responsabilità? TOLLERANZA ZERO Antonio Bellavista, Mauro Bressan, Massimo Erodiani, Marco Paoloni, Cristiano Doni, Nicola Ventola, Giuseppe Signori, Stefano Guberti. Sono questi, a leggere i dispositivi della Federcalcio, i grandi colpevoli dell' inchiesta sul calcioscommesse. Giocatori di seconda fascia, ottimi calciatori a fine carriera, ex campioni. Tutto qui? E i campionati truccati? E le partite di serie A nelle mani di Zingari e singaporegni? Niente. Tutte invenzioni, evidentemente, dei giornali e delle procure antimafia. Ma anche di Andrea Masiello, il pentito all' 80 per cento: Masiello dice la verità su Bari-Palermo (squalificati i compagni Parisi, Bentivoglio, Marco Rossi). Dice la verità su Bari-Samp (squalificato Guberti) e su Cesena-Bari (Belmonte). Dice sempre la verità, tranne quando parla di Bonucci e Pepe (Udinese-Bari) e di Giuseppe Vives (in Bari-Lecce). Per la cronaca: lo scorso anno, prima di essere arrestato, Doni fu squalificato un paio di anni per un' intercettazione nella quale q u a l c u n o s t r i s c i a v a ("Do...") il suo nome. TEMPI RAPIDI Abete e di conseguenza Palazzi avevano spiegato che bisognava fare in fretta con i processi sportivi per garantire che i campionati cominciassero quando previsto e senza stravolgimenti. Bene: il processo sportivo per Lazio, Genoa, Sampdoria e Napoli (per rimanere alle squadre di serie A) non è ancora cominciato. Le squadre sono a forte rischio deferimento e penalizzazione a stagione in corso: un colpo durissimo da un punto di vista internazionale, dopo la figuraccia di Schwazer, visto che due di quelle squadre sono iscritte a campionati Uefa. PULIZIA E RESPONSABILITA' Domenica scenderanno in campo calciatori che sono sospettati dalle procure italiane di aver truccato e venduto a criminali locali e internazionali le partite della propria squadra: Stefano Mauri, Giuseppe Sculli, Giuseppe Vives, giusto per fare i nomi dei calciatori più importanti. Non solo, in mezza Italia giocano (da Gillet a Ranocchia) calciatori sospettati dalla procura di Bari di aver assistito o partecipato alla spartizione di soldi nello spogliatoio per una partita venduta. Sull' individuazione delle responsabilità, emblematico è il caso di Antonio Conte: la procura di Palazzi lo ha fatto condannare a 10 mesi per due omesse denunce. In una l' omessa denuncia sarebbe consistita nell' aver detto alla squadra "pareggiate perché siamo d' accordo", come a dire che se un allenatore ordina alla propria squadra di non giocare per vincere non commette un illecito. Ieri la disciplinare ha sbianchettato l' obbrobrio assolvendo Conte per questa partita (Carobbio come Masiello, avrebbe detto la verità su tutto ma non su Siena-Novara, ma questa è un' altra storia). Ma lo ha condannato ugualmente a 10 mesi per la gara con l' Albinoleffe. Stessa condanna rispetto al primo grado, ma per la metà dei reati. Due meno uno, insomma, fa sempre due.
GIULIANO FOSCHINI MARCO MENSURATI

(23 agosto 2012)

La squadra in attesa di giudizio che imbarazza la Federcalcio

ROMA In questo fine settimana di pallone scenderà in vari stadi del campionato di calcio di serie A una formazione molto particolare: quella dei calciatori in attesa di giudizio. Undici titolari, più una lunga serie di panchinari (classica rosa lunga) Giocatori, alcuni anche top player, come si dice adesso, accomunati dal fatto di essere iscritti nel registro degli indagati di alcune procure italiane o in attesa di essere giudicati dalla giustizia sportiva. Sembra una curiosità. E invece è un verdetto: la politica giudiziaria imposta dalla Federazione è stata un fallimento. La promessa di Abete di chiudere i processi prima dell' inizio del campionato non è stata mantenuta. E così, mentre alcune squadre (quelle che contano meno, ovviamente) sono state falcidiate dai primi frettolosi processi, altre possono contare su tuttii propri uomini, anche quelli indagati. I quali scenderanno in campo portando sulle proprie spalle, oltre al numero di maglia, anche il peso di accuse pesanti, per le quali non sono stati né condannati né assolti. Le accuse mosse al portiere del Torino Gillet, ad esempio.Oa Ranocchia, difensore dell' Inter. I due sono accusati di frode sportiva dal procuratore di Bari, Antonio Laudati. Avrebbero partecipato (Ranocchia in maniera un po' più defilata) alla spartizione di poco più di duecentomila euro ricevuti da un emissario della Salernitana, ultima stagione del campionato 2009-2010, quando il Bari di Antonio Conte fu promosso in serie A. Molti giocatori di quel Bari sfileranno tra oggi e domani nelle zone miste dello stadio e risponderanno alle domande (rigorosamente tecniche) dei giornalisti. Bene: non perdetevi il momento. Perché le parole sono merce rara. Sfruttando un diritto dell' indagato, ma calpestando un dovere dello sportivo, tutti (tranne Lanzafame) si sono rifiutati di collaborare con le indagini rimanendo zitti davanti ai magistrati e avvalendosi della facoltà di non rispondere. Ma i giocatori di questa squadra particolare, saranno ovunque. Il capitano del Napoli, Paolo Cannavaro, e il suo collega Gianluca Grava non sono stati ancora giudicati per le parole del loro ex compagno di squadra, Matteo Gianello, che racconta di aver chiesto loro una mano per la combine di Napoli-Sampdoria del 2010. I due risposero picche, ma non denunciarono. Stesso discorso vale per gli indagati di Cremona: Bertani (l' attaccante ex Samp) per esempio è fuori per qualche anno, ma Ferrario (il difensore che secondo gli ungheresi fece parte della combine di Lecce-Lazio) può scendere in campo con il Lecce. Ancora più emblematico il "caos Mauri", l' attaccante passato direttamente dall' ora d' aria all' ora e mezza di gioco senza che nessuno abbia stabilito se è colpevole o innocente. A questa squadra manca il mister: Conte è già stato condannato in due gradi di giudizio (è atteso a breve il Tnas), quindi non va bene. E allora si può pensare a Mazzarri. Non è indagato, ma è a rischio deferimento per quanto ha raccontato ai magistrati su Napoli-Inter (pareggio "per una legge non scritta dello sport"). Ecco, potrebbe essere lui la guida di questa squadra «fortissimi, fatta di gente drittissimi, vittime dell' arbitrarietà», per citare Checco Zalone.
GIULIANO FOSCHINI MARCO MENSURATI

(15 settembre 2012)

fabichan

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Citazione di: Fiammetta il 17 Ago 2013, 00:38
Il giornalismo è questo, Fabichan. A meno che non si tratti di editorialisti o di opinionisti.

Sono d'accordo, c'e' da dire che la "distanza fisica" rende piu' facile l'operazione.
Se si parlasse in Italia della squalifica di un giocatore di baseball o di football sarebbe lo stesso. Comunque siamo OT, se esce qualcosa lo riporto domani.

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Citazione di: fabichan il 17 Ago 2013, 00:44
Sono d'accordo, c'e' da dire che la "distanza fisica" rende piu' facile l'operazione.
Se si parlasse in Italia della squalifica di un giocatore di baseball o di football sarebbe lo stesso. Comunque siamo OT, se esce qualcosa lo riporto domani.
Ok. Grazie.

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 La verità dello Zingaro ' Chiamati dai big della A '

Almir Gegic vuole costituirsi. Il n. 2 della banda degli Zingari, il braccio destro di Hristian Ilievski, ha deciso di presentarsi ai giudici di Cremona dopo una latitanza lunga più di sei mesi. Almeno così dice. Promette di voler saldare il suo conto con la giustizia italiana. E di voler raccontare la sua verità. A partire da quella più banale. "Il problema non sono certo gli Zingari. Ma le scommesse. In Italia giocano tutti, anche quelli che voi chiamate big". Poi parte lo sfogo: "Non ce la faccio più. Io non sono un delinquente, basta con questa vita da latitante". La difesa di Gegic arriva dopo l'ennesimo atto dell'inchiesta della procura lombarda che ha messo le mani anche sulla banda degli ungheresi che avrebbero lavorato con gli Zingari nel campionato italiano di due stagioni fa. "Continuano a dipingerci come boss, a raccontare che noi minacciavamo la gente perché alterassero i risultati a nostro piacimento. Si tratta di una bugia troppo grande, non più accettabile". Gegic continua a sostenere che l'unico ruolo che gli Zingari hanno avuto è stato quello di comprare le informazioni su partite già truccate, su gare il cui risultato era stato già deciso dai giocatori. "Sembra che il problema delle scommesse in Italia siamo noi Zingari, quando invece il problema delle scommesse a me sembra ben altro. Non serviva minacciare i giocatori perché i giocatori erano assolutamente ben disposti. Erano loro che ci cercavano, che ci venivano a chiamare. Il problema non sono certo gli Zingari. Ma sono le scommesse". Gegic spiega che le partite di prima fascia non sono mai alterate. E che succede qualcosa, accade quasi sempre nelle squadre di secondo livello, in particolare a giochi già fatti come accade nel finale di campionato. "I giocatori tutti, anche quelli di prima fascia, però scommettono. Non resistono alla tentazione". Gegic dice ora quindi di volersi costituire e consegnare alla polizia.
Forse anche nei prossimi giorni. Lo aspettano i giudici di Cremona. In questo momento l'inchiesta è a uno snodo fondamentale: gente come Mauri e Milanetto è ancora agli arresti domiciliari, ma l'attenzione del procuratore Roberto Di Martino è tutta su nuove partite di serie A, a partire dal derby Genoa-Sampdoria di due anni fa sul quale la procura ha il fondato sospetto che ci sia stato un giro di soldi (si parla di 250mila euro) dai giocatori della Samp a quelli del Genoa per accomodare la partita.
GIULIANO FOSCHINI MARCO MENSURATI

(9 giugno 2012)

Derby di Genova, novità devastanti

ROMA «Sul derby GenoaSamp siamo a conoscenza di fatti che avranno effetti devastanti». Firmato Roberto Di Martino, procuratore di Cremona. Trema Genova, trema - di nuovo - la serie A. Sono poche le novità contenute nei verbali degli interrogatori di garanzia degli arrestati nell' ultima retata, quella di Stefano Mauri e Omar Milanetto, per capirsi. Poche, però rilevanti. La principale, quella riguardante il derby ligure: il pm chiede a Milanetto se per caso fosse «coinvolto nel derby Genoa-Samp». «Io vi avverto - dice il pm rivolto al detenuto e al suo avvocato, Mattia Grassani- adesso non sono in grado (per motivi procedurali, ndr) di farvi contestazioni (...) Ma ci sono alcuni fatti che riguardano la partita precedente a Lazio-Genoa, Genoa-Samp che avranno un effetto devastante, in cui è coinvolto Milanetto. Quindi io vi invito a riflettere bene (...) sarà la cosa peggiore che è capitata fino adesso in questa inchiesta». A quali elementi faccia riferimento Di Martino non è dato sapersi. Però a quanto pare qualche prova la procura dovrebbe già averla in mano e almenoa giudicare dalle successive domande degli investigatori si tratterebbe di materiale "telefonico". Non essendo un interrogatorio investigativo ma di garanzia, e quindi solo sui fatti contenuti nell' ordinanza di custodia cautelare, Milanetto non ha potuto rispondere alla domanda. Probabilmente lo farà in futuro. Così come, in futuro, qualche risposta in più dovrebbe darla Stefano Mauri. Anche lui minimalista - e, a detta del gip molto poco convincente - nella sua deposizione. «Io - è la ricostruzione di Lazio-Genoa fatta dal biancoceleste - fino a che era il primo tempo ero anche incavolato perché non stavamo vincendo la partita che dovevamo vincere a tutti i costi per andare in Champions. (...) Poi nel secondo siamo entrati in campo perché dovevamo vincere a tutti i costi (...) e abbiamo vinto. (...) Poi dopo che leggo tutte queste cose e lei mi dice che ci sono state tutte queste giocate, qualche dubbio viene anche a me sinceramente». E siccome nel calcio gli scandali non finiscono mai e, anzi, a volte ritornano, da ieri si ricomincia a parlare di Calciopoli. Giuliano Tavaroli, ex dirigente Pirelli ha raccontato in tribunale che a commissionargli i famigerati dossier sul calcio nel 2003 (furono dossierati tra gli altri, Vieri e De Santis) fu direttamente Massimo Moratti.

(7 giugno 2012)

Il gip: Ombre sul derby Genoa-Sampdoria

ROMA - Ci sono «pesanti ombre sul derby Genoa-Sampdoria». Sia per quanto riguarda il ruolo di Oscar Milanetto sia per «quello di altri giocatori». Lo mette nero su bianco il gip Guido Salvini nel provvedimento con il quale ha disposto gli arresti domiciliari per il capitano della Lazio Stefano Mauri e per il giocatore del Padova (ex Genoa), Omar Milanetto. I due non hanno collaborato, anzi quasi certamente hanno mentito, ma il clamore giudiziario - ragiona Salvini - ha ridotto la possibilità di inquinamento probatorio e il pericolo di fuga. I domiciliari, dice, seppur molto rigidi sono la misura più adatta. Resta invece in cella Christian Bertani che si è avvalso della facoltà di non rispondere. Salvini sostiene nel provvedimento che il buco nero della versione di Mauri stia nell' utilizzo della famosa scheda sim intestata a Samantha Romano, fidanzata del titolare di un' agenzia di scommesse, Luca Aureli, anch' egli indagato. Con quella scheda, sostiene la Procura, Mauri avrebbe parlato con lo stesso Aureli e con l' amico Zamperini degli incontri con gli Zingari. Mauri, scrive il giudice, «ha sostenuto di aver usato tale strumento solo per "prudenza" dovendo scommettere sul basket americano. Una versione poco plausibile perché non c' è divieto per un calciatore di scommettere su altri sport. La versione almeno allo stato appare costruitaa posteriori anche perché non vi è traccia che egli, né in precedenza né in seguito abbia coltivato un interesse del genere. Al contrario- si legge nel provvedimento - il periodo in cui viene utilizzata tale scheda, da considerarsi una vera e propria scheda "dedicata", e cioè il 13-28 maggio 2011 si sovrappone perfettamente con i giorni in cui sono avvenute le due partite più importanti toccate dall' indaginee cioè Lazio-Genoa e Lecce-Lazio». Per il gip «si tratta quindi di un alibi del tutto inverificabile». Su Milanetto il giudice ammette che va preso in considerazione «il fatto che il giocatore non potesse aver partecipato ad un summit con alcuni zingari presso l' hotel Unatocq di Milano dopo Lazio-Genoa per una ragione di orari». Intanto una storia particolare emerge da Parma, dove venerdì è stata perquisita la ricevitoria di Alfieri, il tabaccaio a cui Buffon ha fatto versamenti per un milione e 600mila euro all' incirca in meno di un anno. La particolarità sta nei conti di quell' agenzia. È una tabaccheria fortunata visto che alla magistratura risulta che le scommesse vincenti siano più dell' 80 per cento di quelle giocate. In sostanza otto tagliandi su 10 avevano le partite giuste. Un numero enorme che fa pensare o a una fortuna immensa o a qualcosa di strano: per questo Alfieri è indagato per frode sportiva. «Com' è chiaro dalle carte, Buffon non ha alcuna correlazione con la perquisizione» assicura l' avvocato del portiere, Marco Contini. «Al contrario siamo felicissimi che vengano fatti tutti gli accertamenti su quelle giocate».
GIULIANO FOSCHINI MARCO MENSURATI

(5 giugno 2012)

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 La camorra puntava sui match della Lazio

CREMONA Evocata fin qui come un fantasma, sussurrata in un paio di intercettazioni telefoniche, la criminalità organizzata entra ufficialmente nell' inchiesta di Cremona sul calcioscommesse. Lo fa in grande stile, con due nomi e cognomi molto pesanti: Angelo Senese, esponente di spicco del clan Moccia. E Massimo Carminati, "Er cecato" della Banda della Magliana. Due personaggi che spingono questa parte dell' inchiesta dalla procura lombarda alla Dda di R o m a , c u i presto dov r e b b e r o essere trasmessi gli atti. I SENESE Gli investig a t o r i s o n o convinti che il clan abbia investito nello scorso campionato su due gare della Lazio: quella interna con il Genoa e sulla trasferta di Lecce. Sono le due partite degli Zingari. Il contattoè con Alessandro Zamperini, l' ex calciatore amico di Mauri che tentò di corrompere il giocatore del Gubbio, Farina. L' 11 maggio, dunque tre giorni prima di Lazio-Genoa, Zamperini si sente tre volte al telefono con Senese e poi i due si incontrano ai Parioli. L' incontro non è registrato. Ma analizzando i tabulati di Zamperini si scopre che i due si risentono e si rivedono in occasione di Lecce-Lazio, l' altra partita truccata secondo gli inquirenti di Cremona. Il giorno prima dell' incontro, infatti, c' è un vorticoso giro di sms tra Zamperini e Ilievski in cui si inserisce una telefonata dell' ex giocatore con Senese. Anche in questo caso gli inquirenti sospettano che l' oggetto delle conversazioni fosse la combine della partita. ER CECATO E ROMA-GENOA Dell' inchiesta si occupa la divisione dello Sco che abitualmente segue la criminalità organizzata: indagano sui latitanti più pericolosi d' Italia, e invece si trovano a seguire Zamperini e Sculli. «Le tecniche investigative sono però le stesse» ha spiegato il direttore del Servizio, Gilberto Caldarozzi. E forse anche i risultati. È il 19 marzo del 2011. Sculli è a Roma in occasione di Roma-Genoa. Non è stato convocato, ma il giocatore scende comunque nella capitale. Viene intercettato mentre parla al telefono con un ' ' fratellino' ' . Prendono appuntamento all' hotel degli Aranci, sede del ritiro del Genoa, per poi andare insieme a vedere la partita. Il ' ' fratellino' ' , accertano gli investigatori, altri non è che Romano Massimo Papola, massaggiatore della Lazio. L' uomo arriva all' albergo a bordo di una Smart con un' altra persona - «un uomo di circa 40/45 anni, con capelli rasati a zero» scrivono gli investigatori - e poi i tre entrano nell' hotel. Il dato «piuttosto curioso che emerge - si legge negli atti - è che la stessa vettura era stata controllata a Roma con a bordo il noto estremista di destra legato ai Nuclei armati rivoluzionari (Nar) e vicino agli ambienti della malavita organizzata Massimo Carminati, soprannominato ' er cecato' per via di un' evidente menomazione all' occhio sinistro (permanente conseguenza di un pregresso scontro a fuoco con i carabinieri risalenti all' anno 1981)». «Si ricorda - proseguono gli investigatori - che Carminati è stato affiliato alla Banda della Magliana ed accusato di aver garantito il legame tra l' organizzazione criminale romana e il mondo dell' eversione di destra e della criminalità organizzata romana». Quando viene fermato, Carminati è in auto con Giovanni De Carlo, ' ' campione italiano classe ' B' di kick boxing' ' . Ed è questo personaggio, concludono gli investigatori, che «verosimilmente si incontra con Sculli» e Papola nell' albergo del ritiro del Genoa. LA TATTICA DEGLI IDRANTI Come tutte le associazioni «mafiose» che si rispettino, anche quelle che avevano messo le mani sul calcio italiano potevano contare su un controllo del territorio a dir poco capillare. Nelle carte dell' inchiesta fa capolino la descrizione di un "espediente" utilizzato più volte per manipolare partite «all' ultimo minuto» grazie all' intervento degli inservienti. Ne parla Gervasoni quando racconta di una partita di fine stagione Ancona-Mantova, ovviamente combinata. Il problemaè che occorreva sapere le combinazioni di risultati dagli altri campi per decidere come far finire il match: "...ricordo che quel giorno c' erano diversi risultati in bilico per decidere le retrocessioni e che ci fu, mi pare, un tentativo con degli idranti, di fare slittare di qualche minuto il termine di una delle partite in questione». Gli idranti esplosero, la partita fu interrotta, e durante la pausa si decise come farla finire: «Mi ricordo che qualcuno ideò in qualche altra partita l' espediente di fare funzionare gli idranti». IL CORRIERE CAMIONISTA Dagli interrogatori cominciati ieri cominciano ad arrivare le prime conferme alle ipotesi dell' accusa. Le più nette sono quelle dell' autotrasportatore Vittorio Gatti, amico di Carobbio, che ha ammesso tutto. In particolare, ha detto di aver conosciuto gli Zingari grazie a Carobbio e di essersi prestato a fare viaggi per loro conto «dietro compenso, per ritirare vincite di scommesse». Due i viaggi: uno a Bari per ritirare da Iacovelli il denaro della mancata combine tra Palermo e Bari (250 mila euro) e uno vicino a Pescara per avere dal tabaccaio Erodiani 40 mila euro, poi consegnati a Ilievski a Cernobbio. «In tutto ho incassato 600 euro di compenso».
DAI NOSTRI INVIATI GIULIANO FOSCHINI MARCO MENSURATI

(30 maggio 2012)


'Mauri era al soldo degli zingari e sulla combine tra Lecce e Lazio d' accordo anche i dirigenti dei club'

CREMONA - La storia non insegna. Anzi, spesso si ripete. E così pare quasi di vederlo, stanotte, su questa pianura illuminata dai lampeggianti della polizia, quel filo biancoceleste che collega la biografia disordinata di Giorgio Chinaglia a quella di Bruno Giordano, Lionello Manfredonia, Giuseppe Signori, fino a quella di Stefano Mauri. Tutti calciatori della Lazio, tutti capitani nel fango. Ma le accuse della procura di Cremona, questa volta, rischiano di andare anche oltre, lasciando intuire che non solo i calciatori hanno avuto un ruolo nelle combine, ma anche le dirigenze dei club. Come del resto, il procuratore Di Martino dice chiaramente, a fine mattinata. «No, non lo escludiamo affatto che i dirigenti siano coinvolti. Anzi». Anzi: è l' ipotesi investigativa della prossima fase dell' indagine. I CAPI DEI CLUB La partita chiave, è Lecce-Lazio. Secondo la ricostruzione è la gara che celebra la saldatura tra il gruppo degli zingari e quello degli ungheresi, «che si erano recati in Italia - scrive il gip Guido Salvini - portando in auto 600mila euro destinati alla corruzione dei calciatori. In un primo tempo si era parlato di corruzione dei giocatori del Lecce, ma poi si comprende chiaramente che tutte e due le squadre erano coinvolte, e presumibilmente anche i capi dei club, e cioè i dirigenti». Su quella partita, ha spiegato ieri il pm Di Martino, «i gruppi criminali realizzano due milioni di euro». IL RUOLO DI MAURI Quella partita, dunque, fu organizzata attraverso la corruzione dei giocatori sia del Lecce, in particolare Vives (indagato a Bari per BariLecce e autore di un autogol sospetto) e Ferrario, sia della Lazio, in particolare Mauri che da tempo "collaborava" con gli zingari ai quali era stato presentato dal suo amico Zamperini. «Mauri- scrive il gip - manifestava la sua costante disponibilità, a favore del gruppo degli "zingari", ad alterare in cambio di denaro il naturale risultato di partite della Lazio nell' ambito del campionato 2010-2011, favorendone la vittoria anche per una migliore posizione in classifica». IL TELEFONO CRIPTATO In questi mesi di indagine gli investigatori hanno ricostruito i frequenti (quasi ossessivi) contatti intervenuti tra Mauri e Hristjan Ilievski e Almir Gegic, i due capi degli zingari, tracciando alla fine una ragnatela inquietante di incontri, in hotel o allo stadio, telefonate notturne, sms. Un vortice di contatti avvenuti perlopiù attraverso un' utenza criptata, che Mauri si era procurato tramite un complice, e che gli investigatori hanno individuato e "seguito", ricostruendo tutti i movimenti del calciatore in corrispondenza delle partite "incriminate". L' ordinanza di custodia cautelare contiene passaggi abbastanza chiari sul punto. Tipo questo: «Dopo che Ilievski era atterrato a Roma il 14.5.2011 (giorno della partita Lazio-Genoa, ndr) intrattenendo subito una serie di rapporti telefonici con Tan Seet Eng (il boss di Singapore, ndr ), lo stesso giorno alle 10.14 Mauri inviava smsa Zamperini che dopo aver parlato con Ilievski alle 11.39, mandava un sms a Gervasoni (indagato e reo confesso, ndr) e poi di nuovo a Mauri alle 11,40. A partire dalle 12.10, presumibilmente fino alle 15,20, Zamperini e Ilievski si trovano assieme a Roma. Tra le 12.42 e le 12.45 i due predetti si trovano presso il centro sportivo della Lazio, ove si incontrano con Mauri per definire gli accordi. Quindi Zamperinie Iliesvki si spostano presso l' albergo di Roma che ospitava i calciatori del Genoa, dove sicuramente Ilievski si trovava alle 13,04 e nell' occasione si incontrano con il Milanetto (...)». INTER-LECCE FU COMBINE I racconti arrivati per rogatoria dall' Ungheriae una "rilettura" delle vecchie intercettazioni cremonesi alla luce dei fatti nuovi accertati hanno poi gettato nuovi dubbi su una partita già emersa durante la prima tornata di un anno fa, Inter-Lecce (1-0) del 2011. Riassume il giudice Salvini: "Il 20.3.2011 alle 17.33 (tre ore prima del match, ndr) Ivan Tisci (esponente di spicco dell' associazione, ndr) manifestava il suo interessamento anche alla partita Inter-Lecce. Il giorno dopo, Tisci riferiva a Bellavista di essersi recato a Milano e di aver appreso dai giocatori, ai quali si era unito Bobo Vieri, che la squadra dell' Inter aveva fatto "dei danni" in quanto tutti avevano scommesso sull' Over per la notizia che si era sparsa in giro. Nella successiva conversazione sempre del 21.3.2011, riprendendo il discorso, Tisci spiegava a Bellavista quanto aveva appreso circa la partita Inter-Lecce, dalla quale si desumeva che l' Inter non era stata in grado di ottenere il risultato perché dall' altra parte, e cioè dalla parte del Lecce, avevano voluto giocare e solo l' ultimo quarto d' ora si erano messi d' accordo». In un' altra intercettazione sempre del 21 marzo, «Tisci comunica a Bellavista di avere appreso, anche da Vieri Cristian (...) che la partita Inter-Lecce era stata giocata per oltre 700.000 euro anche sul circuito inglese Bet Fair. In particolare, le puntate sul risultato finale, over 3.5, erano assolutamente prevalenti, fino al punto che la notizia della possibile combine aveva travalicato i confini nazionali».
DAI NOSTRI INVIATI GIULIANO FOSCHINI MARCO MENSURATI

(29 maggio 2012)

Mauri inguaiato da 400 telefonate

Èun muro compatto di bugie e prove d' accusa quello che, in queste ore d' attesa in carcere, sta schiacciando Stefano Mauri. Dopo una settimana da incubo, per il capitano della Lazio è arrivato il momento della verità. Oggi il gip Guido Salvini dovrà decidere sulla sua scarcerazione e, dopo il parere contrario del pm, le possibilità del ragazzo di tornare in libertà sembrano davvero poche. Al massimo verrà messo ai domiciliari. Ma è tutto da vedere. Il principale problema di Mauri è rappresentato da una s c h e d a s i m . L a n u m e r o 3 4 2 0 2 7 9 2 9 8 , a t t i v a t r a i l 12/04/2011 e il 16/07/2011. Questa sim spunta all' improvviso nell' inchiesta tra quelle che contattano Alessandro Zamperini (ex calciatore, uno degli uomini chiave del sistema con cui gli zingari hanno messo le mani sulla serie A). Questa sim chiamava Zamperini (agli atti risultano 435 telefonate) "agganciando" spesso la famosa cella vicino al campo d' allenamento della Lazio. Incrociando i dati di quelle telefonate ai codici "imei" (quelli che identificano ciascun apparecchio telefonico) gli uomini del Servizio centrale operativo della polizia hanno ricostruito l' intera storia di quella sim: attivata, a proprio nome, da tale Samanta Romano per conto del fidanzato Luca Aureli (titolare di un' agenzia di scommesse) è stata data da questi a Stefano Mauri. E dal calciatore è stata utilizzata "nei contatti illeciti tesi ad alterare le partite di calcio". In particolare due, Lecce-Lazioe Lazio-Genoa. Una volta stabilito che quel numero era in uso a Mauri, l' indagine ha conosciuto una svolta: perché partendo da un numero di telefono, gli inquirenti non solo possono ricostruire tutti i contatti (vedi il grafico in pagina) ma possono anche risalire a tutti i movimenti. Ad imbarazzare Mauri ce n' è uno in particolare. Scrive lo Sco: «Tra le 12.42 e le 12.45 del 14 maggio (giorno della partita Lazio-Genoa, ndr) tutte le utenze citate (Zamperini, Ilievski e Samanta Romano) venivano localizzate nella zona adiacente al Centro Sportivo SS Lazio». Mauri ci ha poi messo del suo. Davanti alla procura federale di Palazzi, infatti, il centrocampista era stato molto chiaro: non amo il gioco e non scommetto. Messo di fronte all' evidenza della sim segreta, ha cambiato goffamente linea: «Mi serviva per giocare su basket e tennis». Un disastro. Perché da un lato ha ammesso di aver mentito a Palazzi (con conseguente aggravio della posizione) dall' altro non ha convinto il giudice il quale si è immediatamente chiesto: visto che scommettere sul basket e il tennis è assolutamente lecito, perché mai farlo da un' utenza nascosta? E perché tutte quelle chiamate all' amico Zamperini da una linea dedicata alle scommesse sul basket? Inutile dire che la questione "dell' immagine da tutelare" non convince. Ma le bugie di Mauri non finiscono qui. Sempre alla procura federale, il centrocampista aveva detto: «In effetti sapevo che Zamperini aveva la passione per le scommesse, almeno da un anno (...). Mi risulta inoltre che Zamperini ha un amico che gestisce un' agenzia di scommesse, se non ricordo male nella zona Aurelia in Roma». Il passaggio chiave, qui, è: «Se non ricordo male». Oltre alle centinaia di telefonate tra i due (agli atti ci sono anche 9 contatti diretti tra il telefono del calciatore e l' agenzia di Aureli), a rendere quel "se non ricordo male" sospettamente inverosimile ci sono anche le dichiarazioni dell' avvocato di Aureli che ha descritto il suo assistito come grande amico del calciatore.

(4 giugno 2012)

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Citazione di: Splash21 il 17 Ago 2013, 00:43

Tutto qui? E i campionati truccati? E le partite di serie A nelle mani di Zingari e singaporegni? Niente.
(15 settembre 2012)
Singapoche? Si dice Singaporiani. Vi regalerei un dizionario, per Natale.

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Calcioscommesse, nel covo dello Zingaro
"Con 30 giocatori ho truccato la serie A"
Abbiamo incontrato in Macedonia Ilievski, il superlatitante dell'inchiesta. Dicono che siamo una gang, ma in realtà siamo solo scommettitori, i più forti in Europa. I calciatori mi chiedono di puntare per loro, sono una trentina, il 90% di serie B. Ma nomi non ne faccio"
dai nostri inviati GIULIANO FOSCHINI e MARCO MENSURATI

Calcioscommesse, nel covo dello Zingaro "Con 30 giocatori ho truccato la serie A" Giuseppe Sculli
SKOPJE - "Non avete capito niente. Lazio-Genoa l'ha fatta Sculli, non Mauri". Sculli? Sicuro? "Sculli. Con gli amici suoi di Genova. Al cento per cento. Anzi no, a un milione per cento. Se volete ve ne parlo. Però non qui, non ora".

"Andiamo in un posto più tranquillo, in montagna, dove saremo solo noi. Ho fatto preparare la cena a un mio amico". Sono le tre e mezza del pomeriggio, a Skopje, e quella che Hristiyan ha in mente è una cena molto, molto lunga.

Hristiyan è Ilievski, il principale latitante del calcioscommesse. Lo cerca la polizia, e l'Interpol. Secondo la procura di Cremona è la pedina chiave, l'uomo che avvicinava i giocatori di serie A per "fare le partite", li contattava tramite intermediari, li aspettava in albergo o nei ritiri con le borse piene di soldi, e li convinceva con le classiche "offerte che non si possono rifiutare". La mattina del primo giugno scorso, mentre Beppe Signori finiva in manette insieme con gli altri complici, lui è scappato dalla sua casa di Cernobbio e si è rifugiato qui, in Macedonia, protetto dalla propria fama e da un manipolo di bodyguard che lo chiamano boss. La strada per arrivare alla "casa dell'amico" è uno sterrato contorto e brullo che prima di arrampicarsi sulla roccia attraversa il quartiere albanese della città. Un incubo balcanico di strade e palazzoni grigi. Se non fossimo dentro la sua Bmw X5 bianca lucente, Hristiyan sputerebbe ad ogni incrocio per il disgusto
di vedere così tanti albanesi in giro. Ma siamo in macchina, quindi si limita a bestemmiare. Attraverso la tela di un borsello nero accarezza il corpo della pistola, piccolo calibro con intarsi in legno, e poi sibila qualcosa in macedone. La "casa dell'amico" in realtà è un "ristorante privato" chiuso al pubblico ma attrezzato per servire in un ambiente lussuoso una manciata di ospiti particolari: la discrezione si paga in contanti.

"IL MIO NUMERO FORTUNATO"
Hristiyan è sterminato: un metro e novanta di altezza, peserà non meno di 110 chili. È un ex agente della polizia speciale macedone: la guerra del Kosovo gli ha lasciato una cicatrice sul viso e un'altra, molto più grande, che parte dal mignolo della mano destra e finisce all'altezza del polso, dove si confonde con l'inchiostro di un enorme "5" tatuato tanti anni fa. "È il mio numero fortunato", ride alludendo a chissà cosa. Perché, in questa storia, tatuaggi e cicatrici non sono un dettaglio. Anzi. La prima cosa che raccontano ai magistrati i calciatori avvicinati da Ilievski è proprio quel segno profondo sull'arcata sopraccigliare "di quell'uomo brutto", descritto come "enorme" e "silenzioso". "Brutto? - ride Ilievski - A me non sembra. Mia moglie dice di no. Certo è mia moglie... Comunque quelle cose di me le ha dette Micolucci. Me la ricordo quella notte, al parcheggio. Lui doveva darmi dei soldi da scommettere su una partita. Ed è vero che non parlavo, perché ero stanco. Ero partito in macchina da Cernobbio ed ero arrivato fino ad Ascoli. Era buio e lui parlava e parlava, e cercava di convincermi ad accettare un pagamento con assegni invece che in contanti. Guardavo davanti e così lui di me ha visto solo la cicatrice... mi spiace che si sia spaventato. Anzi no, non mi spiace. Però dire che il mio ruolo era quello di far paura ai giocatori è ridicolo".

"COME TONY MONTANA"
E allora, qual era il suo ruolo? "Quello di uno che scommette. A me e a Gegic (l'altro latitante di questa storia, ndr) ci hanno chiamato gli Zingari, Gipsy, come se fossimo una mafia. In realtà non siamo zingari e non siamo nemmeno un gruppo. Noi compriamo informazioni e scommettiamo. E basta. Mi chiamano i calciatori e mi dicono: "20mila su questo o su quel risultato". E io lo faccio facilmente, perché la gente si fida". Chi sono i calciatori? "Una trentina, 90 per cento di squadre di serie B, il resto di A. I nomi non te li dico, io non sono uno scarafaggio, io gli scarafaggi li schiaccio, come dice Tony Montana (Scarface, ndr). Lo conosci, no?" sorride, si china, solleva l'orlo dei pantaloni per mostrare il volto di Al Pacino che si è fatto tatuare sul polpaccio. "Ho letto Puzo (autore de Il padrino), conosco a memoria Scarface: so come ci si comporta, io".

Perché il cuore del calcioscommesse, secondo Ilievski, sono proprio i calciatori: "In Inghilterra non succede, in Italia invece sì: si mettono d'accordo, poi scommettono e vendono le informazioni. Quando le vendono a noi, o quando noi le scopriamo ci puntiamo sopra forte. Altrimenti le vendono a qualcun altro. Alla mafia siciliana, a quella albanese, agli ungheresi oppure a Beppe Signori che è uno dei capi del calcioscommesse in Italia. A tutti. Spesso sono gli stessi dirigenti dei club a mettersi d'accordo. Alla fine dello scorso anno, sono venuto io personalmente in Italia. Era quasi tutto già deciso, chi vinceva lo scudetto, chi andava in Europa, chi finiva in serie B. Quindi è stato un "festival". C'erano sei squadre che ritenevamo affidabili: Sampdoria, Cagliari, Bari, Lecce, Siena e Chievo. E noi abbiamo fatto un mucchio di soldi".

"SONO ANDATO A FORMELLO"
Sono le otto di sera. Le ciotole con le salse all'aglio e allo yogurt sono ormai relitti al centro del tavolo. Quello che Ilievski ha presentato come "l'amico" sta servendo la carne alla griglia. Hristiyan l'accompagna con grappa macedone, versata da un alambicco di rame. "Un sacco di soldi li abbiamo fatti anche con Lazio-Genoa. È andata così: io cercavo da un po' di parlare con qualcuno della Lazio, per avere informazioni sicure. Ma non ci riuscivo. Sono andato a Formello, vero, ma lì non ho incontrato nessuno. Però mi hanno detto: "Guarda che la partita è fatta. L'ha fatta Sculli. L'accordo è 1-1 per il primo tempo, poi nel secondo tempo partita vera, anche se alla fine il Genoa ha poi dato i tre punti alla Lazio che doveva andare in Champions" (la circostanza risulta anche dagli atti dell'indagine, mentre Sculli al Quello che "ha detto" è Zamperini? "Non sono uno scarafaggio, io. Il nome di Zamperini non lo farò mai. Gli ho rovinato la vita chiedendogli di trovarmi delle informazioni sul campionato di Serie A e adesso lo difenderò fino alla fine. Non sono come Gervasoni, uno che fa le estorsioni. Dopo la prima parte dell'inchiesta, quest'estate voleva andare da Mauri, "se non mi dà un milione di euro vado a Cremona e racconto tutto", aveva detto. Quello che so io è che quella dritta era giusta, Sculli ha "fatto" la partita e io ci ho guadagnato un sacco di soldi. E come me mezzo Lazio, inteso come regione, lo sapevano tutti". Come confermano anche i flussi delle giocate.

"I SOSIA DI LECCE"
Ciò che colpisce sono gli aneddoti e i dettagli. Come "la faccia di Bentivoglio" quando Ilievski entrava nella sua stanza d'albergo prima di Palermo-Bari. "Masiello l'aveva costretto a incontrarmi per farmi vedere che la partita era aggiustata. Io gli avrei dato dei soldi per quella dritta, il Bari avrebbe perso quasi certamente e lui avrebbe fatto il colpo. Ma si vedeva da un chilometro di distanza che Bentivoglio se la stava facendo addosso: tremava, era pallido. Mi stavano truffando. E allo stadio si è visto subito. Così mi sono coperto: ho chiamato il mio amico Dan a Singapore (il capo del calcioscommesse mondiale, secondo i pm, ndr) e gli ho detto, "punta sul Palermo", così siamo andati in pari". Oppure come il "numero di Erodiani": il tabaccaio di Ancona, per farsi fare credito su una partita del Lecce si sarebbe presentato al casello autostradale insieme a tre "sosia" di giocatori giallorossi che dovevano garantire la combine: "Me ne accorsi subito, per fortuna, se no andavamo rovinati".

Hristiyan interrompe il suo racconto. Il padrone di casa ha messo a tutto volume "Caruso" cantata, al Pavarotti and Friends, da Pavarotti insieme a Dalla. Il viso di Hristiyan si contrae in un'espressione commossa, prossima al pianto, ma senza lacrime. "È la mia preferita", dice in italiano (e infatti costringerà il padrone di casa a rimetterla una dozzina di volte). "Comunque penso che prima o poi verrò in Italia. Io amo l'Italia. Mi farò un po' di carcere, lo so. Ma non posso continuare a vivere qui, così. Chiarirò tutto e tornerò a casa mia, a Cernobbio". Arrivano i dolci. Ma Hristiyan continua a mangiare salsicce affumicate. E a commuoversi per "Caruso". In carcere un sacco di gente gli farà delle domande, osserva il suo bodyguard. Proprio in quel momento un piccolo scarafaggio decide di attraversare la sala. Hristiyan lo guarda per un attimo. Lo raccoglie delicatamente. Lo mostra ai commensali. Sorride. Poi, lo schiaccia.

(11 marzo 2012)

Manganelli fa tremare il calcio Presto novità alle indagini

«Presto ci saranno novità nelle indagini: il calcio truccato e le scommesse sono fenomeni non di poco conto in Italia». Le parole sono del capo della Polizia, Antonio Manganelli, che ieri ha parlato a margine di un convegno sulla legalità nello sport. Non sono parole casuali: da Cremona a Bari nelle prossime settimane potrebbe arrivare una nuova scossa, forse letale, per il calcio. Ecco le partite dello scandalo e le nuove accuse. BARI-CESENA È la partita degli ultras, secondo l' inchiesta della procura di Bari condotta dal procuratore Antonio Laudati. Che grazie a testimonianze e a un lungo lavoro di riscontri ha ricostruito questo quadro: un gruppo di tifosi organizzati avvicina Andrea Masiello e altri giocatori di primo piano. Chiedono loro di perdere, forse promettono dei soldi. L' allenatore (Bortolo Mutti) forse viene messo a conoscenza di quello che sta accadendo. Nessuno denuncia. Il Bari perde. I tifosi incassano la scommessa, la procura sta accertando se anche i giocatori hanno in qualche maniera incassato denaro. BARI-SAMPDORIA Tifoserie gemellate. Col Bari retrocesso, la Samp ha necessità dei 3 punti per sperare nella permanenza in A. Dirà il capitano Palombo due giorni prima della partita a una tifoseria inferocita: «Non vi preoccupate per Bari». Effettivamente non c' è niente di cui preoccuparsi: finisce 1-0 per la Samp, i flussi di scommesse anomale sono tanti, Guberti è segnalato dalle celle telefoniche 48 ore prima della partita a Bari (dove aveva giocato due stagioni). È una delle partite sulle quali hanno messo gli occhi anche gli Zingari: a Bari in quei giorni arriva uno del gruppo (l' ungherese Lazcko). Un telefono in uso ad Almiron ha contatti con i cellulari degli Zingari, in particolare Ilievsky. Ascoltato dalla procura di Cremona, il centrocampista ora al Catania (non indagato) ha detto che l' utenza era in uso a un altro giocatore (di cui ha fatto il nome) sul quale sono in corso accertamenti. BOLOGNA-BARI Per gli Zingari è il "risarcimento" dopo la gara andata male a Palermo. Masiello, tramite Belmonte, contatta Portanova, vecchio compagno di squadra. Gli fanno capire che c' è la possibilità di "fare la partita", fanno intendere che ci sono soldi a disposizione. Portanova nega, ma incontra comunque a Bologna questi amici di Masiello. Il difensore ne parlerebbe anche nello spogliatoio, ufficialmente fanno tutti muro. Non se ne fa niente. La partita ha però una storia strana: il Bari già retrocesso vince 4-0, tre gol sono di un ragazzino, Grandolfo. Le scommesse ci sono: il sospetto degli investigatori è che, se non Portanova, qualche altro rossoblù sia caduto all' abbocco dei baresi. Portanova (indagato per associazione a delinquere finalizzata alla frode sportiva) è stato ascoltato ieri per due ore dal reparto operativo dei Carabinieri di Bari: verbale secretato. «Abbiamo detto la verità, portato le indagini difensivee risposto alle contestazioni» spiega l' avvocato Gabriele Bordoni. UDINESE-BARI È l' unica partita del campionato 2010-2011. Il sospetto: Masiello, Bonucci, Belmonte e Parisi decidono di giocare l' over. Provano ad avere una sponda nell' Udinese, senza fortuna. Scommettono e vincono: finisce 3-3. Sulla gara è stato ascoltato ieri a Bari Angelo Iacovelli che ha offerto spunti importanti. LAZIO-GENOA Indaga la procura di Cremona. Partita gestita da Ilievsky, uno dei capi degli Zingari: il macedone è a Formello e poi nel ritiro del Genoa. Il tramite è l' ex laziale Alessandro Zamperini. Il macedone ha contatti con Mauri e Milanetto (indagati per associazione a delinquere). Secondo il procuratore Di Martino avviene anche lo scambio di denaro con i liguri in un albergo di Milano. LAZIO-LECCE Ultima giornata di A. Partita ancora gestita dagli Zingari tramite Zamperini. Alloggiano nell' albergo del Lecce: un pentito arrestato in Ungheria ha raccontato che sono stati pagati i giocatori salentini, indicando chi e quanto. Si è in attesa della rogatoria.
GIULIANO FOSCHINI MARCO MENSURATI

(6 marzo 2012)

  Da Mauri a Masiello ecco chi rischia grosso nel processo sportivo

Per prima cosa le società. Già a marzo, se la giustizia sportiva dovesse mantenere fermi i criteri adottati questa estate nella prima tranche del processo (tre punti di penalità per la responsabilità oggettiva in relazione ad ogni illecito commesso da un tesserato, più un punto di penalità per l' aggravante del conseguimento del risultato, più un altro punto di penalità per l' aggravante della molteplicità degli episodi) Lazio, Atalanta, Lecce, Genoa, Novara e Chievo rischiano di vedere la propria classifica peggiorare pesantemente (Lazio e Atalanta tra i sei e gli otto punti, le altre a scendere). Poi, i calciatori, molti, alcuni anche importanti, che rischiano la carriera. Ecco i nomi di quelli più volte citati nelle carte cremonesi sui quali il procuratore federale Palazzi dovrà decidere cosa fare. MAURI Il calciatore della Lazio sul suo sito internet ha provato a rassicurare i propri tifosi. «Sono ultra sereno. È tutto assolutamente ok. Mi piacerebbe poter parlare al mondo, ma, come potete immaginare, non posso farlo per ovvie ragioni». Tuttavia la sua situazione è piuttosto delicata. Chiamato in causa da Gervasoni, pentito considerato attendibile, Mauri è accusato di essere il "tramite" tra la squadra e gli zingari in due diverse partite (Lazio-Genoa 4-2 e Lecce-Lazio 2-4). MILANETTO Il giocatore del Padova, ex Genova è accusato di essere stato l' uomo di riferimento degli Zingari nella combine Lazio-Genoa. Insieme a lui, dice Gervasoni, erano d' accordo anche altri genoani. RICKLER Il difensore del Bologna è tirato in ballo per le sue prestazioni ai tempi del Piacenza e del Modena. Sarebbe stato lui a dire a Gervasoni chei giocatori del Modena avevano preso soldi dal Padova per non perdere contro il Mantova. LUCIANO E PELLISSIER I due giocatori del Chievo sarebbero gli uomini della squadra di Campedelli in contatto con i fratelli Cossato. Con loro c' era anche Italiano. BENASSI Sarebbe lui (e non Benussi come invece scritto nelle carte della procura) l' uomo che, secondo Gervasoni, avrebbe collaborato per "sistemare" Lecce-Lazio 2-4. «Nessuno - è la posizione del calciatore deve permettersi di mettere in discussione la mia onestà. Io ho la coscienza a posto». Insieme a lui, nel mirino anche Rosati. CORVIA Nonostante le smentite estive del giocatore e del suo manager, il centravanti del Lecce è indagato a Cremona con l' accusa di essere stato il gancio utilizzato da Paoloni per contattare la squadra salentina in occasione della gara con l' Inter. Il Lecce finisce poi anche al centro della presunta combine con la Lazio. FERRARIO E' il difensore del Lecce avvicinato da Zamperini (uno degli arrestati) prima della gara con la Lazio del maggio scorso. Zamperini racconta di avergli proposto la combine, ma che Ferrario ha risposto "no grazie". A differenza di Farina, ANDREA MASIELLO, PADELLI, BENTIVOGLIO, PARISI E ROSSI Sono i cinque calciatori che lo scorso anno giocavano con il Bari (ora Masiello è con l' Atalanta, Parisi a Torino, Rossi a Cesena, Bentivoglio alla Samp e Padelli con l' Udinese) che secondo il pentito Gervasoni avrebbero partecipato alla combine di Palermo-Bari 2-1. La partita doveva terminare con almeno 4 gol. Non accadde perché dopo un' uscita maldestra di Padelli, Miccoli sbagliò un rigore. DI VAIO Agli atti della procura sono finiti alcuni assegni pagati dal capitano del Bologna a un uomo dell' entourage di Signori. Gli investigatori sospettavano che si trattasse di pagamenti per scommesse (non è un reato, ma i tesserati non possono giocare) ma i protagonisti della vicenda hanno spiegato si trattava in realtà di utenze, essendo Di Vaio un inquilino dell' amico di Signori. però, non ha denunciato. RIGONI L' attaccante della Sampdoria, protagonista lo scorso anno della promozione del Novara, è stato tirato in ballo da Gervasoni perché presunto protagonista della combine in coppa Italia contro il Chievo per la quale gli zingari versarono 150mila euro.
GIULIANO FOSCHINI MARCO MENSURATI

(2 gennaio 2012)

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 Gervasoni dice tutto ai pm e accusa Mauri della Lazio

Nell' inchiesta di Cremona sul calcioscommesse ci sono due nuovi personaggi chiave: Carlo Gervasoni, il difensore pentito. E Alessandro Zamperini, l' ex calciatore amico dei big.I due stanno rischiando, ciascuno nel proprio ruolo, di affondare la credibilità del calcio italiano a partire dalla serie A. Gervasoni nel suo interrogatorio davanti ai pm ha parlato «dell' alterazione di molti risultati di serie B e di alcuni di serie A e Coppa Italia» spiega il gip Guido Salvini nel provvedimento con il quale ha disposto i domiciliari del giocatore. Ha raccontato che Stefano Mauri, il centrocampista della Lazio già nel giro azzurro, avrebbe in qualche modo partecipato alle combine di Lazio-Genoa e Lecce-Lazio (entrambe vinte dalla Lazio con più di tre gol, quindi con un over) organizzate dagli zingari. E un primo riscontro al coinvolgimento della Lazio arriva dagli accertamenti tecnici sul cellulare dei due zingari che sarebbero stati a Formello la mattina della partita con il Genoa. Gervasoni ha poi parlato di un vecchio Chievo-Novara di Coppa Italia, taroccata, organizzata tra gli altri dall' ex nazionale (oggi commentatore Sky) Nicola Ventola. Il difensore ha poi fatto i nomi di calciatori - offrendo secondo gli investigatori caso per caso riscontri importanti - che avrebbero aiutato gli zingari: si tratta di Cesare Rickler (difensore del Bologna, lo scorso anno al Piacenza), Cristian Bertani (oggi alla Samp, lo scorso anno a Novara) Josè Ignacio Joelson, Marco Turati, Mario Cassano, Kawelly Conteh, Alessandro Pellicori, Matteo Gritti, Paolo Acerbis, Riccardo Fissore e Marco Turati. Secondo Gervasoni - che ha fatto una scelta «di piena collaborazione» scrive Salvini- il contatto degli zingari con il mondo della A era Alessandro Zamperini. L' ex calciatore (che sulla sua pagine Facebook annovera come "fratelli" Christian Brocchi, Bobo Vieri ma anche quel Paolo Palmieri che era con lui nell' albergo del Lecce prima della partita con la Lazio) ha ammesso di aver contattato Farina del Gubbio per pilotare la gara di coppa Italia con il Cesena. Ha negato di aver agganciato il grande amico Stefano Mauri (decine le foto dei due insieme sui social network) mentre ha ammesso di aver parlato degli "zingari" a Stefano Ferrario, difensore del Lecce (e suo ex compagno alla Ternana) prima della gara con i biancazzurri. «Mi disse però - ha detto in sintesi ai magistrati - : non mi mettere in mezzo a queste cose: tra l' altro, io nemmeno gioco». Zamperini per ora rimane in galera. Il suo legale, Roberto Ruggiero, chiede però la scarcerazione sottolineando come non ci siano prove di dazioni di denaro. In queste ore la mobile di Cremona, con gli uomini dello Sco, sta effettuando una serie di accertamenti sui calciatori citati da Gervasoni. E anche su un paio di difensori del Bari tirati in ballo per la partita col Palermo. Il laziale Stefano Mauri, attraverso il suo procuratore, ha fatto sapere di essere «totalmente estraneo alle indagini». Così come estranei sono i tre azzurri Buffon, Gattuso e Fabio Cannavaro, i tre azzurri indicati come «malati» di scommesse in un' intercettazione ambientale dall' ex preparatore degli allenatori del Ravenna, Nicola Santoni (che ieri siè avvalso della facoltà di non rispondere). «A noi - dice il procuratore capo Roberto Di Martino - non interessano le scommesse in sé, né chi le fa, a noi interessano solo se sono viziate da frodi sportive». Frodi nelle carte ce ne sono tante. Tra Doni e Gervasoni, spiega il gip Salvini, erano intercorsi «accordi diretti sulle modalità con cui Doni potesse tirare (in modo centrale) un eventuale rigore che il portiere del Piacenza avrebbe fatto in modo, come effettivamente è avvenuto, di non parare» in quell' Atalanta-Piacenza del 19 marzo del 2011 che appare come la madre di tutte le combine. Dagli atti emergono poi anche novità sulla posizione di Beppe Signori, indagato in Svizzera per riciclaggio. L' indagine era nata dopo «la movimentazione di ingenti somme di denaro, attraverso un conto corrente riferibile alla società Clever Overseas s.a.» scrive la Polizia. Una società riconducibilea Sartor e Signori. Agli atti anche una vicenda che riguarda il capitano del Bologna, Marco Di Vaio: tra le carte sono finiti gli assegni che ha versato a Signori. «Lo hanno chiamato a Cremona - dice Signori - perché pensavano fossero per le scommesse. E invece è un mio affittuario: era una questione di bollette».
DAI NOSTRI INVIATI GIULIANO FOSCHINI MARCO MENSURATI CREMONA

(29 Dicembre 2011)

In manette Mauri e Milanetto Un mondo inquinato alla radice

CREMONA - Un anno fa raccontavano questa storia come quella di una banda di cialtroni e millantatori: un portiere sfigato, un tabaccaio e qualche giocatore di terza fascia che si mettono insieme e provano a taroccare qualche partita. Quella stessa storia, dopo dodici mesi di indagini da parte degli uomini dello Sco di Roma e della Mobile de Cremona, si è trasformata in uno dei punti più bassi dell' epopea del calcio italiano: 19 persone arrestate, il capitano della Lazio Stefano Mauri in cella, accanto a quelle della bandiera del Genoa Omar Milanetto e dei mercanti di partite venuti dall' Est. E 30 perquisizioni eseguite in tutta Italia: con i poliziotti che sono stati a Coverciano da Criscito, a Torino dall' allenatore della Juventus Conte, a Verona da Pellissier, a Lecce da Corvia e a Milano da Bobo Vieri (che però era in Messico). Tutti indagati, insieme con un centinaio di altri calciatori, compreso l' azzurro Bonucci. Le accuse variano dall' associazione a delinquere alla semplice frode sportiva. «L' inquinamento etico del mondo dei calciatori e forse anche di alcuni dirigenti non è stato episodico ma diffusoe ' culturalmente' accettato in spregio ai principi di lealtà sportiva nei confronti dei tifosi innanzitutto» scrive nell' ordinanza il giudice Guido Salvini. In carcere sono finiti 8 giocatori: oltre a Mauri e Milanetto ci sono l' attaccante della Sampdoria (ex Novara) Cristian Bertani, mentre per altri tre sono stati disposti gli arresti domiciliari (tra loro Joelson) e l' obbligo di presentarsi all' autorità giudiziaria (Conteh e Ruopolo). In manette anche tre soggetti vicini ai calciatori e cinque ungheresi: secondo gli inquirenti sono loro la vera novità dell' inchiesta, la ' cellula operativa' che ha sostituito gli ' zingari' , decimati dagli arresti fatti dalla polizia croata. Resta invece a piede libero l' attaccante del Genoa Giuseppe Sculli, per cui è stata respinta una richiesta di cattura. Lo spaccato è inquietante: le nuove partite truccate sono in tutto una trentina, sette in A: sono Napoli-Sampdoria del 30 gennaio 2011, 4-0; Brescia-Bari del 6 febbraio (2-0); BresciaLecce del 27 febbraio (2-2); Bari-Samp (0-1) del 23 aprile; Palermo-Bari (2-1) del 7 maggio; Lazio-Genoa (4-2) del 14 maggio e Lecce-Lazio (2-4) del 24 maggio. «L' indagine non è finita, aspettiamo di vedere cosa arriverà dagli accertamenti tecnici» e dalle dichiarazioni degli arrestati ha spiegato il procuratore Di Martino. Mentre il capo del Servizio centrale operativo della Polizia, Gilberto Caldarozzi, ha sottolineato il ruolo svolto nel calcioscommesse italiano dell' associazione criminale estera. Che era in grado di riciclare milioni di euro attraverso una sola partita. Proprio per riciclaggio è indagato ora Beppe Signori: a lui e ai suoi amici bolognesi erano intestati conti correnti in svizzera (tutti con nomi di vini) sui quali transitavano i soldi delle vincite direttamente dall' Asia. Oggi cominceranno gli interrogatori di garanzia. © RIPRODUZIONE RISERVATA
DAI NOSTRI INVIATI GIULIANO FOSCHINI MARCO MENSURATI

(29 maggio 2012)

Il super pentito del calcio accusa Lazio, Siena e Genoa - Siena e Lazio, i verbali shock di Gervasoni

UNA fotografia con lo Zingaro e Stefano Mauri. Cinque partite di serie A, una dozzina di B. Quasi cinquanta giocatori coinvolti. Il ruolo di presidente e società. Carlo Gervasoni, il pentito del calcioscommesse italiano, può spazzare via buona parte del calcio italiano. Oggi si siederà davanti al procuratore federale Stefano Palazzi. Il 12 marzo a Cremona ha messo nero su bianco quello che sembra essere l' inizio di una fine. GLI ACCORDI PER LAZIO-GENOA Gervasoni è l' uomo della banda degli Zingari in Italia, in diretto contatto sia con Hrystian Ilievski sia con Amir Gecic. Arrestatoa dicembre ha deciso di collaborare con il procuratore Roberto Di Martino: fino a oggi le sue dichiarazioni hanno trovato sempre riscontri, per questo è considerato un testimone attendibile. «Cassano (ndr, portiere del Piacenza arrestato qualche mese fa) aveva verificato tramite Zamperini (ndr, ex calciatore gancio degli Zingari) che c' era effettivamente la possibilità che la Lazio comprasse la partita nei confronti del Genoa. So che Zamperini si è recato a Roma e che, insieme con Ilievski, sono andati a Formello dove hanno incontrato Mauri. Non so quali altri calciatori della Lazio fossero coinvolti nella combine. So che gli slavi puntavano sulla sconfitta del Genoa con l' over. In realtà ho appreso che durante questi contatti a Roma era emerso che alcuni giocatori della Lazio avevano già scommesso su un risultato diverso da quello sopra indicato, risultato che non sono in grado di precisare. Allora è accaduto che, dopo aver parlato Ilievski e Zamperini, con i propri referenti Mauri e Milanetto, erano giunti alla conclusione che l' accordo doveva limitarsi a un over nel primo tempo con libertà per le squadre di concludere liberamente il risultato finale». I magistrati gli chiedono anche di Sculli, l' uomo indicato da Ilievski in un' intervista a Repubblica come possibile gancio di altri scommettitori nella partita. «Non ne so nulla» dice Gervasoni. LA FOTO CON MAURI Il racconto di Gervasoni è stato già riscontrato sulla base dei movimenti con i tabulati telefonici. Ma Mauri ha sempre negato tutto, sostenendo di non conoscere gli Zingari. «Ricordo però - mette a verbale Gervasoni - che Ilievski mi mostrò una foto sul cellulare che lo ritraeva abbracciato insieme a Mauri. Ricordo di aver appreso da Cassano che le scommesse dei giocatori della Lazio erano state effettuate presso un amico di Zamperini che aveva un' agenzia di scommesse a Roma». LECCE-LAZIO «La combine fu possibile per l' interessamento di Zamperini. Ilievski e Gecic sentirono Zamperini che disse che tutto era a posto perché la Lazio vincesse con un over con due gol di scarto. Zamperini si mise in contatto con Mauri, non so quale sia stato il contatto per arrivare ai giocatori del Lecce. Quello che posso dire è che tutte e due le squadre furono coinvolte. Gecic disse che aveva investito circa 400mila euro per pagare i giocatori di entrambe le squadre. Confermo i nomi che ho già indicato del Lecce, cioè i due portieri Rosati e Benassi. Ricordo che il primo fu espulso e subentrò il secondo (...) Gecic mi disse che erano coinvolti altri due o tre giocatori della Lazioe treo quattro del Lecce». Gecic era la fonte principale di Gervasoni. «Mi riferì che Lazio-Albinoleffe di Coppa Italia terminata 3-0 credo nel 25 novembre del 2010 era stata combinata dai giocatori dell' Albinoleffe con over e sconfitta e che Brescia-Lecce terminata 2-2 del 27 gennaio era una partita combinata con l' over». IL RUOLO DEI CLUB: SIENA LECCE E ATALANTA Se Gervasoni sa il vero, il Siena dovrebbe essere retrocesso per responsabilità diretta: «Gecic mi riferì di aver appreso da un suo amico del Kazakistan che il presidente del Siena diede dei soldi ai giocatori del Modena Tamburini e Perna per vincere l' incontro Modena-Siena. (...)». Per l' Atalanta ci sarebbe invece l' omessa denuncia (penalizzazione): «Provarono a sistemare Atalanta-Albinoleffe. Ma Gegic mi disse che Doni gli aveva riferito che mai avrebbero combinato quella partita in quanto il presidente ci teneva molto che la partita venisse giocata in maniera regolare, trattandosi di un derby (...) Nel 2010 fu Paoloni invece a dirmi che l' Ascoli aveva preso soldi dal Lecce per giocare alla morte contro di noi». Nei guai anche il Piacenza: «Cassano mi disse che alcuni giocatori avevano chiesto al direttore sportivo De Falco l' approvazione in ordine alla decisione che avevano preso di pareggiare con l' Albinoleffe (...) Mentre ho appreso dai fratelli Cossato che Chievo-Udinese (02, 15 maggio 2011) dello scorso anno è stata manipolata». BERTANI E LA SCHEDA «Bertani (ndr, ex attaccante del Novara oggi alla Samp) incontrò Gecic in un bar di Legnano e capì a seguito di quell' incontro che vi era una ulteriore disponibilità da parte dei giocatori del Novara. Credo che a seguito di questi accordi gli slavi consegnarono a Bertani un telefono dedicato finalizzato a essere utilizzato per ulteriori rapporti (...) So che presero contatti con lui e con Carobbio per l' over di Novara-Siena (2-2)». L' ARBITRO «Con Gecic ci fermammo a mangiare presso il ristorante a Porto San Giorgio di un mio ex compagno di squadra, Stefano Bagalini che è fratello di Roberto che fa l' arbitro (...) Gecic mi chiese di incontrarlo (...) Così di notte siamo tornati al ristorante dove Gecic ha potuto parlare con Roberto Bagalini e gli ha chiesto se poteva dare la sua disponibilità per un over per una partita che si sperava potesse arbitrare nei giorni successivi. Bagalini rimase un po' perplesso, anche se quando Gecic gli parlò di un possibile compenso tra i 50mila e gli 80mila si mostrò possibilista. La cosa poi non ha avuto alcun esisto, non so se sia dipeso dal fatto che Bagalini non sia stato designato per alcuna partita dopo quella data». VERONA-BARI «La gara, del giugno del 2007, terminata 4-2 (...) Il Verona, tramite il direttore sportivo Cannella, diede dei soldi al proprio giocatore Sibilano il quale li consegnò a Bellavista e Santoruvo (...) Mi chiesero se ero disponibile ad andare a ritirare i soldi presso la sede del Verona. La somma mi venne consegnata da Cannella». © RIPRODUZIONE RISERVATA
GIULIANO FOSCHINI MARCO MENSURATI

(13 Aprile 2012)

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Questo riferimento postato che riguarda la presunta combine di Genoa-Samp, che a detta di Di Martino svrebbe avuto conseguenze devastanti e che e' stata archiviata in men che non si dica, dimostra l'assoluta inconsistenza del piano accusatorio del magistrato e la sua scarsa credibilita'. Quali prove inoppugnabili dovrebbe tirar fuori dal cilindro questo genio in 2 o 3 mesi per far si' che Mauri sia considerato l'esecutore materiale delle combine di Lazio-Genoa e Lecce-Lazio?


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 Calcio, 14 partite col trucco falsato il campionato di A - Il campionato degli scandali ecco le 14 partite truccate che hanno flasato la serie A

ROMA - Roberto Di Martino, procuratore di Cremona, la dice quasi fosse un' ovvietà, non un' enormità. «Lo scorso campionato di serie A è stato irregolare». Poi, elabora. Ed è peggio. «Alcune squadre hanno compromesso la genuinità della lotta per la retrocessione, altre quella per la qualificazione all' Europa League, altre ancora singole partite». SEGUE ROMA «METTENDOLE insieme, la quantità di gare truccate è tale che l' intero torneo è da considerarsi compromesso». Insomma, un campionato di cartapesta. Ecco. Per mesi è sembrata una storia di «quattro sfigati» da bar sport, impiccati al linguaggio astruso degli "over", delle giocate "a due e mezzo" o "tre e mezzo". Popolata da fanfaroni, millantatori, calciatori sul viale del tramonto, comunque marginali nel calcio (scommesse) che conta. Un album di macchiette che evocava vicende inverosimili: il sonnifero nel tè, la vecchia gloria imbolsita (Signori), il portiere instabile (Paoloni), il capitano con la scimmia del "picchetto" (Doni), il tabaccaio e il medico di provincia chiacchieroni (Erodiani e Pirani). A ben vedere, una benedizione per il Palazzo del calcio, le tifoserie organizzate, gli addetti ai lavori. Un modo per dire che, sì, la vicenda era drammatica, ma niente affatto seria e convincere e convincersi che il giocattolo non si sarebbe rotto. Le cose, a quanto pare, non stavano e non stanno così. Nuovi documenti istruttori acquisiti dalle indagini delle Procure di Cremona e, ora, anche Bari, a cui Repubblica ha avuto accesso, raccontano una storia di crimine organizzato che ha appestato il calcio di casa nostra e non solo. Secondo le procure provano che, almeno 14 gare del campionato di serie A 2010-2011 di regolare hanno avuto solo il pallone con cui sono state giocate. IL METODO ILIEVSKI In questa storia c' è un uomo che conta più di altri. Perché è la chiave che, d' incanto, rende nitido un puzzle fino ad allora confuso. Lo chiamano «lo zingaro» e di lui si legge nell' informativa che il 16 gennaio scorso la squadra mobile di Cremona e il Servizio centrale operativo della polizia consegnano alla Procura di Cremona. Il suo nome è Hristyan Ilievski e ha trascorso l' intera stagione calcistica 2010-2011 in giro per gli stadi e i ritiri dei club a comprare calciatori e partite. È brutto, Ilievski. Ha una cicatrice enorme sul volto e non gira mai da solo. Chiunque ne parli lo racconta come una sorta di Uomo Nero. Vittorio Micolucci, ex difensore talentuoso dell' under 21 finito per sbaglio ad Ascoli in serie B, ne è quasi terrorizzato: «Era notte. Un mio ex compagno mi aveva detto che c' erano due che mi volevano parlare. Ci vedemmo in un parcheggio. Arrivarono su una macchina con targa straniera. Alla guida c' era uno straniero che faceva da traduttore ad un altro che aveva una cicatrice (...) I due mi dissero che erano disposti a pagare per alterare i risultati delle partite di calcio. Volevano soprattutto gli "over 2.5 e 3.5". Ma volte volevano direttamente il risultato esatto. Offrivano denaro in contanti. Tanto e in anticipo. Se il risultato finale era quello pattuito i soldi li potevo tenere. Altrimenti andavano restituiti». Il metodo Ilievski sembra infallibile. Ma è stato mai applicato? Riesce? E soprattutto che profitti assicura? DA SINGAPORE A ROMA Per trovare la prima delle risposte è sufficiente sezionare una delle partite che - come documenta una nota di tre pagine depositata agli atti dal procuratore di Cremona, Roberto di Martino - ne è il paradigma: Lazio-Genoa. Il giorno del match, 14 maggio 2011, Ilievski va al campo di allenamento della Lazio, a Formello, vicino Roma. Con lui ci sono il suo inseparabile guardaspalle e l' ex giocatore Alessandro Zamperini (ottimo amico di molti calciatori di serie A, tra i quali anche il laziale Stefano Mauri). In tasca ha un telefonino con scheda intestata a un nome di fantasia: Victor Kondic. L' analisi del traffico sulle celle della compagnia telefonica non lascia dubbi: Ilievski è a Formello alle 12:10, quando ancora il pullman della Lazio non ha lasciato il parcheggio diretto allo stadio Olimpicoei giocatori sono ancora dentro l' impianto. E qui rimane per circa un' ora. Intorno alle 12:42, il suo telefonino comincia a contattare il numero personale di Tan Seet Eng, capo dell' organizzazione di scommettitori che vive a Singapore. Un tipo che ama le suite a 5 stelle, le ciabatte e il lusso pacchiano. Ma, soprattutto, che- secondo il pentito Perumal (membro dell' organizzazione asiatica, arrestato in Finlandia) - è capace di spostare scommesse per un milione di euro su una partita di serie A in tre minuti. Quindici, se il match è di serie B. Dopo il contatto con Zamperini, Ilievsky si sposta nella zona dove alloggia il Genoa in trasferta e incontra Oscar Milanetto, leader dello spogliatoio. L' abboccamento va a buon fine, secondo i magistrati, perché la partita finisce con un rotondo 4-2 per la Lazio. Ma soprattutto con un bel 1-1 alla fine dei primi 45 minuti. Spiega infatti Carlo Gervasoni, giocatore pentito arrestato da Cremona: «L' accordo prevedeva che il primo tempo si concludesse con un "over" (almeno due gol nei primi 45' , più di tre al 90' ndr ). Risultato che venne raggiunto».È un fatto (riscontrato dalle celle telefoniche e dalle schede di presenza degli alberghi) che quella sera del 14 maggio, alle 19.19, Ilievsky è a Milano, all' Una Hotel Tocq dove lo aspetta Bellavista (ex capitano del Bari che fa parte del giro ed è in contatto con i clan della mafia barese). E dove, il 15 sera, lo raggiungono, alle 20:33, due giocatori del Genoa: Milanettoe Dainelli. «Evidentemente - scrive il procuratore Di Martino - si tratta di un incontro finalizzato alla consegna del denaro ai giocatori, dopo che la partita aveva realizzato il risultato programmato». Lazio-Genoa ha tutto per essere una partita truccata. Ma è stata l' unica? Quante volte gli zingari hanno riprodotto lo stesso format? "80 MILA EURO A CRANIO" Lazio-Genoa non è un unicum. Il format Ilievski si ripete identico in almeno altre cinque partite. Lecce-Lazio (lo «zingaro» è all' Hilton di Lecce dal 20 al 23 maggio 2011), finita con un rocambolesco "over" (2-4 il risultato finale). Bari-Sampdoria 0-1, di cui si "occupa" l' ungherese Lazlo, a Bari, dalla vigilia al giorno successivo la partita come dimostrano le celle telefoniche riscontrate dalla polizia ungherese in un' informativa trasmessa in Italia. Bari-Roma 2-3, quando racconta il giocatore pentito Andrea Masiello, «gli zingari vennero sotto casa a chiedermi di far terminare la partita in "over". Gli dissi di "no". Loro mi dissero che avevano già convinto gli altri». La domenica dopo, il Bari va a Palermo (1-2) e gli "zingari", che sono in Sicilia, catechizzano a modo loro cinque giocatori: Andrea Masiello, Parisi, Padelli, Bentivoglio, Marco Rossi. Offrono 80 mila euro a cranio perché vinca il Palermo con «almeno due gol di scarto». Le cose non vanno così (l' inconsapevole Miccoli sbaglia il rigore nel finale) e i cinque restituiscono il denaro. C' è anche Brescia-Bologna (3-1). Una settimana prima del match, al telefono, uno degli uomini del giro degli zing ari dice: «Mi hanno detto che il Brescia con il Bologna prenderà tutto». Dice un investigatore: «Le prove che abbiamo raggiunto su queste sei partite ci consentono oggi di dire con ragionevole certezza che ce ne sono almeno altre otto, di cui parlano i pentiti e abbiamo traccia nelle intercettazioni telefoniche, che sono state aggiustate nello stesso modo». Sono Napoli-Sampdoria (4-0); BresciaChievo (0-3); Brescia-Bari (2-0); Genoa-Roma (4-3); BariChievo (1-2); Parma-Bari (1-2); Chievo-Sampdoria (0-0). Ce ne sarebbe anche un' altra: Inter-Lecce (1-0). La partita è appattumata a dovere, ma, racconta Massimo Erodiani (uno degli arrestati a Cremona), accade qualcosa nel tunnel di san Siro mentre le squadre entrano in campo: «L' accordo era che il match dovesse finire con un "over". Con un gol del Lecce, prima dell' Inter. Prima di entrare in campo ci fu un ripensamento. E i giocatori dell' Inter non accettarono. Me lo disse Daniele Corvia (giocatore del Lecce ndr) che gli "zingari" avevano corrotto insieme a lui Rosati, Ferrario e Vives». E ora che succederà? Come reagirà il mondo del calcio? Le squadre cosa rischiano? LA VIA D' USCITA Raccontano fonti diverse che il Palazzo del pallone stia vivendo ora giorni terribili. La favola dell' inchiesta che «non andrà da nessuna parte» non la beve più nessuno. E l' arrivo della Procura di Bari sul proscenio dell' indagineè stato il definitivo campanello d' allarme. Racconta una fonte vicina alla Federazione Gioco Calcio: «Il giorno in cui si è saputo che il procuratore capo di Bari, Antonio Laudati, interrogava in una località segreta Masiello, è stato chiaro che qui verrà giù tutto». Dunque? Al mondo a parte del pallone e della giustizia sportiva restano pochi mesi. Quelli da qui alla fine di questo campionato. E una scelta da fare: aspettare che le inchieste penali obblighino il procuratore federale Stefano Palazzi a precipitare mezza serieA nel baratro delle penalizzazioni, retrocessionie squalifiche. Oppure mettere rapidamente mano al codice di giustizia sportiva. Cancellando o modificando quel principio di "responsabilità oggettiva" che consentirebbe di buttare a mare gli indifendibili, "le mele marce" e salvare ciò che resta del calcio professionistico di questo Paese. Vedremo.
CARLO BONINI GIULIANO FOSCHINI MARCO MENSURATI

(3 Febbraio 2012)

Tutti al Grand Hotel Scommesse camere con vista sulle combine

Lo chiamano "Hotel scommesse". È in corso Como, a Milano. È frequentato da calciatori, ex campioni appesantiti, scommettitori accaniti, spesso malavitosi. Là dentro si decidono partite del campionato italiano. Si giocano scommesse, pagamento solo in contanti. E quasi sempre si vince. La storia, raccontata in molte pagine degli atti della procura di Cremona, è oggetto in queste settimane di ulteriori riscontri. Uno, arriva da Hrystiyan Ilievski, lo scommettitore macedone secondo la procura di Cremona a capo dell' organizzazione degli Zingari. Ilievski la racconta come una delle prove per smontare o comunque ridimensionare le accuse mosse dalla magistratura italiana nei suoi confronti: non esiste nessuna banda di Zingari, è la sua tesi, che trucca il campionato italiano. Ma attorno alla serie A e alla B girano da anni gruppi di scommettitori che comprano informazioni dai calciatori che sistemano le partite per semplici ragioni sportive o perché corrotti, ma da gruppi malavitosi. «Mafia, italiana o albanese» ripete Ilievski. «Non certo noi». Poi lo slavo aggiunge: «Indagano su di me o Gegic, ma perché non cercano di capire chi è che ogni domenica va in questo albergo?». Questo signore a quanto pare si chiama Salvatore. Forse è siciliano, forse calabrese. Ha circa 65 anni. «Di lui so soltanto che ha una serie di cellulari, fa un paio di telefonate, apre un computer e poco prima del calcio di inizio dice se la partita si può giocare oppure no. Se sì, si scommette. Altrimenti si va tutti a casa». Si accettano soltanto somme in contanti, e soprattutto si può scommettere soltanto cifre molto alte. Da trentamila in su. Una volta - racconta Ilievski - Bellavista e Bressan (due dei calciatori arrestati nell' operazione Last Bet) si presentarono con assegni, provarono ad arrabattare due parole ma Salvatore li rimandò indietro con qualcosa di più di un sorriso. «In Italia giocano tutti, ci sono gruppi organizzati.È incredibile che vengano a dire a noi, macedoni, di essere in grado di truccare le partite. È assurdo». Ilievski torna pure sulla combine di Lazio-Genoa e chiarisce. «La storia di Sculli io l' ho solo sentita dire. Non so niente di più, né tantomeno conosco il giocatore. Di certo la vicenda di Zamperini e Mauri è completamente inventata: l' 1-1 al primo tempo l' hanno fatto gli altri, non certo noi! Andate a vedere quanta gente nella regione Lazio ha giocato su quel risultato». Tanti, troppi, confermano le agenzie di bookmakers. Tanti altri gli esempi: nel veronese leader del gioco sarebbero il gruppo dei fratelli Cossato (indagati nelle inchieste). Loro avrebbero gestito una delle partite emblema di questa inchiesta sul calcio scommesse, il 3-3 tra Albinoleffe e Piacenza del dicembre 2010 che costrinse le agenzie a bloccare le puntate. Napoli era invece una sorta di territorio inavvicinabile per gli scommettitori: la storia di Napoli-Parma dell' aprile del 2010 con i Lo Russo a bordo campoè solo una, così come è un dato ormai acquisito che i bookmakers di Singapore consentivano il pagamento delle scommesse anche in Campania. Qualcosa di strano avviene in Brescia-Lecce 2-2 del febbraio 2011: giocano tutti sull' over, gli slavi intercettano l' informazione solo alla fine tanto che riescono a scommettere solo qualche migliaio di euro. Un altro personaggio chiave sarebbe Ivan Tisci. Ex calciatore, grande scommettitore e anche lui ospite dell' Hotel Scommesse,è il trait d' union tra il gruppo di Erodiani, Bellavista, Pirani e appunto gli Zingari (come dimostrano centinaia di intercettazioni che gli uomini dello Sco e della squadra Mobile di Cremona stanno rianalizzando alla luce delle novità delle inchieste). È Tisci che tira gli slavi nel mercato italiano. Scoprendo poi quasi per caso una "vecchia" conoscenza: Armin Gecic, il calciatore considerato dagli investigatori con Ilievski capo del gruppo, era stato suo compagno nel Vicenza di Reja.
GIULIANO FOSCHINI MARCO MENSURATI

(12 Marzo 2012)

Con questi dovrei aver finito , almeno per quel che riguarda l'archivio online di Repubblica .
Domani controllo di nuovo che magari mi è sfuggito qualche articolo (ho cercato di scartare tutti quei articoli in cui la Lazio e Mauri vengono nominati solo di striscio) e vedo di trovare pure qualche articolo scritto dal solo Foschini (senza la preziosa collaborazione di Mensurati) , ce ne dovrebbero essere un paio se non ricordo male .

Buon lavoro  :luv:

GoodbyeStranger

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Citazione di: Raptus il 17 Ago 2013, 01:02
Questo riferimento postato che riguarda la presunta combine di Genoa-Samp, che a detta di Di Martino svrebbe avuto conseguenze devastanti e che e' stata archiviata in men che non si dica, dimostra l'assoluta inconsistenza del piano accusatorio del magistrato e la sua scarsa credibilita'. Quali prove inoppugnabili dovrebbe tirar fuori dal cilindro questo genio in 2 o 3 mesi per far si' che Mauri sia considerato l'esecutore materiale delle combine di Lazio-Genoa e Lecce-Lazio?

Combinate a vincere.... da solo.

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Citazione di: Splash21 il 17 Ago 2013, 00:50
La camorra puntava sui match della Lazio

Angelo Senese, esponente di spicco del clan Moccia.

(4 giugno 2012)
Angelo Senese? Michele Senese... oddio mio. E' Moccia che si chiama Angelo.
Mamma mia e questi scrivono su Repubblica.

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