Da anni, questa squadra ci ha abituato a vivere periodi di forma straordinaria, accompagnati da risultati altrettanto straordinari, seguiti da periodi di crollo di forma, di umore e di risultati stessi. Speravamo che la prima fase potesse essere garantita dallo zoccolo duro della rosa, confermato in blocco, e che la seconda potesse essere attenuata dall'inserimento in rosa di nuovi elementi, giovani e validi.
La sensazione di oggi, viceversa, è che vivremo sicuramente un periodo deludente, perché la squadra ha dimostrato di decomporsi letteralmente quando sono saltati gli schemi, mentre l'età molto elevata di Miro Klose e dei due centrali di difesa titolari non garantisce affatto che vivremo periodi di euforia intensi e lunghi come quelli delle tre stagioni precedenti. Sono umori da laziale, razionale e pessimista per vocazione, imbarazzato quando si trova a gestire lunghi mesi in cui può "scoattarsela", nevroticamente alla ricerca di un appiglio per poter brontolare. E' stata una disfatta brutale, in una partita secca, preparata come meglio non si sarebbe potuto da Conte, e come peggio sarebbe stato difficile da Petkovic, che ha schierato la formazione più stupida, insensata e suicida che avrebbe potuto pescare dalla sua rosa, perseverando in un errore che l'anno scorso ci aveva portato a due legnate (Napoli e Catania), che se Cavani non avesse sbagliato un rigore, sarebbero state entrambe della stessa portata di ieri (4-0).
Dopo una notte di sonno ristoratore, la conclusione è: Petkovic aripijate, perché le prime quattro giornate di campionato ti offrono la possibilità di tornare sul carro dei consensi, oppure, se la tua squadre ripete prestazioni come quelle di ieri sera, ti troverai un ambiente inferocito, che ci ha messo poche giornate a rivoltarsi contro tecnici che amava più di te. Non che condivida l'isteria di Roma e del suo catetere, mi limito ad avvertire un allenatore con il quale sono incacchiato, ma che non smetto di apprezzare complessivamente.