Vedo che non sono il solo bernabeuizzato.
L'ultima partita che vidi all'Olimpico fu, paradossalmente, un'altra Lazio-Juventus. Avevo degli amici juventini e andai in mezzo agli ospiti, sembravo Fantozzi. Vincemmo pure 2-0 e dovevo fare il finto tonto, ma tant'è. Improvvisamente dei laziali scavalcano le vetrate di separazione cercando di caricare il nostro settore (bel paradosso trovarmi là), intervengono i poliziotti che prendono a bastonate noi, scatta la controcarica degli juventini, il panico. Io in mezzo, per terra, con la gente che mi passava, mi rotolava, mi crollava addosso, per proteggere una ragazza che accompagnavo e che coprivo col mio corpo perché non le succedesse nulla (non fu un'esperienza erotica, a dire la verità). Uscita: tutti bloccati dentro lo stadio fino a due ore dopo la fine della partita, poi corri corri verso degli autobus preparati in fretta e furia con la fuga coperta probabilmente dagli stessi poliziotti che non ci avevano capito nulla e ci avevano preso a randellate poco prima. Scena da guerriglia urbana come a Mostar. "Hanno le lame! Hanno le lame! Correte!". Corriamo sull'autobus che ci deve portare a Tiburtina. Si parte. Altri intelligentoni si erano piazzati lungo il percorso e hanno cominciato a tirare bottiglie contro l'autobus. "Tutti a terra!" Non so se sembrava di più 'Fantozzi contro tutti' o 'La corazzata Potëmkin'. Superata la gragnuola di bottiglie, si arriva a Tiburtina dove ancóra arrivano sassate. Dico ai miei amici di buttare le loro sciarpe bianconere, faccio una manovra aggirante appresa nel manuale di Von Klausen, riusciamo a infilarci nella metro e torniamo a casa. Sempre meglio di quella volta in cui feci a pugni con un altro laziale (sì, un laziale). Ricordo la data perché fu un risultato storico: Lazio - Fiorentina 8-2, 5 marzo 1995. Eravamo già sul 5-0, ero in Tribuna Tevere laterale. Dai distinti uno scavalca e si viene a mettere seduto vicino a me perché c'erano posti vuoti. Non pago della larga vittoria, si mette a bestemmiarmi nell'orecchio per 5 minuti consecutivi. Al sesto minuto gli chiedo con educazione se per caso non può cortesemente smetterla, ricordandogli che oltretutto quello non era nemmeno il suo posto. Mette in dubbio la moralità sessuale di mia madre e gli do quattro destri in faccia. La gente mi ferma sennò lo finisco (era un po' una scena Delio Rossi vs. Ljajc), lo fa rialzare e lo convince a tornare da dove era venuto. Riscappa via.
Poi Madrid: stadio di proprietà. Bellissimo. Senza pista d'atletica, senza reti di protezione. Un giorno decido di andare a vedere una partita in tribuna, prima fila: avevo deciso che una volta nella vita, prima di morire, avrei voluto togliermi questa soddisfazione. Pago il biglietto online sul sito del Real Madrid che mi fa vedere la disposizione dei posti ancóra liberi, la visuale da ciascuno di essi e mi fa scegliere. Scendo al bancomat sotto casa e stampo il biglietto inserendo la carta con cui l'ho pagato. Vado allo stadio a vedere Real Madrid - Athletic Bilbao. Uno s'aspetterebbe la guerra civile e invece no. Alcuni tifosi baschi sono mischiati in mezzo a noi e nessuno gli rompe il cazzo. Dentro e fuori dallo stadio i tifosi di squadre avversarie entrano spesso a contatto con normalità. Il servizio d'ordine prima e dopo la partita e durante l'intervallo lo fanno ragazzini e ragazzine di sedici anni con la supervisione di alcune guardie (poche). Anche il settore più scalmanato (el fondo sur, dove si trovano i Vikingos) non s'azzarda a far partire un coro di insulti contro nessuno perché basta cantare "Puta Barcelona" ("Barcellona vaffanqulo") per farsi riconoscere dalle telecamere e affibbiare una multa di 5000 euro che verrà poi scontata dal reo in lavori socialmente utili se non potrà pagarla in contanti (è successo davvero, a Siviglia). Comincia la partita. È uno spettacolo, la "mia" squadra asfalta l'avversario con un calcio avvolgente. Ridò la palla a Cristiano Ronaldo (lì se trattieni il pallone per ricordo ti compatiscono come un pezzente). Si esce e si torna a casa. Lo stadio si trova sulla Castellana, che potrebbe ricordare la nostra Cristoforo Colombo (un'arteria larga Nord-Sud, alberata). Il traffico non s'inceppa, il deflusso è abbastanza agevole. Posso scegliere tra tre autobus e due tra le dodici linee di metropolitane per tornare a casa. Vabbè, prendiamo la metro, va'.
Al Bernabéu sono tornato altre volte.
Poi sento dire: fai l'abbonamento all'Olimpico. Ma annatevena...