Io a questo punto vorrei dire una cosa, a proposito dell'essere laziali, del tifare per la Lazio.
Leggo spesso, sento spesso, nelle chiacchiere tra amici, allo stadio etc, qui, che un tratto caratteristico sarebbe quello della sofferenza, dello stare vicini alla squadra nei momenti piu' terribili, nel vivere le disgrazie (purtroppo parecchie) e le gioie co lo stesso pathos, forse nelle prime piu' che nelle seconde.
E fin qui placet, nel senso che è in qualche modo innegabile il fatto che abbiamo questo aspetto, questo standard, questa caratteristica.
Che pero', per me, non è peculiare, nè è la più lampante.
Non è peculiare perchè, a mio avviso, questo fatto delle disgrazie, della vicinanza alla squadra o comunque al proprio amore per il club è tratto comune a molti altri.
Sono convinto che se facessimo una survey tra i tifosi delle varie squadre ne troveremmo a bizzeffe di questo genere: i napoletani non ci racconterebbero con prosopopea e i lucciconi gli anni di C? Quelli del Toro non si sentiranno unici e sacri per le varie disgrazie vissute, tutte con grande vicinanza emotiva alla squadra, da Superga agli ultimi 15 anni di vita sportiva? E potrei proseguire.
Aggiungo che a me neanche "soddisfa" così tanto riconoscermi questa caratteristica proprio per il fatto che, alla fine della fiera, anche i tifosi delle altre squadre la vantano o la vanterebbero.
Cio' che realmente ci contraddistingue, sempre a mio avviso, è IL MODO QUOTIDIANO o DOMENICALE con cui viviamo la squdra. Meglio, parlo per me, in cui vivo la squadra.
Il laziale, anzi IO laziale, ho visto Lazio - Varese da solo.
Io sono andato a Napoli, a vedere lo spareggio che abbiamo perso, quello successivo e decisivo vinto, l'ho visto in tele
Piangendo disperandomi esultando come un bambino.
Non so se mi sono spiegato, penso di no
Comunque Forza lazio a tutti