Citazione di: porgascogne il 26 Ago 2013, 11:07
non ho capito se questo è un topic sulle figure di emme o meno
Figure di emme e situazioni surreali.
Comunque anche a me è capitato di...
...essere invitato a pranzo dai genitori di quella che adesso è la mia ex un 16 ottobre a caso.
C'è il derby, come ca22o vi viene in mente d'invitarmi il giorno del derby?? Ma loro che ne sanno? So' spagnoli, nun c'ariveno.
In Spagna, si sa, si comincia a mangiare tardi (verso le 14). In occasioni speciali l'inizio del pranzo slitta ulteriormente.
Faccio di tutto per rimandare il giorno o per procrastinare l'incontro alla cena. Penseranno: "Madonna quant'è timido e cacasotto questo", ma il problema non è quello, è il
derby.
Risultato: NO. Vieni a pranzo.
Situazione: siete a pranzo dai suoceri, cominciano ad arrivare le portate proprio sul fischio d'inizio del derby e voi al posto dello stomaco avete un buco nero. Siete disperati, vorreste morire, odiate tutti, vi vendereste casa per avere notizie della vostra Lazio. Ma dovete far finta di nulla ed essere sorridenti, educati e brillanti.
Un solo, esule filo vi collega con l'Olimpico: una BlackBerry (allora avevo quella) con connessione ad Internet velocità criceto asmatico. Niente streaming, niente radiocronache, il massimo che vi potete permettere è la cronaca testuale del trigoriere e/o i risultati online dei siti di scommesse. Già, ma come appizzarvi l'occhio in tale occasione ufficiale? E soprattutto, come farlo senza lasciar trasparire violente emozioni?
Inizia il pranzo, i suoceri mi parlano e io vedo solo i fantasmi del capitone e di Klose, vivo in un mondo parallelo, immagino che starò facendo la figura dell'imbecille più totale (non è che in condizioni normali avrei fatto altrimenti) ma non ho nemmeno le capacità mentali per farmene importare qualcosa. Avrei solo voglia di uccidere tutti.
Poi, la brillante, vigliacca idea: fingere un
malestar che mi costringa ad andare al bagno a più riprese (figura di merda, ma necessaria): in tale prezioso rifugio potrò sbirciare gli aggiornamenti sulla BlackBerry.
"Scusate, dov'è il bagno?" Primo aggiornamento: merde in vantaggio.
Esco dal bagno con la faccia livida, devono pensare che sia vero che mi sento male. Magnano, parlano, avrei voglia di accoltellare il padre e inzuccare la faccia della madre nella
paella e dipoi abbandonare alla sua sorte la mia ragazza.
Ma cerco di farmi forza. La paella nella panza insieme al rodimento per il risultato fa sì che il
malestar non sia poi simulato più di tanto. E nella mente turbinano i peggiori fantasmi: staremo già a perde 3-0. Poi vi imponete dell'ottimismo cosmico per poter sopravvivere e - eccesso opposto - immaginate goleade biancocelesti.
Seconda puntata al bagno. ABBIAMO PAREGGIATO! Dove posso strillà? Nella tazza del cesso?? E no, che schifo! Fuori dalla finestra? Mi sentirebbe mezza Madrid. Salto come un canguro nell'angusto cesso mettendomi la camicia sulla testa a mo' di giocatore che abbia appena marcato un gol, agito i pugni per aria, mi ricompongo ed esco.
Ho un sorriso nervoso quando esco. I presenti ancóra non sanno se hanno a che fare con uno psicopatico o se mi sento davvero male. "
¿Todo bien, Antonio?", chiede una sollecita suocera.
Sí, sí, todo bien, ma intanto continuo a fissare l'orologio sul muro della parete opposta.
Ho un tempismo fenomenale. Dovremmo essere all'ultimo minuto più recupero. Devo andare in bagno. "Un'altra volta? Ma ti senti così male? Vuoi che chiamiamo un dottore? Ma che peccato!"
Chiuso a chiave nel cesso. BlackBerry che va alla velocità stavolta di un criceto asmatico
e zoppo. La vorrei tirare dalla finestra ma poi perderei ogni speranza di avere notizie della mia Lazio. Oddio, vedrai che c'avemo scajjato. Oddio e se avessimo vinto? No, vedrai, al massimo un pareggiaccio. Sull'orlo di un collasso cardiaco, KLOSEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEEE al 93'. Vinciamo 2-1.
Esco dal cesso che sembro l'Arcangelo Gabriele, soffocando la voglia di ingropparmi madre, padre e figlia dalla felicità. Tutti si chiedono il perché della mia misteriosa guarigione e della mia improvvisa giovialità. Si ride, si scherza, e via sul divanetto a scolarsi sangría e a parlare di fre*na col suocero mentre le ignare donne di casa rassettano.
Ma che giornata dura...