Preparatevi perche' devo raccontarvi uno dei miei piu' grossi traumi da teenager.
Raccontarlo mi pesa, ma dopo la fartstory di Porga, mi sono convinto.
Estate 1996.
Provincia di Ragusa.
Il nipote del compagno di mia mamma, riesce (per me in maniera incomprensibile, in realta' diciamo che stavo discretamente rosicando), ad iniziare una tresca di un certo spessore con una amica della cugina (la figlia del compagno di mia mamma, non perche' ci fosse bisogno di scriverlo, ma mi piaceva l'idea di questo giro di parole, vabbe'.)
L'amica della cugina aveva 7 anni piu' di lui.
Lui ne aveva 17 all'epoca.
Si insomma, ero andato discretamente in puzza, nonostante il mio fisico da lanciatore di provocazioni non mi consentisse poi queste alzate di capo.
Assorbo il colpo con grandissimo stile.
Una sera ci troviamo soli in casa, io, la tipa e il suddetto cugino.
Ad un tratto, cosi' come se niente fosse, l'Enel decide che si debba rimanere al buio.
Rimaniamo quindi in un salone grandissimo, seduti al buio, con questa disposizione: io,lui,lei, in rapida sequenza.
Iniziano un discorso diciamo intimo, in cui io comincio a sentirmi oggettivamente fuori posto.
Ma ho paura del buio e il pericolo di distruggermi una rotula è nettamente piu' forte dell'imbarazzo.
E poi dentro di me penso: "Ma dai non posso credere che..." .
Non faccio in tempo a finire il pensiero che lui le fa:
"Che ne dici di farmi una p.... ?".
Io ancora speravo che la cosa non si sarebbe mai realizzata, se non altro per pudore.
Macche'.
I rumori, inequivocabilmente, denunciano che ella e' partita con un lavoro manuale.
Le mie rotule sono ancora troppo importanti e non mi muovo, pensando: "In fondo non puo' andare peggio di cosi'".
Sbagliavo.
Alcuni rantoli denunciano che madama ha fatto quadrare il bilancio.
Allorchè succede l'assurdo.
L'irreparabile.
Il momento piu' basso della mia vita.
Lui, in un momento di lucidita' postcoitale mi fa: "Andrea per favore, mi andresti a prendere la carta igienica ?".
Oramai ero un uomo finito.
Potevo solo scavarmi la fossa da solo.
Mi alzo, vado in bagno, prendo la carta igienica, gliela porto, e poi dicendo un laconico "ragazzi ho sonno, io vado", mi ridirigo verso il bagno, mi siedo sulla tazza e scoppio a piangere.
Si ecco, mi sono sentito parecchio male.