non siamo uguali.
partiamo dalla cultura della sconfitta. quella noi ce l'abbiamo. io, ce l'ho. sorrido, amaro, davanti all'avversario che ha vinto, sempre. capita pero' che ci sia un momento nel quale l'avversario lo devi battere. non c'e' altra possibilita', non c'e' mediazione possibile, o si e' dentro o si e' fuori. non e' piu' solo un avversario. o si e' in, o si e'
out.in quei momenti, di solito, voi andate out. perche' un conto e' saper perdere, un conto e' non sapere vincere.
un conto e' la cultura della sconfitta, un conto e' l'arte di perdere, una prerogativa tutta vostra.
non siamo uguali.
ho perso tante partite. di campionato, di coppa, e derby. di serie b, negli undici anni che ci ho passato. ho visto spareggi e processi eppure non smetto di parlare, perche' sono ancora vivo dato che non ho mai esercitato l'ignobile arte. voi siete la consolazione di tutti quelli che hanno perso qualcosa. si consolano pensando a voi, fatevene una ragione. siete stati i piu' grandi artisti della sconfitta che la storia ricordi. ora non piu': siete morti che camminano.
non siamo uguali.
e sia chiaro, ogni derby e' importante. il prossimo, quello dopo, e chissa' quale altro ancora.
ma sia altrettanto chiaro: "fare sesso con la lazio", come declamava un vostro delicatissimo cantastorie, non si puo'. la superficialita' vi potrebbe far credere che non c'e' differenza tra voi e me, che non c'e' differenza tra cultura e arte della sconfitta, tra essere vivi ed essere zombie. che visti di profilo abbiamo, dal 26 maggio, la stessa rigida protuberanza. no, non e' la stessa cosa, ve lo assicuro: il mio e' priapismo, il vostro e' rigor mortis.
e sempre forza lazio.