vabbè, io mi presentai da davide cenci, a via di campo marzio, per scegliere il vestito per il mio (ex) matrimonio
ero reduce da una mattinata di sopralluoghi sui tetti del centro di roma, fra cacate di piccione, gabbiani, antenne, fili dei panni, attici abusivi e fontane per lavare i panni
stavo con un paio di pantaloni blu con i tasconi laterali, delle scarpe tecniche tipo trekking, una camicia grunge a scacchi ed un piumino smanicato
in più una cartella a tracolla con dentro metro, fettuccia, bloc-notes, portatile, telefoni, macchina fotografica e gps
entrai dall'ingresso principale e subito un commesso arrivò trafelato e mi fece
"aehm, guardi, l'ingresso per i corrieri e gli operai è dal palazzo a fianco"
io: "veramente gradirei diventare cliente..."
lui: "ah..."
io: "embe', si..."
silenzio
lui: "bene...cosa desidera?"
io: "un abito da cerimonia"
lui: "invitato?...testimone?..."
io: "sposo"
il commesso sbiancò, si guardò intorno, iniziò a colargli il mascara (giuro)
lui: "...e....quando si sposa?"
io: "il 24"
lui: "di che mese?"
io: "questo"
panico
lui: "ma, ma, ma...oggi è il 10!!!"
io: "embe'? posso pagare, eh..."
scatenai il maracana': corse per il negozio, chiamò ben due sarti, una commessa, il direttore
il tutto con la sua vocetta stridula
ma dimme te questo