Fascetti ha rilasciato questa intervista a Cerracchio
Fascetti: "Petko non mi piace, Onazi sì"
Oggi compie 75 anni: "Ora vengono dalla Francia a insegnarci il contropiede..."
Settantacinque anni oggi. Quattro nipoti e mezzo, come dice lui, Eugenio Fascetti. Il calcio negli occhi e nella mente, così per una vita. Una vita che per i laziali comincia dallo sprofondo dei -9 e finisce, due anni dopo, con la Serie A. "Genio", se volete. Per chi in quei tempi frequentava la Lazio di Tor di Quinto più modestamente "maestro". Da Lido di Camaiore arriva una voce squillante: "Massì dai, ringrazio Dio per tutto quello che mi ha dato, qui tutto a meraviglia, la famiglia prima di tutto".
Non per rovinarle il compleanno, maestro, ma una parola sulla Laz...
(il finale ti resta in gola, lui è già partito...) "L'allenatore è in confusione".
Ecco...
"No no, lasciami finire. A sei minuti dalla fine a Bergamo prendi un gol con quattro difensori piazzati in linea? Il calcio è semplice, gol così fanno malissimo. Dimostrano che non hai un minimo di organizzazione".
Lei comincia dall'allenatore?
"Comincio e finisco. Non mi piace, non ha una filosofia di gioco, non c'è capo né coda in questa squadra, non si trova la quadratura del cerchio. Eppure un anno fa la Lazio era tosta, correva, era difficile da affrontare. E anche con Reja era così".
Sa, il mercato non è stato granché. Si prova con le giovani scommesse...
"Onazi mi sembra un buon giocatore, gli altri niente di che. Keita ha velocità. Ma io dico: tu vai a Bergamo ad attaccare per farti infilare? Fai il gioco loro? E l'unico contropiedista che hai, cioè Candreva, lo tieni fuori? Dimmi te..."
Che poi non è che si creino tante occasioni da gol...
"Col tic e toc non si va da nessuna parte, come si dice adesso".
Il tiki taka?
"Ecco, lasciamolo fare al Barcellona. Noi siamo il contropiede, due passaggi e vai in porta. Questa è la nostra storia e da una vita si vince così. Un esempio? La Fiorentina domenica. Sennò quando la batti la Juve..."
Un'amnesia càpita?
"Mi ricordo un Torino-Juve, da 0-2 a 3-2 sempre in cinque minuti. E allora giocava Platini. Come scriveva Gianni Brera, la dea Eupalla è così, molto lunatica. Ma questi non hanno capito che di un punto alla fine si può vincere lo scudetto o retrocedere. Sul 2-2 devi accontentarti, non buttarti in avanti come un allocco".
Cosa che vale quindi anche per la Lazio?
"Certo l'1-1 di Bergamo me lo porto a casa. E comunque per vincere non ho bisogno di quattro punte buttate lì a caso. Il calcio è non dare spazio all'avversario. Perdi palla? Devi accorciare il campo. La riconquisti? Devi essere più veloce a occupare lo spazio. Puoi inventare tutti i moduli che vuoi ma questo è il gioco. Poi arriva uno dalla Francia e lo facciamo diventare un fenomeno".
Dalla Francia?
"Sì Garcia, come si chiama. C'è venuto a insegnare il gioco all'italiana: tutti chiusi e contropiede. Perché la Roma questo fa, che credi. E sta lì davanti, fortuna a parte. Perché ha preso un gol e basta. Io parlo di organizzazione difensiva e di colpire appena ti lasciano lo spazio. Altro che passaggetti laterali ".
Quindi Roma favorita?
"A San Siro il palo colpito da Guarin ancora trema, poi un rigore inventato. Col Napoli idem. A volte certe stagioni sembrano segnate col c...Vabbè lasciamo perdere, niente volgarità".
E il Napoli?
"Mi lascia perplesso. In difesa non ci siamo proprio. Il campionato è ancora tutto da definire, via. Ma vedrete che vince chi prende meno gol".
L'accendiamo?
"No, basta aprire il mio taccuino. Ce l'ho ancora sai. E i concetti sono molto semplici, altro che tic e toc".
E i ritagli di giornale?
"Stanno col taccuino. Tanto anche voi giornalisti, nel bene e nel male, non cambiate mai..."
Vincenzo Cerracchio