Secondo me sbagliamo se ci facciamo la guerra basandoci sui dieci anni passati in cui ci sono stati alti e bassi.
Sarebbe più saggio immaginare cosa ci aspetta nei prossimi dieci.
Altrimenti abbiamo ragione tutti, sia chi dice che abbiamo vinto trofei (vero) sia chi dice che per lo scudetto non ci abbiamo mai lottato (altrettanto vero).
Oltre quindi a registrare gli errori gravi commessi questa estate, dovremmo interrogarci sulle prossime pagine del libro intitolato: Lotito presidente della Lazio.
Da ingenuo tifoso naive delle terre di mezzo c'è stato un tempo in cui pensavo che - con le scelte giuste - anche la Lazio di Lotito potesse lottare per lo scudetto e vincerlo. Adesso non lo credo più e l'estate appena passata penso che lo abbia sancito.
Pessimismo esagerato adesso, ottimismo adolescenziale prima? Non so.
Ma il discorso che va fatto su questa gestione deve anche tenere conto dell'intossicazione strutturale del mondo Lazio e quindi della Lazio di Lotito.
Io credo che Lotito abbia concluso la sua avventura alla Lazio. Lui non lo sa. E se lo sapesse lo negherebbe, in latino.
Mettersi a fare i paragoni con Napoli e Fiorentina, Milan e Riomma sa di esercizio sterile; è un'analisi ancorata al passato (se si guardano ai rrisultati) e miope sul futuro se si ragiona in termini di prospettive.
Lotito ci ha forgiato, nel bene e nel male. Nel bene perché abbiamo capito che la Lazio grazie a lui esiste ed esisterà, e che la domenica fortunatamente ci saranno sempre 11 giocatori vestiti di celeste a correre per il campo.
Nel male perché - abusando di una metafora cinematografica - ci ha inculcato una mentalità da Neorealismo, che è stato, sì, il primo grande rinnovamento del cinema europeo, ma non possiamo fermarci a "Umberto D" e "Roma città aperta". Poi c'è stata la Nouvelle Vague, altrove: altre idee, altro stile, altre conclusioni. Un altro cinema era possibile, e quindi lo deve essere anche un altro calcio, un'altra Lazio. Con un altro presidente.
E' un grosso limite pensare a Lotito come all'ultima uscita prima della fine del mondo. Non è così. E non sta a me, nè a noi chiudere subito ogni varco alternativo. Chi se la prende la Lazio? Non lo so, ma non è che potemo morì de Lotito. E' ora che si creino le condizioni per un passaggio di consegne, perché Lotito QUELLA pagina non la girerà.
Perché forse il gioco non vale più la candela. La Lazio povera, le spaccature tra tifosi, le campagne acquisti all'ultima incazzatura, la consapevolezza di non poter vincere lo scudetto non devono diventare una condanna.
Altrimenti vorrebbe dire fossilizzarsi su una posizione, esattamente come hanno fatto a prescindere gli ultrà accaniti dal 2005 ad oggi.
E tutto questo lo pensavo anche ieri, non che siccome abbiamo perso (immeritatamente IMHO) col Genoa allora parte la crociata Lotito vattene. Io credo che si possa fare, che si debba fare e che si farà.
Prima di Waterloo, possibilmente.