Oltre al danno c'è anche la beffa per i tifosi della Lazio ancora detenuti a Bialoleka dopo il fermo preventivo prima del match contro il Legia Varsavia. Sono ancora 14 i supporters imprigionati a Varsavia e che sperano di poter tornare il prima possibile in Italia. L'edizione odierna de Il Tempo, riporta la lettera spedita dal Coordinamento per l'indipendenza sindacale delle forze di polizia (Coisp) che, a sorpresa, si schiera al fianco dei colleghi polacchi e contro i tifosi biancocelesti. Nel documento non si fa distinsione tra colpevoli e innocenti dando credito all'unico video fornito dalle forze dell'ordine di Varsavia. «Gentile Comandante - si legge nella lettera firmata dal segretario generale del Coisp Franco Maccari - vogliamo incoraggiarvi a tenere i "tifosi" della Lazio in Polonia il più a lungo possibile, in modo che non possano commettere i medesimi reati in Italia nel prossimo futuro. Noi siamo contro ogni forma di violenza specialmente quando è in relazione con eventi sportivi e in particolare nel calcio, dato che riteniamo lo sport debba essere un momento di festa e aggregazione, un'occasione per sostenere la propria squadra e non una scusa per lasciarsi andare ad ogni forma di violenza. La nostra piena solidarietà e simpatia ai poliziotti polacchi che sono stati assaliti da quei cosiddetti "tifosi". Purtroppo, nel nostro Paese, è normale che i tifosi del calcio attacchino le Forze di Polizia tanto quanto lo è causare danni al patrimonio pubblico, senza mai pagare per quanto commesso, né andando in prigione né tanto meno rispondendone in solido. Noi, del Coisp, uno dei sindacati di Polizia maggiormente rappresentativi in Italia, speriamo veramente che le persone arrestate da voi imparino la lezione e ne facciano tesoro per tutta la vita». Una presa di posizione destinata a far discutere visto che è accertato che non ci siano stati assalti veri e propri con nessun danno ingente alla città polacca e che giustifichi quasi 200 fermi. Il segretario ha poi rilasciato un'intervista esclusiva a Daniele Palizzotto de Il Tempo senza pentirsi della lettera, ma anzi confermando le sue idee:
«Non mi pento della lettera. Al contrario, forse avrei dovuto tirarla fuori prima. La polizia polacca ha agito nel rispetto della legge, dando una dimostrazione di efficienza che in Italia ci sogniamo. Io faccio il sindacalista della polizia, ho osservato con attenzione quanto accaduto in Polonia e ho preso la palla al balzo per complimentarmi con i colleghi. Il fatto che in Italia la squallida violenza che puntualmente si registra per una partita di calcio venga considerata solo un problema delle forze dell'ordine non legittima le accuse contro un paese dove, piuttosto, l'ordine e la sicurezza sono considerate una cosa seria da trattarsi con il polso fermo».
Forse anche troppo: la maggior parte dei circa 200 tifosi biancocelesti fermati il 28 novembre al centro di Varsavia stava tranquillamente raggiungendo lo stadio, come ammesso dal consigliere dell'ambasciatore italiano in Polonia.
«Dice bene, sono stati fermati. Ma in carcere sono finiti solo in pochi».
Ventidue ragazzi, otto liberati dopo oltre due settimane, quattordici ancora dentro. Ma tutti gli altri sono stati «costretti» a rinunciare alla difesa legale e ad ammettere gli schiamazzi notturni per evitare guai peggiori.
«Ci sono delle condanne dei giudici, mi pare che le accuse siano suffragate dalle sentenze. Non posso pensare il contrario».
Alcuni ragazzi sono stati fermati per il volto coperto con presunti passamontagna, a loro avviso semplici cappelli e sciarpe utilizzati per coprirsi dal freddo.
«Ognuno racconta la storia che preferisce. Come quando prendi l'assassino con la pala in mano e lui si giustifica sostenendo che ha appena finito di zappare. Se i tifosi biancocelesti avevano freddo potevano restare a casa. La legge è chiara, il volto non può essere coperto, e va rispettata sempre, non solo quando ci fa comodo».
Molti tifosi hanno riferito dei maltrattamenti ricevuti in commissariato e poi in prigione dagli agenti: prese in giro e umiliazioni fisiche.
«Se questi fatti verranno accertati scriverò una nuova lettera al comandante della polizia polacca, naturalmente di tono diverso. Quale essere umano potrebbe non condannare eventuali condizionamenti fisici e mentali? Io sono sempre a favore della legalità. Per ora, però, ho visto solo le immagini degli scontri e le successive condanne. Non mi pare ci siano denunce di maltrattamenti subiti dalla polizia. E io ne dubito».
Non dubita, però, delle accuse mosse nei confronti dei ragazzi fermati. Eppure non ci sono vetrine rotte, muri imbrattati né alcun segno dei presunti scontri, ma solo un video nel quale si vedono cinque ragazzi lanciare degli oggetti. E gli altri?
«Noi abbiamo qualche prova in più, ma non sono divulgabili».
Sufficienti per elogiare il comportamento della polizia?
«In Polonia contrastano nel modo giusto il fenomeno della violenza negli stadi. In Italia, invece, ogni domenica migliaia di poliziotti sono impiegati per uno spettacolo privato, 40-50 agenti ne escono feriti e questo viene considerato normale. Non è accettabile, è ora di finirla. Sul vostro giornale avete fatto ottimi articoli, il nostro sistema va condannato: non è giusto lasciar correre, bisogna reprimere questi comportamenti. Per questo guardo con ammirazione alla Polonia e in generale agli Stati che stroncano sul nascere le violenze. E invece i nostri politici si mobilitano per i tifosi reclusi a Varsavia come se fossero innocenti, mentre le condanne dicono il contrario».
llsn
io non ho parole.
ma aspetto le vostre.