quindi, lotito ha avuto sempre torto
però, pur avendo avuto sempre torto, sbaglio dopo sbaglio, buca dopo buca, è riuscito, non si sa bene in virtù di cosa, a ridare solidità, concretezza, persino spessore a una società che, dieci anni fa, camminava, zoppicante e bendata, ai bordi ddel burrone, attorniata da plotoni di prefiche, questuanti e tenori stonati che facevano a gara per indicarle la via più breve per il precipizio (ogni tanto, nottetempo magari, se ne sente ancora qualcuno: "era meglio il fallimento!")
l'evidenza, oggi, sembra imporre un leit motiv diverso. lotito è stato bravo, anzi, bravo no, non esageriamo, diciamo che si è dimostrato capace e adeguato - ma in fondo, dai, non era poi così difficile... - quando l'obiettivo della Lazio era quello di riportare la società e la squadra in carreggiata. adesso però che il serbatoio è pieno, le gomme ben gonfie, la strada bella dritta, adesso serve qualcuno che sappia far andare il motore a pieni giri, qualcuno che conosca l'arte dell'accelerazione e del sorpasso. ieri si poteva andare avanti anche guidando male (avendo torto, cioè), oggi no, adesso il gioco si è fatto duro e sbagliare non è più ammesso (non si può più avere torto, cioè), a giocare adesso non devono essere i più duri ma i più bravi
la mediocrità: ecco l'orizzonte, la fisiologia, l'ontologia stessa della presidenza lotito. prima, dieci anni fa, eravamo men che mediocri, quindi il percorso era comunque positivo. adesso che si tratta di superarla, la mediocrità, non può essere un mediocre a indicare la rotta
ma manco niente, scusate, ma manco perilcazzo. per quanto mi riguarda, non era lotito a stare dalla parte del torto ieri, non è lotito che sbaglia oggi. per sbagliare ovviamente non intendo sbagliare questa o quella campagna acquisti, quelle le sbagliano persino pallotta e sabatini, figuriamoci se non possono sbagliare lotito e tare. quelle che io ritengo giuste, oggi come ieri, sono le coordinate. il rifiuto delle ricapitalizzazioni continue, per intenderci e soltanto a mo di esempio, o degli investimenti per le ristrutturazioni a fondo perduto dell'olimpico o del flaminio
condivido appieno le sollecitazioni di v. e l'approccio analitico di strike. direi così: manca, non da oggi (basandomi sulla mia esperienza direi che manca da mezzo secolo) un pensiero critico sulla Lazio. una riflessione cioè sulla storia della Lazio (che è ben altro e ben di più della squadra che portato il calcio a Roma), sulla sua identità, sul suo ruolo nel calcio, nella cultura, nella economia, nella politica della capitale d'Italia. questioni essenziali, senza capire le quali si continua ad annaspare intorno alle figure di lotito oggi, di cragnotti ieri, di lenzini ieri l'altro. e a pensare che per abbattere lotito bastino qualche slogan allo stadio o gli articoli ostili di qualche zatterante sul tempo o sul messaggero
andiamo oltre questo topic, apriamolo noi questo pensiero critico, usciamo dall'angustia della "zona retrocessione" o dei fallimenti veri o presunti del calciomercato. e di correre dietro a chi da dieci anni altro non vuole che convincerci che lotito è solo un romanista messo li per seppellire la Lazio nella sua subalternità