Sono nato a Giugno del '74 (con lo scudetto fresco fresco sul petto), ho iniziato a seguire il calcio nell'82, durante, e soprattutto dopo i Mondiali di Spagna. Di giordano alla Lazio ho seguito attivamente tre stagioni: quella della promozione in A, quella della salvezza a Pisa e quella della tragica retrocessione con 15 punti, per poi vederlo passare al Napoli. L'ho amato, venerato, ho sognato di toccare il pallone come lui, ho litigato per lui con i coetanei riommer (ed ero veramente uno Scozzese in terra inglese), ho pianto come un vitello, la sua cessione, insieme a quella di Manfredonia, mi ha fatto più male del ritorno in B. L'effetto emotivo sul giudizio che ho di questo giocatore è enorme, i suoi gol spesso spettacolarissimi hanno accompagnato la mia infanzia, anni floridi dal punto di vista della salute (che per me si è compromessa poco dopo) e del benessere economico, anni in cui la riomma era forte davvero in campo e molto meno spinta a livello di comunicazione, con l'ovvia eccezione del Trigoriere, per cui mantenere la tradizione laziale di una famiglia era un vanto, una scelta da esibire a petto in fuori, con la stessa postura che aveva in campo il nostro centravanti. Il giudizio obiettivo parla di un giocatore dotatissimo sia dal punto di vista fisico che da quello tecnico, con una carriera danneggiata al suo apice da due anni di squalifica e da un terribile infortunio (mortacci de Bogoni), terminata a fare le fortune di Napoli prima, e di Ascoli, Bologna e ancora Ascoli in età avanzata. Con noi ha avuto numeri importanti, soprattutto da giovanissimo e prima della squalifica, secondo me, se proprio vogliamo muovergli una critica, almeno il Giordano che ho visto io, dall'82-83 in poi, peccava un po' di opportunismo in area, di "rapacità", di capacità di segnare i così detti "gol brutti".