http://www.lalaziosiamonoi.it/in-evidenza/esclusiva-pizzul-in-poche-mosse-reja-ha-ricostruito-la-lazio-keita-europa-league-fatta-per-lui-41413ESCLUSIVA - Pizzul: "In poche mosse Reja ha ricostruito la Lazio. Keita? Europa League fatta per lui"Che l'enciclopedica storia del calcio sia composta anche da volti, voci e personaggi non strettamente legati al rettangolo verde, che non sia, cioè, scritta esclusivamente con i tacchetti ai piedi, è sensazione che diviene realtà quando si parla con Bruno Pizzul. Chi non ha nelle orecchie la sua voce inconfondibile, il suo garbato e forbito modo di raccontare calcio, di entrare nelle case degli Italiani e portarli in giro nel mondo, il più delle volte con l'azzurro sul cuore, fossero Mondiali, Europei o semplici amichevoli. Chi di noi non ritrovava nei suoi neologismi (l'inossidabile "gigioneggiare a centrocampo" su tutti) un rassicurante e familiare senso di appartenenza, di cittadinanza, quasi, al mondo del calcio, sempre troppo pieno di presunti innovatori e tecnici da "tubo catodico". Pizzul, con i suoi cinque Campionati del Mondo (l'esordio in Messico nel 1986 a commento della tredicesima edizione dei Campionati del Mondo) e i quattro Campionati Europei, oltre che un simbolo alla professionalità dell'essere giornalista, ha rappresentato, per molte generazioni, l'ultima voce che sentivi prima di uscire per i caroselli in strada o spegnere, su tutte le furie, il televisore. Bruno Pizzul da Udine, ha raccontato il calcio in questo Paese, di questo Paese, nel bene e nel male. Fu dalla sua voce che l'Italia apprese contorni e proporzioni di una strage incomprensibile e terrificante, come è stata quella di Bruxelles, stadio Heysel, settore Z, 29 Maggio 1985, quando la follia, perché di altro non si trattò, di assassini tolse dal mondo trentanove innocenti. Dalla tragedia vera alla gioia pura: per i laziali, sono indimenticabili le sue parole "...e poi c'è il tiro, strepitoso, da parte di Nedved, e la Lazio è in vantaggio!" con Fabio Capello, all'epoca commentatore tecnico, che al suo fianco gli dà sulla voce gridando "Goool!". Chi può dimenticare: 19 Maggio dell'ultimo anno del ventesimo secolo, Birmingham, Villa Park, Lazio-Mallorca, due a uno: l'ultima Coppa delle Coppe parte per Roma. La redazione de
Lalaziosiamonoi.it lo ha raggiunto telefonicamente: la Lazio e il suo futuro, i giovani, l'Europa che incombe. Ecco cosa ci ha risposto.
Pizzul, partiamo dalla cronaca. La cura Reja, friulano come lei, ha portato, a detta di tutti, la tranquillità che prima mancava. Al netto del fatto che solo con quella non si fanno punti, a cos'altro "imputare" la rinascita della Lazio?"Valutando dal di fuori - cosa non sempre facile - la situazione della Lazio, credo di poter dire che la gestione Reja, che già conosceva l'ambiente e i suoi protagonisti, fondi le sue attuali fortune su poche, saggie, mosse. Su tutte, il recupero di giocatori chiave, veri punti fermi della "nuova" Lazio. Dias, Ledesma, lo stesso Gonzalez danno alla squadra una fisionomia concreta, ben definita. Petkovic, invece, dava l'impressione di avventurarsi in moduli che poi era pronto a smentire, anche in corso d'opera. Va da sé che, così facendo, si generasse confusione tra i giocatori e anche tra gli stessi tifosi. Reja è sinonimo di pragmatismo: da persona seria e da allenatore preparato qual è, riesce ad affrontare l'avversario a seconda della pericolosità di quest'ultimo: sa adattarsi al modulo che incontra, se la squadra che ha di fronte risulta più forte, sa esprimere il proprio gioco, imponendo la partita, se ha modo e maniera di poterlo fare. Agire così risulterà magari poco 'garibaldino', ma porta acqua al suo mulino e punti alla Lazio".
Archiviato il derby e i suoi contenuti, ora la Lazio è attesa nel focoso ambiente di Catania, con l'undici di Maran, pronto a giocarsi la retorica "ultima spiaggia". Che partita vedremo: sarà appunto, un arrembaggio rossoazzurro col coltello fra i denti, oppure , classifica alla mano, un match influenzato dai diversi valori delle due rose?
"Sarà senza dubbio una partita molto delicata. Il Catania ha una classifica disperante. Paga una stagione nata molto male, costellata da parecchi infortuni e dalla scarsa vena di alcuni dei suoi probabili protagonisti, fino a giungere ai dissesti provocati dal "via-vai" in panchina tra Maran e De Canio. Con il tecnico trentino gioca un buon calcio, ha ottenuto anche dei risultati, sono al terzo pareggio consecutivo, due dei quali ottenuti a Milano (con l'Inter, ndr) e a Parma. Il guaio, però, che ora il punticino qua e là non basta più. E domenica si troveranno di fronte una Lazio esperta e, secondo me, molto concentrata, che proverà, come dicevamo prima, ad opporre la sua maggiore qualità, imporre il suo ritmo, e guadagnare punti preziosi".
Lei fu il telecronista del primo successo europeo della Lazio, quella Coppa delle Coppe, contesta e strappata agli spagnoli del Mallorca nel 1999. Era la Lazio stellare di Cragnotti, delle finali europee, degli scudetti vinti o sfiorati per poco. Ora, invece, la Lazio vende i suoi pezzi migliori, livellando verso il basso sia la qualità del suo parco giocatori, sia il proprio appeal interno ed internazionale. Si potrà mai vincere con il gruppo "coeso e compatto" di lotitiana memoria oppure, senza speranza, questo è il calcio degli sceicchi e dei facoltosi?"Guardi, il discorso è assai complesso e articolato. Va detto che non bastano gli auspici e i desideri financo personali: non si diventa grandi, in quest'epoca, con le sole qualità, vere o presunte, di un gruppo. Con l'incessante mercificazione del calcio, i giocatori si spostano dove ci sono più soldi, con i bilanci che vengono sistemati, a volte, anche forzatamente. Non nascondo come sia accattivante l'idea di costruire successi fondandosi sul proprio vivaio, o con ragazzi individuati anche in altri campionati. Sfortunatamente, però, non è garanzia di primeggiare sui diretti concorrenti. Va detto che, nella fattispecie della squadra biancoceleste, il peso del passato, l'inevitabile "specchiarsi" in un'epoca di successi, anche internazionali, non fa che aumentare la recriminazione e il senso di inadeguatezza del presente. Nella particolare realtà di Roma, poi, c'è l'ingombrante presenza dell'altra squadra: con la Roma così forte, il malumore non può che lievitare".
Infine, a breve, ritorna l'Europa League che per la Lazio significa il doppio confronto contro i bulgari del Ludogorets: che giudizio ci dà di questo impegno e, più in generale, delle prospettive europee dei biancazzurri?"Cominciamo col dire che l'impegno principale è sempre il prossimo, dunque, i due scontri contro i bulgari devono catturare l'attenzione della truppa di Reja. Non credo che possano esserci particolari problemi, ma bisogna aver rispetto di tutti e mantenere sempre alta la concentrazione. Ora l'Europa League entra nella sua fase più intrigante con la Juventus che, secondo me, vorrà recitare la parte della protagonista. La motivazione che può dare una finale giocata, non solo nella tua città, ma addirittura nel tuo stadio, non ha eguali. Oltre alla squadra di Conte, mi interessa molto vedere la Fiorentina di Montella, anche lei titolata ad un ruolo importante. Reja ha l'occasione di far trovare spazio e minutaggio anche a chi in campionato gioca meno, ma secondo il mio parere è proprio in questa competizione che va lanciato, senza indugi, un "puledrino" niente male come il giovane Keita. Ha tutto per essere un protagonista della manifestazione".
AVANTI LAZIO