Aprirci un topic sarebbe inutile...
Quindi lo posto qui che mi pare quello più in topic per questo articolo...
"Papà, papà, che cos'è il lot...il lotism...il lotitismo?"
"Mia figlia Alessia mi ha fatto questa domanda a bruciapelo – racconta un amico laziale – Non sapevo proprio cosa rispondere. Ha 12 anni, la stanza tappezzata di poster biancocelesti, la maglietta di Hernanes, originale. Ci ho dovuto pensare trenta secondi. Poi le ho risposto: è la paura del passato..."
"Gli hai spiegato cosa intendevi?", ho replicato.
"Certi laziali si portano dietro la sindrome del fallimento, la sindrome della serie C, la sindrome dei casalesi. Pensano ancora, dopo dieci anni, di essere stati salvati dal baratro da un cavaliere gentile. E' come se avessero firmato un patto col diavolo: il peggio potrebbe sempre tornare, mi tengo la metà classifica e una coppa Italia quando capita".
Mancano sei giorni a Lazio-Sassuolo è mi è tornato in mente questo dialogo di qualche mese fa. Un po' surreale. Perché in nessun club italiano si parla più del proprietario che della squadra. Si parla più di una contestazione che di una partita, che poi sarebbe quella europea di giovedì. Non un'amichevole. Impensabile fino a poco tempo fa. E' tanto ingombrante questa persona da averci costretto a coniare dei termini nuovi. Lotitismo e Antilotitismo, ma che roba è? Ci sarebbe da scomodare sociologi e non solo.
Perché, vedete, qui non ci sono più i pro e gli anti. Ormai, nell'egocentrismo che ci caratterizza, nell'autoreferenzialità dilagante (non più un popolo di commissari tecnici ma un popolo di opinionisti radio-tv-web), si sfaccettano le posizioni, i distinguo. Nascono posizioni smaccatamente anti-anti. "Lotito o non Lotito? A me interessa solo la Lazio". Che sarebbe come dire in economia: "Teniamo l'euro o torniamo alla lira? A me interessa solo l'Italia". Grazie tante, anche a noi. Il fatto è che tenere a qualcosa, o peggio amare qualcosa, significa anche proporre soluzioni o, al limite, scegliere, rischiare.
E allora ecco un quarto girone ancora, quello dei fatalisti: "Lotito esiste in quanto ha il 68% delle azioni. E niente lo smuoverà da una posizione di comodo e di lustro a costo zero. Tentare di scalzarlo è tempo perso". Ce n'è anche un quinto, rigorosamente bipartisan, che rimprovera coloro che, detestando Lotito, hanno nel corso degli anni abbandonato la Lazio e torneranno, pare, una tantum a riempire l'Olimpico domenica prossima: sono i contesta-contestatori. E dicono più o meno: venite allo stadio tutte le domeniche, fatevi tutte le trasferte, e solo così acquisirete il diritto (la patente di laziale) di fischiare la dirigenza. Anche per via dei soldi che avete sborsato.
Tra un "Lotito caccia li sòrdi" e un "Lotito lavora gratis pe la Lazio, mica si dà lo stipendio come Cragnotti" ci passano distillato d'odio e amore viscerale. Ma almeno queste sono posizioni estreme, tra loro inavvicinabili. Poi ci sono i sofismi: "Sì però è vero che la crisi c'è per tutti", "Sì però negli anni '60 si stava peggio, non c'era una lira", "Sì però se incassi i diritti tv e non compri nessuno, i soldi dove vanno a finire?", "Sì però coi milioni garantiti da Sky, il dirigente lo posso fare anch'io: basta non cadere in B e campi di rendita tutta la vita".
La singolarità, almeno per chi ha fatto della lazialità uno stile di vita, è che si discuta pochissimo dello stile applicato a Lotito. Della mole di omissioni o veri e propri falsi di mercato propinati in ogni intervista tv, laddove convince chi urla, chi minaccia; delle promesse puntualmente disattese (tipo non vendo i migliori); delle difficoltà di rapporto con gli altri club; degli sponsor rifiutati o mai presentatisi, chissà; dei toni sempre esacerbati; del latino maccheronico che lo ha trasformato in italica macchietta; della condanna contestata e della possibile decadenza. Tutto questo passa in second'ordine: quasi che il cosiddetto "generone" romano tramandatoci da Alberto Sordi o l'intero popolo de "La grande bellezza" sia un male necessario da sopportare anche nel calcio. Almeno qui a Roma.
"LiberaLazio" si chiamerà la manifestazione di domenica. E subito si è levata qualche vocina: "Se non saranno in sessantamila sarà un fallimento". Sottolineando il "saranno" non il "saremo". "Io vado a prescindere perché non mi sono mai perso una partita della Lazio". Come dire: fate pure, io sono diverso. "Tanto non servirà a niente. Lunedì mattina tornerà tutto come prima". "Le Istituzioni capiranno, loro lo hanno messo, spetta a loro togliercelo". "Ricordate che i laziali sono sempre un bel bacino di voti: e tra un po' ci sono le Europee". "Lotito è radicato proprio nelle Istituzioni, gli fate un baffo". Questo è il clima che si respira. E allora...
"Signore, signore, che cos'è l'antilotitismo?". Mi piacerebbe rispondere: un sogno, cara Alessia. In realtà non esiste nessun Lotito. E la Lazio, da 114 anni, vola come un aquila. No, non come Olympia. Lei ha pur sempre la zampa legata a una catenella...
Vincenzo Cerracchio