Che dolore, che dolore mamma mia.
Un gigante davvero, in ogni senso, anche fisico ovviamente. Appassionato, vero, unico, non ha mai smesso di amare la musica e di trasmetterci questa sua passione eterna, anche vivendo un po' fuori dalla grande ribalta.
Con Vittorio Nocenzi faceva una coppia unica, insieme hanno scritto prodotto e suonato capolavori che faranno parte della cultura di intere generazioni. Lui, con quel fisico e quei capelli fece addirittura una comparsata con Fellini, nel suo film più bello, Amarcord... impersonando il Grand Visir dell'Emiro con cento mogli...
Vittorio e suo fratello Gianni sono di Marino e io li andavo a sentire a casa di Gianni Nocenzi, pianista sopraffino, già prima che nascesse il Banco, quando erano ancora parte dei Crash, insieme coi fratelli Falco (la mia prima batteria era la batteria dei Crash, e sta ancora ammucchiata a prendere polvere in cantina...).
Poi arrivò Francesco, "il ciccione" con quella voce fina e poderosa, che ti scavava il cuore. La prima uscita ufficiale la fecero al Caracalla Rock poi al concerto di Villa Pamphili, forse era 1969 o 1970 (lo so, parlo di preistoria... provate a immaginare una scena musicale romana ancora imbambolata, piena di Claudio Villa e Lando Fiorini, dove i dischi di Jimi Hendrix, di Iron Butterfly o di Brian Auger li trovavi in uno, due soli negozi al centro, dove i concerti erano ancora cosa estremamente rara, erano venuti i Rolling Stones una volta, poi arrivarono i Jethro Tull addirittura al Teatro Brancaccio, i Ten Years After, i Deep Purple, dove si provava nelle cantine, i gruppi nascevano a decine perchè la passione per il rock era inarrestabile, profonda...). Si presentarono questi del Banco addirittura con due tastiere, di cui una un pianoforte, quando la "norma" era chitarra-basso-batteria, e con questo cantante atipico, grosso, imponente, un frontman catalizzante che ricordava un po' la formazione dei Canned Heat...
Fecero, se la memoria mi assiste, da subito roba pesante tipo Metamorfosi, R.I.P. e il Giardino del Mago e fecero il botto.
Grande, grande Francesco di Giacomo, non ti dimenticherò mai, grazie per quello che ci hai dato e... per come ti vedevo, pensavo fossi più giovane... che ti sia lieve la terra, davvero.