A proposito di Grande Inter... Doping Inter: tutti i morti della 'pasticca' di Herrera
Scritto da: AlessandroPignatelli -
sabato 15 giugno 2013Da Armando Picchi a Giacinto Facchetti, passando per Tagnin e Masiero: quasi un'intera squadra di calcio è morta per fare "grande" l'Inter del mago.
Armando Picchi, morto a 36 anni di tumore alla colonna vertebrale;
Marcello Giusti, ucciso da un cancro al cervello nel 1999;
Carlo Tagnin. deceduto nel 2000 per osteosarcoma;
Mauro Bicicli, tumore al fegato, morto nel 2001;
Ferdinando Miniussi, portiere di riserva, morto nel 2002 per cirrosi epatica evoluta da epatite C;
Enea Masiero, morto di tumore nel 2009;
Giacinto Facchetti, morto di tumore al pancreas nel 2006;
Giuseppe Longoni, morto nel 2006 per vasculopatia cronica;
Ferruccio Mazzola, morto poco più di un mese fa.
Cosa hanno in comune tutti questi calciatori? Hanno fatto parte della Grande Inter del mago Helenio Herrera. Quello che, nel libro "Il terzo incomodo", scritto proprio da Ferruccio Mazzola, dava una pastiglia ai suoi giocatori, da sciogliere sotto la lingua, prima delle partite. E una volta scoperto che molti la buttavano via, decise di scioglierla direttamente nel caffè.
Quell'Inter vinse tutto, dominò in Italia e in Europa. Vinse probabilmente anche grazie a quelle anfetamine. O soprattutto grazie a quelle. Non dimentichiamo che quell'Inter era presieduta da Angelo Moratti, il papà di Massimo, l'attuale numero uno della squadra nerazzurra.
In passato, oltre a queste accuse di doping - il libro di Ferruccio Mazzola è del 2004 - a quella Inter sono state formulate pure accuse di aver comprato gli arbitri in Europa. Tutto pur di vincere e dare lustro alla Società. Mazzola jr. - anche se poi la cosa è passata sotto silenzio - l'ha vinta la causa contro l'Inter, che aveva denunciato il fratello di Sandro Mazzola per diffamazione.
Un passo di quel libro è fondamentale: "Sono stato in quell'Inter anch'io, anche se ho giocato poco come titolare. Ho vissuto in prima persona le pratiche a cui erano sottoposti i calciatori. Ho visto l'allenatore, Helenio Herrera, che dava le pasticche bianche da mettere sotto la lingua. Le sperimentava sulle riserve (io ero spesso tra quelle) e poi le dava anche ai titolari. Qualcuno le prendeva, qualcuno le sputava di nascosto. Fu mio fratello Sandro a dirmi: se non vuoi mandarla giù, vai in bagno e buttala via. Così facevano in molti. Poi però un giorno Herrera si accorse che le sputavamo, allora si mise a scioglierle nel caffè". Ferruccio Mazzola spiega anche come mai tra le vittime ci siano in particolare giocatori meno noti: "Perché noi riserve facevamo da cavie".
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