Vorrei provare a parlare di Daniele De Rossi togliendomi le lenti deformanti del tifo, e cancellando (sforzandomi) il fastidio che mi dà il solo vederlo in campo con quella maglia indigeribile.
Suo padre è un allenatore di giovani, allena la aroma Primavera da non si sa quanti anni, mi risulta essere un buon preparatore, un insegnante di calcio importante, diversi talenti sono usciti dalla sua scuola.
Ciò premesso, è facile immaginare come il piccolo Daniele sia cresciuto a pane-e-pallone sin da tenerissima età, ed è facile altrettanto immaginare quanti e quali "insegnamenti" abbia ricevuto, magari pure a suon di scappellotti e parolacce ("... e a casa de ce do pure er resto..."

) , perchè, penso io, con un figlio sei più "libero", ti fai sentire di più, ti "imponi" di più che non con un gruppo di ragazzini (e relativi genitori occhiuti).
Quindi, e difatti gli annali delle giovanili della aroma sono lì a dimostrarlo, il piccolo Daniele ha dimostrato sin da giovanissimo di conoscere più che bene "i segreti" del calcio, del centrocampo sopratutto, dove tutto si crea e tutto si distrugge.
Poi però, fattore non trascurabile, è cresciuto nella squadra dove più di ogni altra al mondo, tutto è estremizzato, tutto è enfatizzato, pompato a dismisura, esaltato all'inverosimile da una stampa locale di cui ho perso pure l'aggettivazione adatta. E allora uno, da ragazzetto, la capoccia gli può pure sbroccare a sentirsi idolatrare, adorare, sul trono del tifo più estremo, appunto.
Daniele, da ragazzetto, no. In qualche modo ha resistito, ha continuato a giocare imperterrito, pur non rifiutando le santificazioni a "Capitan Futuro" che, personalmente se vedessi qualcosa del genere nei confronti di uno della mi squadra, che ne so, Tounkara, o Pollace o Silvagni... mi verrebbe da ridere da solo e forse proverei un po' di ritegno. Ma tant'è, di là così usa. I capitani si nominano in regime ereditario...
Centrocampista tosto, solido. Abbastanza concreto, dotato di una bella castagna (parlo di tiri coi piedi) e pure di buonissima elevazione e colpo di testa. Corre e lotta e spesso non disdegna segnare.
All'apparenza, ripeto, all'apparenza dimostra pure una certa dose di intelligenza (a differenza del suo beota compagno e Capitano, il cui sguardo dimostra la profondità intellettuale di quello di un tacchino), sa mettere tre parole in fila, sa usare (oddio) i congiuntivi. E non gli ho mai sentito dire
sfonnoni inenarrabili, tipo la confermazione o difendo l'omofobia e via cianciando. Evidentemente il Signor Alberto De Rossi a suo figlio oltre che a giocare a pallone l'ha pure obbligato ad andare a scuola.
Ha giocato in nazionale sin da giovane, ai Mondiali del 2006 era titolare, a parte la squalifica per la gomitata (ma va?) all'Americano, ma se non sbaglio era già nei 22 pure in Corea nel 2002.
Quindi, tutto sommato, sembrerebbe un giocatore di ottimo livello. Forse, come giocatore, ripeto, come giocatore, è l'unico alla aroma che in qualche modo invidio.
Poi, però c'è tutto il resto.
C'è l'uomo, c'è il ragazzo che entra in campo (oddio, ragazzo... penso che stia sui 30 o poco meno il buon De Rossi). C'è l'uomo, all'apparenza pacifico, che però mostra una cattiveria, una propensione all'offesa abbastanza oltre le righe. Fuori da ogni norma e da ogni logica. Voglio dire, la stampa plaudente non perde occasione di classificarla come rabbia agonistica, pura, semplice e se vogliamo plausibile, se non ammirabile, rabbia agonistica.
Io, personalmente non credo. Non faccio testo io, che non ho mai alzato le mani in vita mia, non ho fatto mai a botte, se non da ragazzino (e le buscavo sempre), non sarei capace di colpire nessuno, ma forse nemmeno con le parole. Quindi conta poco il mio giudizio.
Però vedere uno che non solo si limita e entrare duro sulle gambe dell'avversario (e questo, ci mancherebbe, è calcio... anche se io nel mio immaginario, adoro infinitamente di più le entrate pulite di Nesta, Baresi, Krol, che non i gamba-o-palla disperati e un po' forzati di Benetti, Piqué o Stiles, ma questi sono gusti), non solo "si fa sentire" col fisico, con la corsa e col contatto, ma addirittura "va oltre". Riesce a colpire volontariamente, coscientemente, l'avversario. Con l'intento di far male.
Ieri sera a Sky ne hanno fatte vedere una sequela da parte di De Rossi: sei, sette "colpi proibiti", dall'Americano ai Mondiali, appunto, fino a Mauri al derby di un paio d'anni fa, passando per la gomitata terribile, in faccia a uno dello Schakhtar Donetz. Incredibile. Incredibile davvero. Gli puoi spaccare i denti, lo puoi rovinare per la vita.
Perché uno, tanta cattiveria, tanta virulenza nei confronti di un collega (alla fine sono tutti giocatori professionisti, domani potrebbero essere compagni di squadra) da dove la tira fuori? Dice, e allora Essien, o Onazi? o Radu, che quando regisce e si incazza fa paura? quelli che vengono dal fondo del mondo, da storie e luoghi di estremo disordine, di povertà, di guerra, che uno potrebbe immaginare che "a stare al mondo" hanno dovuto imparare a loro spese. E che quindi "sanno difendersi" e sanno, all'occorrenza pure menare le mani.
Ma uno cresciuto a Roma. Bene, c'è da presumere. Un allenatore di una Squadra Primavera non sarà straricco ma insomma la famiglia dovrebbe riuscire a camparla dignitosamente no? Dove l'ha imparata tanta oscena cattiveria, questo?
Oppure, ma sarebbe anche peggio a mio giudizio, "gliel'hanno imparata"...