Io contesto il metodo. Lo so che vado controcorrente rispetto a chi vuole e auspica il dialogo fra presidente e tifosi ma, secondo me, le domande sono perfettamente inutili (soprattutto se così ovvie e poco incisive), le risposte scontate e in linea con il personaggio.
Se mi permettete, il dialogo che può esistere fra un presidente di una squadra professionistica e i tifosi si
fonda su due basi:
1) domande della tifoseria
2) risposte con i fatti (campagna acquisti, iniziative concrete di riavvicinamento ecc.)
Manca il secondo punto che viene costantemente sostituito da un inarrestabile fiume di parole che il presidente ci rovescia addosso ogni giorno tanto che non vogliamo sentirlo e vederlo più in ogni task show calcistico.
Occasioni in cui non manca mai la provocazione nei confronti dei tifosi (che ormai sono - non c'è dubbio- prevenuti) o la gaffe che lo rende comico agli occhi degli altri.
Al di là della contestazione dei risultati, che sono la base per il gradimento di ogni presidente, è la sovraesposizione che crea un continuo accrescersi del malumore.
D'altronde trovatemi un presidente di serie A che parli quanto lotito. Io non ne vedo!
Le parole potranno essere sempre usate contro di lui, soprattutto se i fatti non confermeranno le promesse e le statuizioni di principio elargite nelle mille interviste post partita (vinta).
Con questo non voglio dire che tollererei tutto, ma le ultime campagne acquisti le avrei digerite meglio se non fossero state precedute da proclami di conquista del mondo.
con questo non voglio dire che mi accontenterei comunque ma la disamina analitica del bilancio e della gestione commerciale della società me le risparmierei se non avessimo sentito milioni di volte che la volontà del presidente è quella di moralizzare, non cedere a ricatti, portare alti valori sconosciuti in un mondo di squali e farabutti.
In altre parole, i tifosi possono e devono fare domande; le risposte scriviamole su un foglietto, lasciamolo nel taschino e compriamo due centrali di difesa!