Citazione di: Warp il 21 Mar 2014, 16:36
si sono in parte d'accordo con te anche se il buon neil di cag.atone ne ha fatte a iosa pure lui (ma su una carriera molto più lunga)
La differenza che mette in pari la bilancia secondo me è il fatto che Springsteen nella "quadrilogia d'oro" Darkness-The River-Nebraska-Born in the USA ha riscritto un immaginario collettvo generazionale, ha incarnato il classicismo americano, la letteratura.
Quegli album possono stare accanto ad un libro di Faulkner e McCarthy e tra uno di De Lillo e Roth.
Ascoltare Nebraska è un calvario lynchiano dentro le paranoie e gli incubi americani.
La poetica del Lost Hero raccontata in quegli album non ha eguali nella musica americana. Neil ad un certo punto è andato per le sue tangenti non sempre messe a fuoco.
Poi sono d'accordo che Neil non è catalogabile negli anni 60 (non a caso ho citato on the beach)
In un feroce gioco della torre voto Bruce
Quoto. Aggiungerei "Born To Run" e così diventa pentalogia. Poi però c'è da dire una cosa su altri album ma ci arriverò.
Non conosco Neil Young così bene come conosco Bruce, ma oltre a quello che dice Warp aggiungerei che Springsteen ha avuto, anzi ha, il merito e il demerito di aver trasfigurato in chiave rock e reso nazional popolari i suoi tormenti, unendo le due anime fondanti e dicotomiche della letteratura americana: il pragmatismo e l'idealismo, giocando sui topoi classici: la strada, la fuga, la libertà, la notte etc.
Questo suo immenso racconto non si accontenta di cantarlo e suonarlo da studio ma lo rinnova ogni volta che sale su un palco, creando una liturgia basata sulla generosità e sul senso di colpa del ricco che sente il dovere di donarsi al meno ricco con l'unica cosa che sa fare.
Questa reinvenzione (che spesso nei musicisti segue la direzione della sperimentazione in studio) prevede anche la ricerca di punti di contatto con le canzoni provenienti da altre dimensioni inaspettate.
Un esempio: Nel recente tour australiano, a Brisbane, Bruce apre il concerto con "staying alive" dei Bee Gees.
Oltre all'omaggio, diciamo denotativo, a una band australiana, questo tributo a una canzone simbolo della disco music ha due ragioni connotative.
La prima è che la disco music segnò alla fine degli anni '70 la riconquista del corpo e della strada, svincolandosi dalle pippe mentali (che a me piacciono comunque) cantautoriali e andava a colmare un desiderio di rivalsa sul territorio che forse il rock o le sue derivazioni non sempre in quel momento coglievano.
La seconda è che, se leggete il testo di Staying Alive e i personaggi che vi sono raccontati, beh, sono parenti, amici di quartiere e di emarginazione che Bruce già raccontava nei due dischi precedenti alla pentalogia, ossia il disco d'esordio Greeting from asbury Park e soprattutto nel sontuoso (imho) "The Wild, the innocent & the E street Shuffle" (che i fortunati di Brisbane hanno potuto godere nella sua interezza e nell'ordine dell'album) che mette sul piatto, anzi in strada, una serie di reietti e reiette in testi che sono delle sceneggiature noir con prostitute, gangster sfigati, e descrivono uno scenario con una suggestione (sia testi che musica) che forse Bruce non ha più ripetuto con lo stesso romanticismo. In Darkness c'è solo crudezza e crudeltà ad esempio e così in Nebraska.
Ecco, magari poi proseguiremo il discorso. (Ma mi piacerebbe sapere l'opinione di Warp sul disco "the Wild etc"), però Bruce pur non nascondendo i suddetti tormenti non ha mai rinunciato a rivendicare anche il suo orgoglio pop. In The River trovi sia la title track che una canzone cazzeggiona come Sherry Darling, ma di esempio ne potrei fare a decine.
E ha trasportato tutto questo nella promiscuità con cui affronta la dimensione live. Insomma, per dirla in sintesi: lui ci crede ancora, pur con mille difetti e passaggi a vuoto. Magari dei dischi recenti anomali ne parliamo un'altra volta, ma Wrecking Ball per me è un album anzi un concept album eccezionale!
Stay Hard Stay Hungry Stay Alive!