Scusate la lunghezza. Sono più prolisso di Fat Danny e cosmo messi insieme...
Come KG rifuggo dalle generalizzazioni. Il suo osservatorio "privilegiato" nota di come anche all'interno della curva non ci sia unità d'intenti. E' positivo, ci mancherebbe, tutto sta a verificare quale può essere l'unità d'intenti, e in base a quale minimo comun denominatore dovrebbe/potrebbe unirsi tutto lo stadio.
Per me che sono stupido, che sono un tifoso 1.0, fors'anco un tifoso da tastiera il minimo comun denominatore dovrebbe essere abbastanza chiaro. Così chiaro che mi rendo conto che non lo è per niente.
Partiamo dal presupposto che l'obiettivo di tutti sia il bene della Lazio. Sennò de che stamo a parlà. Della Lazio, non dei tifosi o di una parte dei tifosi della Lazio. Da questo presupposto deriva che pochi/molti/moltissimi tifosi della Lazio siano insoddisfatti delle modalità (o di una parte di modalità) di gestione della Lazio, e che ciò provochi ripercussioni negative, sotto forma di risultati scadenti della squadra. Quindi una parte della tifoseria decide di organizzarsi e contestare queste modalità di gestione.
Questa parte della tifoseria è variegata. Estrapolando i "tipi" qui su questo forum si va dai porgascogne ai cosmo, agli AL (che je vojo bene e ce lo metto sempre), ad insospettabili iDresda o svennis che non mi sembra proprio abbiano mai mostrato simpatie specifiche nei confronti degli ultras. Spostandoci allo stadio, i distinti sono un laboratorio d'analisi. Ce ne sono di tutti i tipi. Ieri c'era un ragazzo davanti a me che urlava i gemelli e le prime porte. Ci ho parlato, gli ho chiesto perché fischiava Postiga all'annuncio della formazione e lui mi ha detto è una pippa. Ma ne abbiamo viste tante di pippe che al confronto Postiga è Pelè. Anche senza averlo mai visto giocare. Gli faccio comunque quello è un nazionale portoghese. Eh, hai detto portoghese, mica mi hai detto argentino o brasiliano. Si ma anche Ronaldo, per dirne una, è portoghese. Vabbé, allora lo fischio perché è rotto. Che cosa brutta... abbiamo discusso un attimo pacatamente e abbiamo comunque concordato che la gestione di Postiga da parte della società è stata pessima (compri un giocatore, che ha problemi fisici, e che comunque non avrebbe potuto giocare in EL perché lo aveva fatto col Valencia. Una vera idiozia). Però, gli faccio, per questo auguri il gemelli? Eh, no, ce ne sono tante. Ma davvero pensi che questo valga più del fatto che si decida di non tifare? No, mi dice, ma ormai lo fanno tutti.
E' un gioco, un gioco nel gioco. Andando allo stadio molti (non io), come storicamente avviene ovunque ci sia un assembramento (si legga l'ottima Psicologia delle folle di LeBon), si accodano. Più che per convinzione personale, per voglia di condividere, di essere parte di un qualcosa. Non è sempre facile ergersi da solo con una bandiera su una barricata contro un nemico preponderante, specie se pensi, anche a ragione, che chi stai difendendo non è che sia la fata turchina. Poi ci sono quelli convinti che te ne devi annà, altri che vorrebbero trovare modalità diverse e "costruttive". Ma in modo disorganizzato ed individuale, come siamo disorganizzati ed individuali qua. E la costruttività, od ogni tipo di ragionamento un po' più articolato è destinato a perdere. Sempre LeBon sosteneva che il livello delle argomentazioni in una folla di norma si avvicina a quelle più elementari e violente. Lo stadio non fa eccezione.
Il clima allo stadio è orrendo. Se si analizza il calo degli spettatori e lo si attribuisce alle nefandezze del presidente, cercando di incassare un credito derivante dallo sciopero della curva a Lazio-Atalanta, si compie un esercizio retorico inaccettabile e anche un po' in malafede. Il calo deriva - se avessimo voglia di analizzarlo obiettivamente - da una miriade di fattori, alcuni specifici altri generali. L'ottimo fish_mark potrebbe fare un'analisi comparata degli spettatori di tutte le squadre, e il trend è sicuramente negativo. Vedo la serie B, ma anche stadi di serie A, e sono tutti vuoti e tristi. Forse a Torino, ma la Juve ha dovuto ridurre di molto la capienza per riempire il suo stadio.
Non è per Lotito che la gente non va più allo stadio. Forse in parte, forse per alcuni. Per altri, che sono le categorie di tifosi più fragili e meno protetti, il clima conta. Eccome. Parlo di quelli che ci vanno con le famiglie, con i figli, che non passano la settimana come noi sui forum, sulle radio, su facebook. Maggioranza? Minoranza? Non sono un sociologo, ma sono tanti e non sono tutelati. Questi tifosi, che vorrebbero solo fruire di un paio d'ore di gioia, pure se scagli, sono di fatto allontanati dallo stadio. L'aria è tossica, irrespirabile. Sono un side effect dopotutto trascurabile, per gli organizzatori delle proteste dure e pure. Non sono solo le proteste, altri stadi senza contestazioni si svuotano, ma l'atmosfera è sicuramente una componente dell'affezione o della disaffezione.
Quanta gente andrebbe più volentieri con uno stadio pieno e ribollente d'entusiasmo, quanti accetterebbero di essere anche partecipi di una contestazione insieme ad una curva che ti dice: vedi? Questo è quello che noi facciamo. Noi siamo i laziali, noi siamo quelli che sosteniamo, noi siamo accanto alla squadra ma non ci piace come viene gestita. Tutto il fronte moderato sarebbe incoraggiato a far parte anche di un momento di contestazione forte, ove necessario.
Oggi la zona grigia è stata bombardata. In una logica d'antàn, o sei con noi o sei contro di noi. Vieni a Lazio-Sassuolo anche se non contesti, ma vuoi vedere la partita? Sei uno dei 45.000. Non vai a Lazio-Atalanta perché magari ti si sposa la figlia? E' un successo della contestazione. Dov'è più l'humus della discussione? E' una battaglia di numeri, opinabile quanto si vuole, per aggregare intono da sé il consenso. Per arrivare alla soluzione finale. Te ne devi annà. Se poi ci vanno di mezzo i filistei, è anche quello un side effect.
A me sembra che l'avvelenamento del clima allo stadio sia voluto, non sia una conseguenza ma una strategia. Così come lo è quella di far disamorare, a qualsiasi titolo, gli incerti, quelli che comunque non si vogliono far intruppare ma che se il clima è quello poi preferiscono passare il pomeriggio altrove.
Poi ci sono quelli che alla fine ci andranno comunque allo stadio, quelli che pure se la curva si svuota alla fine spostano lo sguardo sul rettangolo verde. Non è facile per questi tifosi creare l'entusiasmo, urlare la propria gioia nel deserto. Non sono, non siamo abituati. In decenni di delega della passione urlata agli ultras, ci si è disabituati. Ma non si sottovaluti l'uomo qualunque. Non sarà oggi, non sarà domani, magari ci vorrà tempo perché antropologicamente il tifoso qualunque ritiri la delega e ricominci ad urlare la propria passione. Avrà bisogno di input da parte della società, che questi input si ostina in maniera altrettanto miope e stupida a non dare, ma è solo una questione di tempo. Avverrà. A mio parere il cambiamento è già in atto. Confuso, disorganizzato, ma è in atto. E - sempre secondo me - la radicalizzazione della contestazione, qualunque sia l'oggetto, è un colpo di coda, un disperato tentativo da parte degli ultras di avocare a sé un ruolo di protagonisti che avvertono di non ricoprire più. Costi quel che costi, anche se ci va di mezzo la Lazio. Si potrà sempre dire che è stato fatto per troppo Amore.
Secondo me.